MILANO - I mercati del Vecchio continente chiudono in timido rialzo, mentre Piazza Affari lascia sul parterre l'1,57%. Il Ftse Mib si è mosso al ritmo del comparto bancario, che nel pomeriggio ha ceduto di schianto nonostante il lancio del fondo Atlante per assicurare gli aumenti di capitale delle banche e affrontare il problema delle sofferenze, ma poi recupera terreno. L'indice di settore del credito, che oscillava sopra e sotto la pari in mattinata, ha chiuso la giornata in calo di quasi quattro punti percentuali. Gli investitori stanno soppesando la dotazione da 5 miliardi di euro e il funzionamento della governance del nuovo veicolo: Intesa Sanpaolo e Unicredit, che dovrebbero contribuire con 1 miliardo a testa al nuovo veicolo, sono passati in fase di sospensione per eccesso di ribasso. Dalla Ue, intanto, fanno sapere che la Commissione "è in contatto" con l'Italia per seguire la genesi del fondo, anche se "per ora abbiamo solo informazioni preliminari". Ancora sotto i riflettori Rcs dopo il lancio dell'Ops di Cairo e Mediaset con l'operazione Vivendi.
Listini poco mossi nel resto del Vecchio continente: Francoforte segna un rialzo dello 0,81%, Londra dello 0,68% e Parigi dello 0,77%. A sostenere l'Europa, nella fase finale degli scambi, ci ha pensato Wall Street che ha chiuso in rialzo: il Dow Jones sale dello 0,94% a 17.721,25 punti, il Nasdaq avanza dello 0,80% a 4.872,09 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,97% a 2.061,74 punti.
Lo spread è poco mosso in area 120 punti base, mentre i Btp decennali rendono l'1,34% sul mercato secondario. Oggi il Tesoro ha assegnato tutti i 6 miliardi di euro di Bot a un anno a fronte di una domanda che ha raggiunto i 9,294 miliardi, con un tasso sempre in negativo ritoccando il minimo storico. Il rendimento è sceso a -0,081% da -0,068% dell'asta di marzo. In lieve calo la domanda con un rapporto di copertura passato da 1,66 a 1,55.
Ieri il greggio ha chiuso sopra i 40 dollari per la prima volta dal 22 marzo, in attesa del vertice di Doha della prossima settimana dal quale gli investitori sperano arrivi un accordo tra Paesi Opec e non su un congelamento della produzione. Segnali positivi in tal senso sono arrivati sull'asse Mosca-Riad, che hanno raggiunto un'intesa sull'accordo che sarà proposto al vertice di Doha del 17 aprile: secondo Interfax, l'Arabia Saudita ha assicurato che la sua decisione è "indipendente" dalla posizione che l'Iran adotterà al vertice. Una notizia che mette il turbo al Wti, che sale sopra i 41 dollari al barile alla chiusura dei mercati europei, mentre il Brent si avvicina a 44 dollari.
Dalla Cina, il premier Li Kiqiang, ha mandato segnali incoraggianti spiegando che l'economia mostra dei segnali positivi nei primi mesi dell'anno, anche se deve far fronte a forti venti contrari e ha bisogno di riforme per stabilizzare la crescita. Ai governatori delle province, il premier ha poi chiesto di contenere la sovracapacità produttiva nei settori della siderurgia e del carbone e di utilizzare gli swap tra debito ed emissioni azionarie. Di certo la situazione di Pechino sarà oggetto degli incontri di primavera in agenda oggi a Washington del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale.
In una giornata scarica di appuntamenti macroeconomici di rilievo (l'agenda dei mercati), la Germania conferma che a marzo l'inflazione è cresciuta dello 0,8% mensile e dello 0,3% su anno. L'Ocse ha confermato il peso del Fisco in Italia, ai primi posti per tassazione degli stipendi, mentre ha tracciato un tasso di disoccupazione nell'area di riferimento stabile al 6,5% a febbraio, a quota 40 milioni di unità. L'attesa degli investitori è però soprattutto rivolta alla stagione della trimestrali americane inaugurata ieri da Alcoa: gli addetti ai lavori si aspettano il terzo trimestre consecutivo di utili in calo. L'euro chiude in lieve calo sotto 1,14 dollari e passa di mano a 1,1377 dollari, dopo aver oscillato tra un minimo di 1,1346 e un massimo di 1,1466 dollari. Poco mosso l'euro/yen a 123,52.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in deciso rialzo aiutata dal ripiegamento dello yen che si è accentuato con le dichiarazioni del ministro giapponese delle Finanze, Taro Aso che ha ipotizzato un intervento sul mercato dei cambi. Al termine delle contrattazioni l'indice Nikkei dei titoli guida ha guadagnato l'1,13%. L'oro è in leggero ribasso: quando chiudono le contrattazioni il lingotto segna 1.255 dollari l'oncia.
