MILANO - Si schierano i poteri forti in difesa di Rcs. Annunciata una contro Opa (Offerta pubblica di acquisto) di Diego Della Valle, Mediobanca, Unipol Sai e Pirelli alleati con il fondo Investindustrial di Andrea Bonomi. L'offerta in contanti valorizza il titolo Rcs a 0,70 euro e si contrappone a quella di Urbano Cairo (0,52 euro per azione ai valori attuali): il titolo di via Solferino vola in Borsa e si allinea al corrispettivo dell'offerta con un rialzo del 20%.
"Rilanciare? Questo non si può dire. Fatemi valutare, non ho potuto approfondire l'offerta di Bonomi e gli altri, per essere qui con voi": così Cairo ha risposto ai cronisti a margine di un incontro al Salone del Libro di Torino. "La voglio esaminare con più attenzione, l'ho vista sommariamente ma non posso dire di vedere differenze pazzesche. Alla fine l'offerta di Bonomi e degli altri azionisti storici di Rcs valuta l'azienda 360 milioni più un debito di 411 milioni - aggiunge - si arriva a 771 milioni, alla fine l'incremento rispetto alla mia è del 10%". Quanto all'idea di rilanciare, "la mia offerta è lì - aggiunge Cairo - è stata meditata a lungo, ragioneremo. Il mercato è sovrano: giudicherà le offerte. Non sta a me giudicare le offerte concorrenti, sarebbe una mancanza di stile. Sorpreso? Quando si presenta una offerta succede spesso che ci sia una contro Opa, poteva accadere, nulla di strano".
L'iniziativa di Bonomi e dei soci storici giunge inaspettata perché l'11 maggio scorso, l'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, aveva negato che ci fossero, almeno per il momento alternative all'offera pubblica di acquisto e scambio di Cairo: "Mediobanca - aveva detto il manager in conference call - non ne è a conoscenza e in ogni caso non ne è promotrice, quindi valuterà l'unica offerta ora sul tavolo in modo attento, ma obiettivo". Oggi si scopre che Piazzetta Cuccia è anche advisor dell'operazione. Sull'operazione la Consob, la società che vigila sulle società quotate, ha avviato gli accertamenti del caso per scoprire eventuali illeciti.
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Tra i grandi soci di Rcs, figurano oltre a Mediobanca con il 9,9% (poi limato al 6,25%), Della Valle con il 7,3%, Schroders con il 5%, Unipol con il 4,6%, Pirelli con il 4,4% (si era detta disponibile a trattare con Cairo) e Intesa con il 4,2% (la controllata Banca Imi è per altro advisor finanziario dell'operazione di Cairo insieme con la sim Equita e lo studio legale BonelliErede). Il gruppo Fca, nell'ambito della fusione delle
sue attività editoriali con il Gruppo Espresso (editore di Repubblica) ha annunciato l'assegnazione pro quota ai soci della sua partecipazione del 16% in Rcs. Urbano Cairo dal canto suo possiede il 4,61%.
I soci Rcs alleati di Bonomi (Diego della Valle, Mediobanca, Unipolsai e Pirelli) si sono impegnati ad apportare le proprie azioni, rappresentanti complessivamente il 22,6% del capitale sociale di Rcs in una società di nuova costituzione (Newco) che lancerà un'Opa volontaria sul residuo 77,4% a un prezzo di 0,7 euro per azione per un esborso complessivo di 282,7 milioni di euro. Il prezzo, offerto per cassa, incorpora un premio del 68,4% rispetto al corso di Borsa del 7 aprile scorso, data antecedente l'annuncio dell'Ops promossa da Cairo communication e del 17% rispetto a quello di chiusura di venerdì 13 maggio. La nuova società creata da Bonomi e dai suoi alleati si chiamerà International Acquisitions Holding e sarà partecipata al 55% dal finanziere milanese e al 45% in modo paritetico dai vecchi soci di Rcs. Per aver successo l'Opa dovrà raggiungere, secondo le dichiarazioni dei proponenti, il 66,7% del capitale.
Da parte sua, Urbano Cairo aveva aggiustato la mira qualche giorno fa: dopo aver incassato il no di Diego Della Valle ("sono compratore e non venditore") e Mediobanca (che prima delle parole di Nagel aveva detto di "valutare altre opportunità") all'offerta pubblica di scambio per rilevare il controllo di Rcs, ha annunciato di accontentarsi del 35% del capitale, una quota sufficiente a garantirgli il controllo di fatto di via Solferino.
