Economia

La Fed avvicina la stretta, il Pil Usa sale dell'1,5%. Nuovi minimi dei rendimenti Btp

La Banca centrale Usa non si è mossa, come da attese, ma ha usato toni più da 'falco' che per i mercati rappresentano una possibile svolta nella riunione di dicembre. Nel terzo trimestre l'economia Usa è cresciuta come previsto. Le Piazze europee avanzano contrastate tra dati macro e trimestrali. Asta Btp, il cinque anni allo 0,53%, il dieci anni sotto l'1,5%

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MILANO - La Federal Reserve è tornata ad avvicinare il rialzo dei tassi d'interesse, pur non toccandoli per il momento, scommettendo su una ripresa del mercato del lavoro che permetta di mettere fine alla più lunga striscia di costo del denaro a zero mai vista: è dal 2008 che i tassi sono così bassi e un loro rialzo manca addirittura dal 2006. Il comunicato di Washington non ha più fatto riferimento ai rischi globali, legati al rallentamento dei mercati emergenti, e le probabilità di un'azione nella riunione di metà dicembre sono schizzate dal 32 al 48%, stando ai future sui Fed Funds che misurano le chances di variazione della politica monetaria.

Gli analisti tornano quindi a guardare all'economia americana e registrano la crescita dell'1,5% del Pil - le attese erano per un +1,6% - nel terzo trimestre, mentre le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono cresciute di mille unità a quota 260mila. Nel secondo trimestre, gli Usa erano cresciuti del 3,9%: secondo gli analisti il rallentamento dell'economia a stelle e strisce è dovuto alla forza del dollaro, che pesa sulle esportazioni, e al fatto che le aziende hanno aumentato le scorte ad un ritmo più lento. I consumi invece hanno tenuto, registrando nel trimestre una crescita del 3,2% contro previsioni di un +3,3%. Proprio i consumi, spiegano gli economisti, dovrebbero sostenere la crescita americana nei prossimi mesi. Wall Street tratta debole: quando in Europa si avvicina la chiusura dei mercati, il Dow Jones cede lo 0,2% come il Nasdaq, mentre l'S&P perde lo 0,1%.

E così, mentre la Banca centrale Usa si appresta - seppur con tutte le cautele del caso - ad avviare un ciclo di politica monetaria in restringimento, dalla Bce gli operatori si attendono un ampliamento del Quantitative easing, sempre nel board di fine anno. Una divergenza che dovrebbe far rafforzare il dollaro, anche se l'euro a fine giornata si porta in lieve rialzo a 1,0966 dollari e 132,82 yen.

I listini asiatici hanno alleggerito i guadagni fin qui realizzati, in uno dei migliori mesi da anni a questa parte, mentre i listini europei trattano contrastati. Milano chiude in rosso dell'1,07%, Londra lo 0,65%, Francoforte lo 0,29% e Parigi lo 0,1%. A Piazza Affari il comparto petrolifero resta sotto i riflettori: dopo le manovre per disimpegnarsi da Saipem, Eni registra una trimestrale con un rosso da 950 milioni di euro. Perdita a sorpresa anche per Cnh Industrial, che paga l'attività in Venezuela. In rosso Stm dopo il taglio della produzione, mentre vola Telecom con lo shopping francese del magnate Niel. Deboli le trimestrali per le banche del calibro di Deutsche Bank e Barclays, in ripresa Air France.

Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi tratta stabile sotto quota 100 punti, a 95. Il rendimento dei titoli di Stato italiani è all'1,48%. Per la prima volta nella sua storia, il Tesoro ha emesso in settimana titoli a rendimenti negativi: prima i Ctz, poi i Bot semestrali. Come accade già da tempo in Germania, in sostanza, gli investitori sono disposti a pagare per sottoscrivere il debito italiano, scommettendo magari su un apprezzamento in conto capitale del valore dei titoli o scegliendo comunque titoli sicuri per la loro liquidità. Sulla dinamica incide in modo decisivo l'azione della Bce, che ha portato in negativo i tassi sui depositi (le banche che parcheggiano la loro liquidità all'Eurotower pagano lo 0,2% e quindi preferiscono investire in titoli di Stato) e annunciato che questa situazione potrebbe esser ancora più radicalizzata. Il momento positivo si conferma con l'asta odierna di Btp: il rendimento lordo sui 4 miliardi di titoli a cinque anni è sceso di 17 punti base allo 0,53%, quello sui 2,18 miliardi di decennali di 34 punti base all'1,48% e quello sugli 1,49 miliardi di Ccteu a sette anni allo 0,59%.

Ricca l'agenda macroeconomica di giornata, a cominciare dalla disoccupazione in Germania che a ottobre è rimasta al 6,4%, in linea con le attese, mentre il tasso grezzo è sceso al 6% dal 6,2% di settembre. L'inflazione preliminare, invece, è ferma a ottobre e sale dello 0,3% su anno. Il dato è leggermente migliore delle attese che stimavano un calo dello 0,1% su mese e un aumento dello 0,2% tendenziale. Nell'Eurozona, intanto, si è stabilizzato in ottobre il "sentimento economico": l'indice, calcolato mensilmente dalla Commissione europea considerando i diversi dati sulla fiducia, è in lieve rialzo nell'Eurozona e in lieve calo in Ue, rispettivamente a quota 105,9 e 107,5. Di nuovo negli Usa, oltre al Pil e alle richieste di sussidi per la disoccupazione si segnala il -2,3% dei compromessi di case esistenti, contro attese per un +1%.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha registrato un cauto +0,2% con l'indice Nikkei a 18.935,71 punti, in una seduta che ha oscillato tra segno più e meno. Dopo la decisione della Fed di mantenere ancora invariati i tassi di interesse, il mercato asiatico guarda ora alla decisione della Banca centrale giapponese attesa per domani. Lo yen si è rafforzato in area 132 contro l'euro, dopo che la produzione industriale nipponica è inaspettatamente salita a settembre dopo tre mesi di cali: l'aumento è stato dell'1% su mese, mentre le previsioni indicavano un -0,5%. Nel periodo luglio-settembre, la produzione è scesa dell'1,3% congiunturale.

Dopo il rally della vigilia, trainato dal calo delle scorte Usa, il petrolio tratta in calo sul mercato after hour di New York: i contratti sul greggio Wti con scadenza  a dicembre perdono 28 centesimi a 45,66 dollari al barile. Il Brent scende a 48,6 dollari. Oro in rialzo in Asia dopo la decisione della Fed di mantenere ancora inalterati i tessi di interesse: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,5% a 1.160 dollari l'oncia.