MILANO - Rimbalzo per i listini europei, che schizzano in recupero dopo una prima parte di settimana all'insegna della debolezza. E' l'ultimo atto di un quadrimestre che viene consegnato agli archivi come uno dei peggiori degli ultimi anni: secondo il calcolo di Bloomberg prima l'incertezza sulla Grecia, poi la crisi cinese e quindi la volatilità legata al rialzo dei tassi Usa hanno eroso dai listini globali 11mila miliardi di dollari di valore. A queste voci di tensione si sono aggiunti recentemente il tracollo delle materie prime e delle aziende del comparto, le vendite sul settore biotecnologico negli Usa e il rallentamento dei mercati emergenti. Per l'indice Msci Asia Pacific, paniere rappresentativo della porzione orientale di mondo azionario, settembre ha rappresentato il quinto mese consecutivo di ribassi, peggior striscia nera dalla crisi finanziaria del 2008.
Come detto, però, oggi le Borse europee hanno trattato in buon recupero, così come Wall Street. Milano ha chiuso in rialzo del 2,74%, a un passo da 21.300 punti. Francoforte ha segnato +2,22%, Londra +2,58% e Parigi +2,57%. Rimbalzo convinto per Volkswagen che ha trascinato anche Fca a Piazza Affari, nonostante il caos ancora aperto sullo scandalo emissioni e nuovi rilievi - per Fca - sulle comunicazioni di incidenti e morti negli Usa: i titoli hanno beneficiato degli sconti fiscali in arrivo in Cina. Bene anche Glencore, colpita dalle vendite nei giorni scorsi. Andamento in rialzo per le Borse Usa, con il Dow Jones che sale dell'1,42%, il Nasdaq che avanza del 2,28% e lo S&P 500 che mette a segno un progresso dell'1,9%. Ovunque si guardi, comunque, il bilancio trimestrale è "nero": dal primo giugno l'S&P500 ha perso oltre otto punti percentuali, il Dax l'11%, mentre a Milano il Ftse Mib ha ceduto il 7% circa.
In mattinata, la Borsa di Toko ha recuperato parte dello scivolone della vigilia: il Nikkei è salito 2,7% a 17.388,15 punti sui massimi di giornata. Positive anche le altre Piazze dell'Est, con Shanghai che ha aggiunto lo 0,6% e Hong Kong in recupero dell'1,6%. "Ci aspettiamo alta volatilità, con le autorità dei Paesi asiatici che faticano a far fronte al rallentamento della crescita nella regione; e ancora settimane e mesi di dibattiti sulle prospettive della politica monetaria Fed", commenta all'agenzia Usa Sean Callow, esperto delle valute a Sydney. Per lui, la tendenza dei prossimi mesi sarà inevitabilmente di un rafforzamento del dollaro verso i competitor.
Dal fronte macroeconomico si registra in calo dello 0,5% della produzione industriale in Giappone ad agosto rispetto a luglio (-0,8%). In Europa, l'indice che misura il prezzo delle case nel Regno Unito a settembre è salito dello 0,5% su base mensile (+0,4% ad agosto) mentre su base annuale la crescita è stata del 3,8% rispetto al +3,2% di agosto. Delusione dalle vendite al dettaglio tedesche: sono scese dello 0,4% ad agosto, contro attese per un +0,2%. In Francia la spesa al consumo di agosto ha registrato una crescita dell'1,6% su base annua e una variazione nulla su base mensile, grossomodo in linea con le attese. Sul fronte del lavoro, la disoccupazione è scesa in Italia all'11,9% ad agosto e rimasta stabile ai minimi in Germania, a settembre. Il crollo dei prodotti energetici è alla base del ritorno in negativo dell'inflazione nell'Eurozona: una situazione che potrebbe portare la Bce ad ampliare il Quantitative easing. Importante la dinamica Usa dei posti di lavoro nel settore privato: per il sondaggio Adp sono saliti di 200mila unità a settembre, oltre le attese. Dati che caricano ancor più di aspettativa la pubblicazione del rapporto sul lavoro negli States di venerdì (l'agenda), anticipato dall'intervento di questa sera di Janet Yellen. Su tutto, domina il rischio di volatilià messo nuovamente in evidenza dal direttore del Fmi, Christine Lagarde, che ha definito "deludente e incerta" la crescita mondiale.
