MILANO - La seconda economia mondiale continua ad esser fonte di apprensione per gli investitori: i dati sulla produzione manifatturiera della Cina hanno mostrato un rallentamento anche a ottobre, orientando così al ribasso la ripresa dei mercati. Le Borse europee sono però migliorate nel corso della giornata: il manifatturiero dell'Eurozona conferma i segnali di ripresa e l'Italia gioca un ruolo da protagonista in questa dinamica. In risalita il listino azionario turco e la lira: l'affermazione di Recep Tayyip Erdogan alle elezioni restituisce quella stabilità al Paese che risulta quasi sempre l'esito più apprezzato dai mercati a seguito di una consultazione elettorale, ancor più dell'orientamento generale ed economico del partito vincitore.
I mercati europei chiudono poco sopra la pari dopo i dati sull'indice Pmi manifatturiero delle principali economie dell'Eurozona: la rilevazione, costruita sul sondaggio dei direttori agli acquisti delle imprese, anticipa l'andamento economico (l'agenda dei mercati). In Italia, le aziende manifatturiere hanno registrato un buon inizio del quarto trimestre con produzione e nuovi ordini in crescita a tassi robusti e accelerati. Il Pmi si è attestato a 54,1 a ottobre, il valore più alto in tre mesi e in salita dal 52,7 di settembre. L'indice, ricorda la nota, è ormai da nove mesi al di sopra del livello di 50 punti, che separa espansione e contrazione economica. La Penisola ha fatto da traino al resto d'Europa: resta infatti in terreno positivo l'indice francese (50,6 punti), ma è invariato sul mese precedente. Segnali di rallentamento dalla Germania, con un leggero calo da 52,3 a 52,1 punti: gli analisti si aspettavano un calo più ampio. Nel complesso della zona euro, l'indice manifatturiero è salito da 52 a 52,3 punti. Indicazioni contrastanti dagli Usa: il Pmi manifatturiero è salito a 54,1 punti dai 53,1 di settembre, ma il più seguito Ism è calato a 50,1 punti. La spesa mensile per costruzioni segnano il +0,6% mensile a settembre raggiungendo il picco da sette anni e mezzo.
Milano segna un rialzo finale dello 0,18% dopo un avvio in rosso, Londra resta sulla parità (+0,01%), Francoforte sale dello 0,93% e Parigi dello 0,38%. Chiusura in rialzo per Wall Street con il Dow Jones che guadagna lo 0,94%, il Nasdaq che avanza dell'1,45% e l'indice S&P500 che sale dell'1,18%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi tratta poco soto 110 punti base, con il rendimento dei decennali italiani in risalita all'1,64%. Il Tesoro ha comunicato che il fabbisogno di ottobre è calato a 6,2 miliardi dagli 8,54 dell'ottobre 2014: in dieci mesi il fabbisogno è migliorato di 21,5 miliardi sullo stesso periodo dell'anno scorso.
Da segnalare, sul fronte internazionale, i conti positivi di Hsbc, che ha chiuso il terzo trimestre con utili ante imposte in aumento del 32% rispetto allo stesso periodo di un anno fa a 6,1 miliardi di dollari. Sempre sotto osservazione, a Piazza Affari, Telecom: per il presidente Giuseppe Recchi l'ingresso di Xavier Niel è "amichevole". Debole Fca nella giornata di pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni di ottobre. Male anche Eni, bocciata dagli analisti di Morgan Stanley, mentre Snam beneficia di un giudizio positivo di Mediobanca. Finmeccanica ha completato oggi la cessione di Ansaldo Sts e Breda a Hitachi.
L'euro chiude stabile a 1,1034 dollari. I positivi dati giunti sia dagli Usa che dall'Eurozona mantengono bilanciato il tasso di cambio con il biglietto verde. Arretra lo yen, che scende a quota 133,09 sull'euro e 120,62 sul dollaro. La lira turca ha registrato invece un forte aumento dopo la vittoria domenica nelle elezioni legislative del partito del presidente islamico-conservatore, Erdogan: la divisa turca è salita di quattro punti percentuali circa ed è scambiata a 2,8 per un dollaro e 3,1 per un euro. L'affermazione del partito Akp ha mandato in rally anche la Borsa di Istanbul, che ha trattato con un rialzo superiore ai cinque punti percentuali.
In mattinata, l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo, ha chiuso nettamente in ribasso, dopo tre sedute positive, appesantito dai dati cinesi: alla chiusura degli scambi, l'indice Nikkei dei 225 principali titoli aveva perso il 2,1%, pari a 399,86 punti, e ha chiuso a 18.683,24. Il Pmi manifatturiero del Sol levante è salito ad ottobre a 52,4, da 51 di settembre, registrando la più alta lettura da ottobre del 2014, spinta soprattutto dai nuovi ordini. Ma a pesare sugli scambi asiatici, come accennato, è stata piuttosto l'attività manifatturiera in Cina, che ha continuato la sua forte contrazione ad ottobre, sebbene ad un ritmo meno pronunciato dei mesi precedenti. L'indice Pmi misurato dal barometro Caixin-Markit si è stabilito ad ottobre a 48,3 da 47,2 di settembre e 47,3 di agosto che costituivano i minimi da 6 anni. Chiusura in netto ribasso per le principali Piazze del colosso asiatico: Shanghai ha perso l'1,7%, Shenzhen ha ceduto il 2,09%.
