MILANO - Le prese di beneficio zavorrano le Borse europee nonostante i buoni dati in arrivo dalla produzione industriale in Gran Bretagna (+0,3%) e il collocamento di 6,5 miliardi di Bot a un anno a tassi negativi: il Tesoro ha assegnato tutti i titoli con un rendimento sceso a -0,14% dal -0,081 di aprile, buona la domanda a 11,12 miliardi. Piazza Affari è la peggiore e chiude in rosso dell'1,32% affossata dai titoli bancari, mentre Francoforte cede lo 0,7% e Parigi lo 0,5%. Londra chiude in frazionale rialzo (+0,09%). Debole anche Wall Street: quando chiudono i mercati europei, il Dow Jones cede lo 0,7%, l'S&P 500 lo 0,3% come il Nasdaq. A Milano dominano le vendite sui titoli degli istituti di credito, con il Banco Popolare sospeso anche per eccesso di ribasso dopo aver annunciato un primo trimestre in rosso e un imminente aumento di capitale. La banca veneta, trascina con sè anche la sua promessa sposa Popolare di Milano con la quale si fonderà nella seconda parte dell'anno. Le rettifiche sul bilancio chieste dalla Banca centrale europea fanno temere che il rischio si possa estendere anche alle altre banche. In controtendenza solo Mediobanca, dopo aver diffuso una buona trimestrale. Male anche Mediaset, dopo i conti della vigilia. Wall Street archivia la giornata in negativo: il Dow Jones perde l'1,21% a 17.711,12 punti, il Nasdaq cede l'1,02% a 4.760,69 punti, S&P 500 lascia sul terreno lo 0,96% a 2.064,46 punti.
Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco cala a 134 punti base: il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario è pari all'1,47%, mentre il tasso del Bund con pari scadenza si attesta sotto quota 0,13 per cento. L'euro chiude in moderato rialzo a 1,1430 dollari e 124,11 yen. Dal punto di vista macroeconomico, si sta schiarendo la situazione tra la Troika e la Grecia: la Commissione europea dovrebbe spinge per dare il via libera alla nuova tranche di aiuti che serviranno ad Atene per ripagare i debiti in scadenza a inizio estate. Sempre da Bruxelles arrivano indiscrezioni circa il via libera alla flessibilità sui conti richiesta dall'Italia: l'ok definitivo potrebbe arrivere il prossimo 18 maggio in occasione della pubblicazione delle raccomandazioni specifiche per Paese.
Continua in Asia la corsa delle materie prime, trascinando con sé i titoli del settore, anche se non basta a far chiudere i listini in modo brillante a causa del rimbalzo dello Yen. L'indice di Tokyo, il Nikkei, termina la seduta, con un rialzo minimo, dello 0,08% (13,82 punti a 16.579,01). Il principale indicatore della Borsa asiatica era partito forte grazie al calo della divisa giapponese, dopo le parole del ministro giapponese delle finanze, Taro Aso: ha esplicitamente detto che Tokyo interverrà nel mercato valutario se la divisa nipponica continuerà a rafforzarsi. Il successivo apprezzamento su dollaro e euro ha fatto poi cambiare il corso della giornata. L'indice allargato Topix si è invece contratto dello 0,04% a 1.334,30 punti.
Il prezzo del petrolio avanza a New York sulla scia dell'inattesa flessione delle scorte settimanali Usa. Il light crude Wti arretra di 83 cent a 45,49 dollari al barile, il Brent di Londra cresce di 1,08 dollari a 46,60 dollari al barile. Nella settimana conclusa il 6 maggio le scorte di petrolio negli Usa sono calate di 3,41 milioni di unità a 539,984 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 400.000 barili, dopo la crescita di 2,784 milioni di unità precedente. L'utilizzo della capacità degli impianti si è attestato all'89,1%, meno dell'89,7% del dato precedente e meno anche del 90,2% atteso dagli analisti. Gli investitori hanno continuato a calcolare gli effetti delle interruzioni alla produzione in Canada e Nigeria a causa - nell'ordine - di un incendio esploso il primo maggio e di tensioni che hanno costretto alcune compagnie petrolifere ad evacuare il personale non essenziale. Ora le quotazioni sono stabili a 44,6 dollari al barile, mentre l'oro sale dell'1% a 1273 dollari.
Lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco cala a 134 punti base: il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario è pari all'1,47%, mentre il tasso del Bund con pari scadenza si attesta sotto quota 0,13 per cento. L'euro chiude in moderato rialzo a 1,1430 dollari e 124,11 yen. Dal punto di vista macroeconomico, si sta schiarendo la situazione tra la Troika e la Grecia: la Commissione europea dovrebbe spinge per dare il via libera alla nuova tranche di aiuti che serviranno ad Atene per ripagare i debiti in scadenza a inizio estate. Sempre da Bruxelles arrivano indiscrezioni circa il via libera alla flessibilità sui conti richiesta dall'Italia: l'ok definitivo potrebbe arrivere il prossimo 18 maggio in occasione della pubblicazione delle raccomandazioni specifiche per Paese.
Continua in Asia la corsa delle materie prime, trascinando con sé i titoli del settore, anche se non basta a far chiudere i listini in modo brillante a causa del rimbalzo dello Yen. L'indice di Tokyo, il Nikkei, termina la seduta, con un rialzo minimo, dello 0,08% (13,82 punti a 16.579,01). Il principale indicatore della Borsa asiatica era partito forte grazie al calo della divisa giapponese, dopo le parole del ministro giapponese delle finanze, Taro Aso: ha esplicitamente detto che Tokyo interverrà nel mercato valutario se la divisa nipponica continuerà a rafforzarsi. Il successivo apprezzamento su dollaro e euro ha fatto poi cambiare il corso della giornata. L'indice allargato Topix si è invece contratto dello 0,04% a 1.334,30 punti.
Il prezzo del petrolio avanza a New York sulla scia dell'inattesa flessione delle scorte settimanali Usa. Il light crude Wti arretra di 83 cent a 45,49 dollari al barile, il Brent di Londra cresce di 1,08 dollari a 46,60 dollari al barile. Nella settimana conclusa il 6 maggio le scorte di petrolio negli Usa sono calate di 3,41 milioni di unità a 539,984 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 400.000 barili, dopo la crescita di 2,784 milioni di unità precedente. L'utilizzo della capacità degli impianti si è attestato all'89,1%, meno dell'89,7% del dato precedente e meno anche del 90,2% atteso dagli analisti. Gli investitori hanno continuato a calcolare gli effetti delle interruzioni alla produzione in Canada e Nigeria a causa - nell'ordine - di un incendio esploso il primo maggio e di tensioni che hanno costretto alcune compagnie petrolifere ad evacuare il personale non essenziale. Ora le quotazioni sono stabili a 44,6 dollari al barile, mentre l'oro sale dell'1% a 1273 dollari.