MILANO - "Tanto rumore per nulla", "continua l'attesa di Godot". Gli analisti ricorrono al teatro per descrivere una delle più attese riunioni della Fed, il cui esito è stato un nulla di fatto: la Banca centrale americana ha deciso di non alzare i tassi d'interesse, lasciandoli al livello minimo dello 0-0,25% che hanno raggiunto ormai nel lontano dicembre 2008. Il presidente Janet Yellen ha fatto però intendere che entro la fine dell'anno ci sarà la fatidica stretta alla politica monetaria, anche se i toni sono stati concilianti sul ritmo dei successivi incrementi del costo del denaro. Come annota S&P, la motivazione principale del rinvio è legata ai problemi globali di rallentamento economico e agli sviluppi finanziari che "possono frenare l'attività economica e aggiungere pressioni al ribasso sulla dinamica dell'inflazione a breve termine". Secondo Christopher Probyn di State Street Global Advisors, la Fed si trova ora nella stessa situazione di molti investitori: sono in attesa di determinare la reale gravità del rallentamento economico della Cina, e se avrà ha il potenziale per spingere l'economia globale verso la recessione nel 2016.
Lisa Hornby di Schroders nota con ironia come "il numero di ore spese ad analizzare la decisione sui tassi del Fomc (Federal Open Market Committee, il braccio di politica monetaria, ndr) della Federal Reserve di ieri deve aver stabilito un qualche nuovo record".
Quanto ai dettagli delle aspettative sui tassi, ancora Hornby rileva come "l'attesa sul tasso mediano per il periodo tra la fine del 2015 e il 2017 si è ridotta di circa un rialzo l'anno; la più grande sorpresa è che un membro del Fomc si attende che la Fed tagli i tassi sotto lo zero e li lasci a tale livello fino al termine del 2016": dalle tabelle comunicate da Washington si vede infatti la presenza di un funzionario che fissa il tasso a -0,125%. "La mediana, invece, delle proiezioni dei componenti del Board si attesta a 0,375% a fine 2015 (ovvero un unico misero incremento dei tassi nei prossimi mesi). Per il 2016 la mediana del livello atteso dei tassi si attesta a 1,625%. Dalle proiezioni di giugno i membri del Fomc sono diventati ancora più timorosi di cambiare presto le strategie monetarie", ricorda Filippo Diodovich di IG Markets. La maggior parte dei partecipanti al Fomc, comunque, continua ad aspettarsi un rialzo dei tassi quest'anno: 13, poi 3 il prossimo e 1 nel 2017.
Sull'economia reale, da Barclays notano come sia stata significativa la sforbiciata alle stime della crescita di lungo termine, all'1,8-2,2% contro il +2-2,3% stimato in giugno. "La Fed è in gran parte soddisfatta dell’evoluzione dell’economia interna, che descrive in miglioramento simile al precedente commento di luglio: espansione economica moderata, consumi e investimenti in aumento nonostante il canale estero debole, immobiliare e mercato del lavoro migliorati, inflazione ancora sotto l’obiettivo, ma stavolta evidenziata con le aspettative di mercato in movimento da basse a ulteriormente in riduzione e destinata a rimanere bassa nel breve termine anche se nel medio tornerà a crescere verso il 2%", nota Marco Vailati dalla Cassa Lombarda. Ma la debolezza internazionale spinge i banchieri ad attendere segnali più convinti, soprattutto dalla dinamica dei salari e dall'inflazione, per muovere: "L'abbassamento da 3,75% a 3,50% del tasso di lungo periodo nelle previsioni dei membri del Fomc denota la stima di un potenziale di crescita economica diminuito", sottolinea Vailati.
Focus. Chi vince e chi perde con il rialzo
La reazione dei mercati al nulla di fatto della Fed è stata tutto sommato composta: "Borse inizialmente in salita, seguendo il concetto di ricerca di rendimenti, che sul lato reddito fisso sono ancora latitanti (visti i livelli dei tassi legati alle maggiori economie) e che quindi potrebbero derivare dai listini, con il dollaro venduto a livello globale e la continuazione di prese di profitto dopo i rally che hanno accompagnato il biglietto verde durante gli ultimi mesi", notano da Fxcm. Correzione, invece, nella giornata odierna con i rinnovati timori sulla situazione economica globale. Yellen in conferenza stampa ha cercato di far capire che il rialzo potrebbe arrivare anche a ottobre, anche se è un board di 'tono minore' visto che non prevede conferenza stampa, ma "si può sempre convocare", ha detto il presidente. Questo per cercare di non spostare tutte le aspettative su dicembre, con l'effetto magari di far gonfiare ancora le Borse per due mesi. "Tuttavia, anche con le proiezioni riviste della Fed, il mercato sta ancora scontando un outlook per i tassi di interesse molto più positivo rispetto a quello atteso dall'Istituto centrale americano e da noi", chiosa Hornby. Luke Bartholomew di Aberdeen parla di "un'attesa di Godot che va avanti", ma riconosce come "non dobbiamo esagerare oltremodo sulla differenza macroeconomica tra rialzare i tassi a settembre o a dicembre, come, a questo punto, sembra probabile".
