Economia

Borse deboli sulla tensione Russia-Turchia. Il Pil tedesco rallenta, quello americano sale

Il mercatino di Natale ha aperto in Alexanderplatz, a Berlino. I consumi privati tedeschi sono cresciuti dello 0,6% nel terzo trimestre (reuters)
Tensioni sui mercati dopo l'abbattimento del jet russo: scende la lira turca, sale il petrolio. Gli analisti: "A rischio il rally di fine anno". L'economia della Germania rallenta in linea con le attese nel terzo periodo dell'anno. Crescita Usa al 2,1%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi sotto i 100 punti base: il rendimento del decennale italiano all'1,5%.
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MILANO - I listini europei trattano in ribasso in scia a dati poco entusiasmanti sulla crescita della Germania, ma a pesare sugli investitori c'è soprattutto la tensione tra Russia e Turchia, in seguito all'abbattimento del jet di Mosca. Negli Stati Uniti, invece, i dati sulla crescita confermano le aspettative e potrebbero spingere ulteriormente verso il rialzo dei tassi d'interesse; un quadro che rafforza il dollaro contro tutte le divise concorrenti.

L'euro risce a chiudere in lieve ripresa sul dollaro, dopo il minimo degli ultimi sette mesi toccato ieri a quota 1,0591. La moneta europea termina la seduta a quota 1,0640, ma sul valutario si registra il forte deprezzamento della lira turca dopo l'abbattimento del jet russo sui cieli di Ankara. Anche il rublo risente della nuova tensione. Salgono invece i rendimenti obbligazionari: i rendimenti dei decennali russi e turchi subiscono un incremento rispettivamente di 18 e 10 punti base, portandosi entrambi vicino al 10%.
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Piazza Affari chiude in rosso dell'1,55%, in linea con Francoforte (-1,43%) e Parigi (-1,41%), mentre Londra tiene meglio a -0,45%. La Borsa di Istanbul arretra di oltre 4 punti percentuali. "Le tensioni, che erano già su livelli molto elevati dopo i fatti di Parigi a cui hanno fatto seguito i raid aerei in Siria e Iraq, si sono propagate tra gli investitori internazionali. Tra la Russia e la Turchia torna il gelo, dopo che Putin ha definito l’attacco come una 'pugnalata alle spalle'. Crediamo che l’escalation delle tensioni possa minacciare seriamente il rally di fine anno sui mercati", rilevano a caldo gli analisti di Ig Markets. Chiusura in territorio positivo per Wall Street: il Dow Jones sale dello 0,13%, il Nasdaq avanza dello 0,01% e lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,1%.

In Germania, come accennato, l'economia è cresciuta dello 0,3% definitivo nel terzo trimestre dell'anno (in rallentamento dal +0,4% precedente) e dell'1,7% tendenziale, secondo i dati destagionalizzati che sono risultati in linea con le stime. I consumi privati sono saliti dello 0,6% congiunturale e quelli del governo dell'1,3%, mentre gli investimenti in costruzioni sono scesi dello 0,3%, l'export è salito dello 0,2% e l'import dell'1,1%. Sono stati i rilievi su esportazioni e investimenti a deludere leggermente gli analisti. Segnali di maggiore fiducia arrivano invece dalle imprese, con l'indice Ifo che a novembre segna un deciso aumento a 109 punti, rispetto al mese precedente quando segnava 108,2. Negli Stati Uniti, invece, il Pil del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo al +2,1%, in linea con le aspettative di un progresso di due punti percentuali. Il dato si confronta contro il +1,5% della prima lettura e il +3,9% del secondo trimestre. Segnali negativi invece dalla fiducia dei consumatori americani: scivola a 90,4 punti in novembre.

Si stabilizza poco sotto i 100 punti lo spread tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi: il rendimento del decennale italiano è poco sotto l'1,5%. Dopo il decreto salva-banche, il comparto del credito resta osservato speciale in Italia: "Abbiamo la necessità di usare tutti i possibili strumenti e spero che questa struttura possa andare in porto", ha detto Daniele Nouy, capo della vigilanza della Bce, sulla bad bank italiana per gestire le sofferenze bancarie. "Ma se non sarà possibile ci sono altre opzioni", ha precisato. Intanto l'agenzia di rating Fitch ha alzato a 'stabile' l'outlook sul comparto tricolore.

La giornata, all'indomani dell'Eurogruppo che ha confermato i giudizi espressi dalla Commissione sulle leggi di bilancio degli Stati membri (Italia rinviata in primavera), presenta molti altri dati interessanti. In Francia la fiducia delle imprese è rimasta stabile a novembre a 102 punti, ma l'indice non riflette ancora l'impatto degli attacchi terroristici del 13 novembre, perché la gran parte delle imprese aveva risposto all'inchiesta prima di quella data. In Italia le retribuzioni contrattuali sono salite solo dello 0,1% mensile a ottobre, mentre l'Istat ha tracciato nel terzo trimestre un rallentamento dell'indice destagionalizzato del fatturato dei servizi, con un +0,1% sul secondo trimestre 2015. Male la bilancia commerciale, con l'export che soffre il rallentamento degli emergenti.

In Giappone, l'indice preliminare Pmi manifatturiero è salito a novembre a 52,8 dal 52,4 di ottobre. Chiusura in timido progresso per la Borsa di Shanghai, con l'indice Composite che sale a 3.616,11 punti a +0,16%. Lieve rialzo anche per la Borsa di Tokyo, dopo tre giorni di stop per il lunedì festivo: si tratta della quinta seduta positiva in fila. L'indice Nikkei ha guadagnato lo 0,23% arrivando a quota 19.924,89, ai massimi da fine agosto. A seguito di un'apertura negativa, c'è stata un'inversione di tendenza che si è riflettuta anche sull'indice Topix che ha chiuso a +0,17%, a quota 1.605,94.

In un contesto di debolezza delle materie prime, rimbalzano le quotazioni del petrolio: quando in Europa gli scambi si avviano a chiusura, il Wti a New York è in progresso di 2,5 punti percentuali in area 43, dollari al barile, in accelerazione proprio sulle tensioni internazionali. Tuttavia, alcuni analisti, ritengono che si tratti di una reazione a caldo che non sarà duratura, in quanto nell'area interessata non ci sono in gioco significativi giacimenti di petrolio. Dopo la debolezza della mattinata, con i corsi ai minimi da cinque anni, rimbalzano anche le quotazioni dell'oro: il metallo spot recupera lo 0,5% a 1.075 dollari l'oncia.