"Se abbiamo pensato questa operazione" su Rcs - ha spiegato l'imprenditore nel corso dell'asseblema di Cairo Communication che ha deliberato l'aumento di capitale a servizio dell'Ops - "riteniamo che, lavorando bene e operando come abbiamo fatto noi in questi 20 anni, si possa creare valore e non distruggere ricchezza, come in Rcs si è fatto negli ultimi anni. Se uno vede i bilanci e somma le perdite degli ultimi anni vede una cifra di 1.300 milioni - ha aggiunto - se vede i dividendi distribuiti da Cairo vede che abbiamo dato agli azionisti 261 milioni". In Rcs "si può fare bene e io so come si fa perché sono editore. Rcs non è mai stata gestita da un editore". "Fino all'altro giorno non è che c'era tutto questo interesse per rcs - ha proseguito - l'hanno scoperto perché io ho detto che si poteva fare qualcosa di buono".
"Oggi c'è una persona che non so come sta lavorando e sono contenti, ma negli ultimi cinque anni perdono sempre, continuano a migliorare e anche ora hanno perdite", ha detto ricordando le perdite per 22 milioni annunciate nel primo trimestre della società. "Nel 2012 avevano 850 milioni di debiti, tra aumento di capitale, conversione delle risparmio in ordinarie, han portato nelle casse 450 milioni. Poi hanno venduto i Libri, la sede di via Solferino, le radio, Igp decaux, Dada, Flammarion forse prima.. Se uno fa una stima approssimativa come minimo hanno incassato 350 milioni dalle vendite. Dovrebbero avere un debito di 50 milioni invece sarà di 411 milioni. Dovrebbero aver bruciato cassa per 350 milioni, se questo era nei piani, complimenti".
Lo scorso 8 aprile, Urbano Cairo ha lanciato un'offerta per diventare il proprietario del gruppo editoriale del Corriere della Sera, dall'attuale posizione del 4,7%. La proposta, che è tecnicamente una "Offerta pubblica di scambio", prevede di ricevere 0,12 azioni Cairo Communication per ciascun titolo Rcs consegnato all'acquirente. L'Ops si rivolge alla totalità delle azioni di Rcs Mediagroup, quotato a Piazza Affari. Nei fatti, ogni 8,333 azioni Rcs apportate all'offerta, gli aderenti riceveranno una azione Cairo Communication.
"Rilanciare? Questo non si può dire. Fatemi valutare, non ho potuto approfondire l'offerta di Bonomi e gli altri, per essere qui con voi": così Cairo ha risposto ai cronisti a margine di un incontro al Salone del Libro di Torino. "La voglio esaminare con più attenzione, l'ho vista sommariamente ma non posso dire di vedere differenze pazzesche. Alla fine l'offerta di Bonomi e degli altri azionisti storici di Rcs valuta l'azienda 360 milioni più un debito di 411 milioni - aggiunge - si arriva a 771 milioni, alla fine l'incremento rispetto alla mia è del 10%". Quanto all'idea di rilanciare, "la mia offerta è lì - aggiunge Cairo - è stata meditata a lungo, ragioneremo. Il mercato è sovrano: giudicherà le offerte. Non sta a me giudicare le offerte concorrenti, sarebbe una mancanza di stile. Sorpreso? Quando si presenta una offerta succede spesso che ci sia una contro Opa, poteva accadere, nulla di strano".
L'iniziativa di Bonomi e dei soci storici giunge inaspettata perché l'11 maggio scorso, l'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, aveva negato che ci fossero, almeno per il momento alternative all'offera pubblica di acquisto e scambio di Cairo: "Mediobanca - aveva detto il manager in conference call - non ne è a conoscenza e in ogni caso non ne è promotrice, quindi valuterà l'unica offerta ora sul tavolo in modo attento, ma obiettivo". Oggi si scopre che Piazzetta Cuccia è anche advisor dell'operazione. Sull'operazione la Consob, la società che vigila sulle società quotate, ha avviato gli accertamenti del caso per scoprire eventuali illeciti.