Andamento incerto per le quotazioni del petrolio, che si stabilizzano dopo una giornata di oscillazioni sopra e sotto la pari: il Wti tratta a 46,5 dollari al barile, il Brent a 49,4. Sempre per le materie prime, l'oro conferma il ribasso anche nel pomeriggio: alla chiusura dei mercati Ue, il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.134 dollari l'oncia.
I mercati europei chiudono poco sopra la pari dopo i dati sull'indice Pmi manifatturiero delle principali economie dell'Eurozona: la rilevazione, costruita sul sondaggio dei direttori agli acquisti delle imprese, anticipa l'andamento economico (l'agenda dei mercati). In Italia, le aziende manifatturiere hanno registrato un buon inizio del quarto trimestre con produzione e nuovi ordini in crescita a tassi robusti e accelerati. Il Pmi si è attestato a 54,1 a ottobre, il valore più alto in tre mesi e in salita dal 52,7 di settembre. L'indice, ricorda la nota, è ormai da nove mesi al di sopra del livello di 50 punti, che separa espansione e contrazione economica. La Penisola ha fatto da traino al resto d'Europa: resta infatti in terreno positivo l'indice francese (50,6 punti), ma è invariato sul mese precedente. Segnali di rallentamento dalla Germania, con un leggero calo da 52,3 a 52,1 punti: gli analisti si aspettavano un calo più ampio. Nel complesso della zona euro, l'indice manifatturiero è salito da 52 a 52,3 punti. Indicazioni contrastanti dagli Usa: il Pmi manifatturiero è salito a 54,1 punti dai 53,1 di settembre, ma il più seguito Ism è calato a 50,1 punti. La spesa mensile per costruzioni segnano il +0,6% mensile a settembre raggiungendo il picco da sette anni e mezzo.
Milano segna un rialzo finale dello 0,18% dopo un avvio in rosso, Londra resta sulla parità (+0,01%), Francoforte sale dello 0,93% e Parigi dello 0,38%. Chiusura in rialzo per Wall Street con il Dow Jones che guadagna lo 0,94%, il Nasdaq che avanza dell'1,45% e l'indice S&P500 che sale dell'1,18%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi tratta poco soto 110 punti base, con il rendimento dei decennali italiani in risalita all'1,64%. Il Tesoro ha comunicato che il fabbisogno di ottobre è calato a 6,2 miliardi dagli 8,54 dell'ottobre 2014: in dieci mesi il fabbisogno è migliorato di 21,5 miliardi sullo stesso periodo dell'anno scorso.
Da segnalare, sul fronte internazionale, i conti positivi di Hsbc, che ha chiuso il terzo trimestre con utili ante imposte in aumento del 32% rispetto allo stesso periodo di un anno fa a 6,1 miliardi di dollari. Sempre sotto osservazione, a Piazza Affari, Telecom: per il presidente Giuseppe Recchi l'ingresso di Xavier Niel è "amichevole". Debole Fca nella giornata di pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni di ottobre. Male anche Eni, bocciata dagli analisti di Morgan Stanley, mentre Snam beneficia di un giudizio positivo di Mediobanca. Finmeccanica ha completato oggi la cessione di Ansaldo Sts e Breda a Hitachi.
L'euro chiude stabile a 1,1034 dollari. I positivi dati giunti sia dagli Usa che dall'Eurozona mantengono bilanciato il tasso di cambio con il biglietto verde. Arretra lo yen, che scende a quota 133,09 sull'euro e 120,62 sul dollaro. La lira turca ha registrato invece un forte aumento dopo la vittoria domenica nelle elezioni legislative del partito del presidente islamico-conservatore, Erdogan: la divisa turca è salita di quattro punti percentuali circa ed è scambiata a 2,8 per un dollaro e 3,1 per un euro. L'affermazione del partito Akp ha mandato in rally anche la Borsa di Istanbul, che ha trattato con un rialzo superiore ai cinque punti percentuali.
In mattinata, l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo, ha chiuso nettamente in ribasso, dopo tre sedute positive, appesantito dai dati cinesi: alla chiusura degli scambi, l'indice Nikkei dei 225 principali titoli aveva perso il 2,1%, pari a 399,86 punti, e ha chiuso a 18.683,24. Il Pmi manifatturiero del Sol levante è salito ad ottobre a 52,4, da 51 di settembre, registrando la più alta lettura da ottobre del 2014, spinta soprattutto dai nuovi ordini. Ma a pesare sugli scambi asiatici, come accennato, è stata piuttosto l'attività manifatturiera in Cina, che ha continuato la sua forte contrazione ad ottobre, sebbene ad un ritmo meno pronunciato dei mesi precedenti. L'indice Pmi misurato dal barometro Caixin-Markit si è stabilito ad ottobre a 48,3 da 47,2 di settembre e 47,3 di agosto che costituivano i minimi da 6 anni. Chiusura in netto ribasso per le principali Piazze del colosso asiatico: Shanghai ha perso l'1,7%, Shenzhen ha ceduto il 2,09%.
Andamento incerto per le quotazioni del petrolio, che si stabilizzano dopo una giornata di oscillazioni sopra e sotto la pari: il Wti tratta a 46,5 dollari al barile, il Brent a 49,4. Sempre per le materie prime, l'oro conferma il ribasso anche nel pomeriggio: alla chiusura dei mercati Ue, il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.134 dollari l'oncia.