Lisa Hornby di Schroders nota con ironia come "il numero di ore spese ad analizzare la decisione sui tassi del Fomc (Federal Open Market Committee, il braccio di politica monetaria, ndr) della Federal Reserve di ieri deve aver stabilito un qualche nuovo record".
Quanto ai dettagli delle aspettative sui tassi, ancora Hornby rileva come "l'attesa sul tasso mediano per il periodo tra la fine del 2015 e il 2017 si è ridotta di circa un rialzo l'anno; la più grande sorpresa è che un membro del Fomc si attende che la Fed tagli i tassi sotto lo zero e li lasci a tale livello fino al termine del 2016": dalle tabelle comunicate da Washington si vede infatti la presenza di un funzionario che fissa il tasso a -0,125%. "La mediana, invece, delle proiezioni dei componenti del Board si attesta a 0,375% a fine 2015 (ovvero un unico misero incremento dei tassi nei prossimi mesi). Per il 2016 la mediana del livello atteso dei tassi si attesta a 1,625%. Dalle proiezioni di giugno i membri del Fomc sono diventati ancora più timorosi di cambiare presto le strategie monetarie", ricorda Filippo Diodovich di IG Markets. La maggior parte dei partecipanti al Fomc, comunque, continua ad aspettarsi un rialzo dei tassi quest'anno: 13, poi 3 il prossimo e 1 nel 2017.
Sull'economia reale, da Barclays notano come sia stata significativa la sforbiciata alle stime della crescita di lungo termine, all'1,8-2,2% contro il +2-2,3% stimato in giugno. "La Fed è in gran parte soddisfatta dell’evoluzione dell’economia interna, che descrive in miglioramento simile al precedente commento di luglio: espansione economica moderata, consumi e investimenti in aumento nonostante il canale estero debole, immobiliare e mercato del lavoro migliorati, inflazione ancora sotto l’obiettivo, ma stavolta evidenziata con le aspettative di mercato in movimento da basse a ulteriormente in riduzione e destinata a rimanere bassa nel breve termine anche se nel medio tornerà a crescere verso il 2%", nota Marco Vailati dalla Cassa Lombarda. Ma la debolezza internazionale spinge i banchieri ad attendere segnali più convinti, soprattutto dalla dinamica dei salari e dall'inflazione, per muovere: "L'abbassamento da 3,75% a 3,50% del tasso di lungo periodo nelle previsioni dei membri del Fomc denota la stima di un potenziale di crescita economica diminuito", sottolinea Vailati.
Focus. Chi vince e chi perde con il rialzo
La reazione dei mercati al nulla di fatto della Fed è stata tutto sommato composta: "Borse inizialmente in salita, seguendo il concetto di ricerca di rendimenti, che sul lato reddito fisso sono ancora latitanti (visti i livelli dei tassi legati alle maggiori economie) e che quindi potrebbero derivare dai listini, con il dollaro venduto a livello globale e la continuazione di prese di profitto dopo i rally che hanno accompagnato il biglietto verde durante gli ultimi mesi", notano da Fxcm. Correzione, invece, nella giornata odierna con i rinnovati timori sulla situazione economica globale. Yellen in conferenza stampa ha cercato di far capire che il rialzo potrebbe arrivare anche a ottobre, anche se è un board di 'tono minore' visto che non prevede conferenza stampa, ma "si può sempre convocare", ha detto il presidente. Questo per cercare di non spostare tutte le aspettative su dicembre, con l'effetto magari di far gonfiare ancora le Borse per due mesi. "Tuttavia, anche con le proiezioni riviste della Fed, il mercato sta ancora scontando un outlook per i tassi di interesse molto più positivo rispetto a quello atteso dall'Istituto centrale americano e da noi", chiosa Hornby. Luke Bartholomew di Aberdeen parla di "un'attesa di Godot che va avanti", ma riconosce come "non dobbiamo esagerare oltremodo sulla differenza macroeconomica tra rialzare i tassi a settembre o a dicembre, come, a questo punto, sembra probabile".