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Tra i grandi soci di Rcs, figurano oltre a Mediobanca con il 9,9% (poi limato al 6,25%), Della Valle con il 7,3%, Schroders con il 5%, Unipol con il 4,6%, Pirelli con il 4,4% (si era detta disponibile a trattare con Cairo) e Intesa con il 4,2% (la controllata Banca Imi è per altro advisor finanziario dell'operazione di Cairo insieme con la sim Equita e lo studio legale BonelliErede). Il gruppo Fca, nell'ambito della fusione delle
I soci Rcs alleati di Bonomi (Diego della Valle, Mediobanca, Unipolsai e Pirelli) si sono impegnati ad apportare le proprie azioni, rappresentanti complessivamente il 22,6% del capitale sociale di Rcs in una società di nuova costituzione (Newco) che lancerà un'Opa volontaria sul residuo 77,4% a un prezzo di 0,7 euro per azione per un esborso complessivo di 282,7 milioni di euro. Il prezzo, offerto per cassa, incorpora un premio del 68,4% rispetto al corso di Borsa del 7 aprile scorso, data antecedente l'annuncio dell'Ops promossa da Cairo communication e del 17% rispetto a quello di chiusura di venerdì 13 maggio. La nuova società creata da Bonomi e dai suoi alleati si chiamerà International Acquisitions Holding e sarà partecipata al 55% dal finanziere milanese e al 45% in modo paritetico dai vecchi soci di Rcs. Per aver successo l'Opa dovrà raggiungere, secondo le dichiarazioni dei proponenti, il 66,7% del capitale.
Da parte sua, Urbano Cairo aveva aggiustato la mira qualche giorno fa: dopo aver incassato il no di Diego Della Valle ("sono compratore e non venditore") e Mediobanca (che prima delle parole di Nagel aveva detto di "valutare altre opportunità") all'offerta pubblica di scambio per rilevare il controllo di Rcs, ha annunciato di accontentarsi del 35% del capitale, una quota sufficiente a garantirgli il controllo di fatto di via Solferino.
"Se abbiamo pensato questa operazione" su Rcs - ha spiegato l'imprenditore nel corso dell'asseblema di Cairo Communication che ha deliberato l'aumento di capitale a servizio dell'Ops - "riteniamo che, lavorando bene e operando come abbiamo fatto noi in questi 20 anni, si possa creare valore e non distruggere ricchezza, come in Rcs si è fatto negli ultimi anni. Se uno vede i bilanci e somma le perdite degli ultimi anni vede una cifra di 1.300 milioni - ha aggiunto - se vede i dividendi distribuiti da Cairo vede che abbiamo dato agli azionisti 261 milioni". In Rcs "si può fare bene e io so come si fa perché sono editore. Rcs non è mai stata gestita da un editore". "Fino all'altro giorno non è che c'era tutto questo interesse per rcs - ha proseguito - l'hanno scoperto perché io ho detto che si poteva fare qualcosa di buono".
"Oggi c'è una persona che non so come sta lavorando e sono contenti, ma negli ultimi cinque anni perdono sempre, continuano a migliorare e anche ora hanno perdite", ha detto ricordando le perdite per 22 milioni annunciate nel primo trimestre della società. "Nel 2012 avevano 850 milioni di debiti, tra aumento di capitale, conversione delle risparmio in ordinarie, han portato nelle casse 450 milioni. Poi hanno venduto i Libri, la sede di via Solferino, le radio, Igp decaux, Dada, Flammarion forse prima.. Se uno fa una stima approssimativa come minimo hanno incassato 350 milioni dalle vendite. Dovrebbero avere un debito di 50 milioni invece sarà di 411 milioni. Dovrebbero aver bruciato cassa per 350 milioni, se questo era nei piani, complimenti".
Lo scorso 8 aprile, Urbano Cairo ha lanciato un'offerta per diventare il proprietario del gruppo editoriale del Corriere della Sera, dall'attuale posizione del 4,7%. La proposta, che è tecnicamente una "Offerta pubblica di scambio", prevede di ricevere 0,12 azioni Cairo Communication per ciascun titolo Rcs consegnato all'acquirente. L'Ops si rivolge alla totalità delle azioni di Rcs Mediagroup, quotato a Piazza Affari. Nei fatti, ogni 8,333 azioni Rcs apportate all'offerta, gli aderenti riceveranno una azione Cairo Communication.