L'euro chiude sotto quota 1,12 dollari, dopo i dati del rapporto Adp e la debole inflazione europea: la moneta europea passa di mano a 1,1166 dollari, il cambio con lo yen è a 133,6. Andamento stabile per lo spread fra Btp e Bund: 113 con un rendimento del titolo decennale italiano all'1,71%. Tra le materie prime, origine della debolezza di molti titoli di grandi aziende minerarie, quotazioni ancora volatili per il petrolio: a New York le quotazioni oscillano intorno alla soglia di 45,2 dollari al barile alla chiusura dei mercati Ue. In un primo momento, i prezzi avevano risentito dei dati sulle scorte Usa: nella settimana conclusa il 25 settembre, sono cresciute di 3,955 milioni di unità a 457,924 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 300.000 barili, dopo il ribasso di 1,93 milioni di unità precedente.
Come detto, però, oggi le Borse europee hanno trattato in buon recupero, così come Wall Street. Milano ha chiuso in rialzo del 2,74%, a un passo da 21.300 punti. Francoforte ha segnato +2,22%, Londra +2,58% e Parigi +2,57%. Rimbalzo convinto per Volkswagen che ha trascinato anche Fca a Piazza Affari, nonostante il caos ancora aperto sullo scandalo emissioni e nuovi rilievi - per Fca - sulle comunicazioni di incidenti e morti negli Usa: i titoli hanno beneficiato degli sconti fiscali in arrivo in Cina. Bene anche Glencore, colpita dalle vendite nei giorni scorsi. Andamento in rialzo per le Borse Usa, con il Dow Jones che sale dell'1,42%, il Nasdaq che avanza del 2,28% e lo S&P 500 che mette a segno un progresso dell'1,9%. Ovunque si guardi, comunque, il bilancio trimestrale è "nero": dal primo giugno l'S&P500 ha perso oltre otto punti percentuali, il Dax l'11%, mentre a Milano il Ftse Mib ha ceduto il 7% circa.
In mattinata, la Borsa di Toko ha recuperato parte dello scivolone della vigilia: il Nikkei è salito 2,7% a 17.388,15 punti sui massimi di giornata. Positive anche le altre Piazze dell'Est, con Shanghai che ha aggiunto lo 0,6% e Hong Kong in recupero dell'1,6%. "Ci aspettiamo alta volatilità, con le autorità dei Paesi asiatici che faticano a far fronte al rallentamento della crescita nella regione; e ancora settimane e mesi di dibattiti sulle prospettive della politica monetaria Fed", commenta all'agenzia Usa Sean Callow, esperto delle valute a Sydney. Per lui, la tendenza dei prossimi mesi sarà inevitabilmente di un rafforzamento del dollaro verso i competitor.
Dal fronte macroeconomico si registra in calo dello 0,5% della produzione industriale in Giappone ad agosto rispetto a luglio (-0,8%). In Europa, l'indice che misura il prezzo delle case nel Regno Unito a settembre è salito dello 0,5% su base mensile (+0,4% ad agosto) mentre su base annuale la crescita è stata del 3,8% rispetto al +3,2% di agosto. Delusione dalle vendite al dettaglio tedesche: sono scese dello 0,4% ad agosto, contro attese per un +0,2%. In Francia la spesa al consumo di agosto ha registrato una crescita dell'1,6% su base annua e una variazione nulla su base mensile, grossomodo in linea con le attese. Sul fronte del lavoro, la disoccupazione è scesa in Italia all'11,9% ad agosto e rimasta stabile ai minimi in Germania, a settembre. Il crollo dei prodotti energetici è alla base del ritorno in negativo dell'inflazione nell'Eurozona: una situazione che potrebbe portare la Bce ad ampliare il Quantitative easing. Importante la dinamica Usa dei posti di lavoro nel settore privato: per il sondaggio Adp sono saliti di 200mila unità a settembre, oltre le attese. Dati che caricano ancor più di aspettativa la pubblicazione del rapporto sul lavoro negli States di venerdì (l'agenda), anticipato dall'intervento di questa sera di Janet Yellen. Su tutto, domina il rischio di volatilià messo nuovamente in evidenza dal direttore del Fmi, Christine Lagarde, che ha definito "deludente e incerta" la crescita mondiale.
L'euro chiude sotto quota 1,12 dollari, dopo i dati del rapporto Adp e la debole inflazione europea: la moneta europea passa di mano a 1,1166 dollari, il cambio con lo yen è a 133,6. Andamento stabile per lo spread fra Btp e Bund: 113 con un rendimento del titolo decennale italiano all'1,71%. Tra le materie prime, origine della debolezza di molti titoli di grandi aziende minerarie, quotazioni ancora volatili per il petrolio: a New York le quotazioni oscillano intorno alla soglia di 45,2 dollari al barile alla chiusura dei mercati Ue. In un primo momento, i prezzi avevano risentito dei dati sulle scorte Usa: nella settimana conclusa il 25 settembre, sono cresciute di 3,955 milioni di unità a 457,924 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 300.000 barili, dopo il ribasso di 1,93 milioni di unità precedente.