Listini poco mossi nel resto del Vecchio continente: Francoforte segna un rialzo dello 0,81%, Londra dello 0,68% e Parigi dello 0,77%. A sostenere l'Europa, nella fase finale degli scambi, ci ha pensato Wall Street che ha chiuso in rialzo: il Dow Jones sale dello 0,94% a 17.721,25 punti, il Nasdaq avanza dello 0,80% a 4.872,09 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,97% a 2.061,74 punti.
Lo spread è poco mosso in area 120 punti base, mentre i Btp decennali rendono l'1,34% sul mercato secondario. Oggi il Tesoro ha assegnato tutti i 6 miliardi di euro di Bot a un anno a fronte di una domanda che ha raggiunto i 9,294 miliardi, con un tasso sempre in negativo ritoccando il minimo storico. Il rendimento è sceso a -0,081% da -0,068% dell'asta di marzo. In lieve calo la domanda con un rapporto di copertura passato da 1,66 a 1,55.
Ieri il greggio ha chiuso sopra i 40 dollari per la prima volta dal 22 marzo, in attesa del vertice di Doha della prossima settimana dal quale gli investitori sperano arrivi un accordo tra Paesi Opec e non su un congelamento della produzione. Segnali positivi in tal senso sono arrivati sull'asse Mosca-Riad, che hanno raggiunto un'intesa sull'accordo che sarà proposto al vertice di Doha del 17 aprile: secondo Interfax, l'Arabia Saudita ha assicurato che la sua decisione è "indipendente" dalla posizione che l'Iran adotterà al vertice. Una notizia che mette il turbo al Wti, che sale sopra i 41 dollari al barile alla chiusura dei mercati europei, mentre il Brent si avvicina a 44 dollari.
Dalla Cina, il premier Li Kiqiang, ha mandato segnali incoraggianti spiegando che l'economia mostra dei segnali positivi nei primi mesi dell'anno, anche se deve far fronte a forti venti contrari e ha bisogno di riforme per stabilizzare la crescita. Ai governatori delle province, il premier ha poi chiesto di contenere la sovracapacità produttiva nei settori della siderurgia e del carbone e di utilizzare gli swap tra debito ed emissioni azionarie. Di certo la situazione di Pechino sarà oggetto degli incontri di primavera in agenda oggi a Washington del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale.
In una giornata scarica di appuntamenti macroeconomici di rilievo (l'agenda dei mercati), la Germania conferma che a marzo l'inflazione è cresciuta dello 0,8% mensile e dello 0,3% su anno. L'Ocse ha confermato il peso del Fisco in Italia, ai primi posti per tassazione degli stipendi, mentre ha tracciato un tasso di disoccupazione nell'area di riferimento stabile al 6,5% a febbraio, a quota 40 milioni di unità. L'attesa degli investitori è però soprattutto rivolta alla stagione della trimestrali americane inaugurata ieri da Alcoa: gli addetti ai lavori si aspettano il terzo trimestre consecutivo di utili in calo. L'euro chiude in lieve calo sotto 1,14 dollari e passa di mano a 1,1377 dollari, dopo aver oscillato tra un minimo di 1,1346 e un massimo di 1,1466 dollari. Poco mosso l'euro/yen a 123,52.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in deciso rialzo aiutata dal ripiegamento dello yen che si è accentuato con le dichiarazioni del ministro giapponese delle Finanze, Taro Aso che ha ipotizzato un intervento sul mercato dei cambi. Al termine delle contrattazioni l'indice Nikkei dei titoli guida ha guadagnato l'1,13%. L'oro è in leggero ribasso: quando chiudono le contrattazioni il lingotto segna 1.255 dollari l'oncia.