Economia

Borse a picco, Milano perde il 3,6%: preoccupa Brexit

(ap)
Sui mercati vince la paura in vista del voto sempre più incerto del 23 giugno sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione europea e dopo i dati sul mercato del lavoro Usa che hanno fatto nascere qualche dubbio sulla solidità della ripresa. Gli investitori preferiscono quindi spostarsi su asset meno rischiosi. Moody's rinvia il giudizio sull'Italia
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MILANO - Le Borse del Vecchio continente non trovano il rimbalzo dopo la seduta della vigilia e anzi precipitano verso il basso con pesanti vendite sul comparto bancario. Sui mercati prevale la paura in vista del voto sempre più incerto del 23 giugno sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione europea: secondo Axioma, società specializzata nella definizione di modelli di rischio, se Londra lasciasse la Ue i listini europei potrebbero perdere fino al 24%. Uno scenario che i governi di tutto il mondo cercano di scongiurare. Anche perché gli ultimi dati sul mercato del lavoro Usa hanno fatto nascere qualche dubbio sulla solidità della ripresa.

Gli investitori preferiscono così spostarsi su asset meno rischiosi: i rendimenti sui titoli di stato sono sui minimi, mentre sono ripresi gli acquisti sull'oro, tornato sui massimi da tre settimane. Oggi, tra l'altro, arriverà la possibile revisione del rating di Moody's sull'Italia: Parigi ha perso il 2,24%, Londra l'1,86%, mentre Francoforte perde il 2,52%. Affonda Piazza Affari che perde il 3,62% sotto il peso delle banche. Tra i titoli sotto osservazione sempre Unicredit che perde il 6,4% in attesa della nomina del nuovo amministratore delegato che dovrebbe avvenire entro la fine di Luglio ed Rcs: il cda dovrebbe comunicare il proprio verdetto sull'offerta di Cairo, mentre il 20 giugno partirà l'Opa lanciata da Bonomi. Male anche Wall Street: quando i mercati europei si avvicinano alla chiusura, il Dow Jones cede lo 0,5%, mentre il Nasdaq arretra dell'1%, l'S&P 500 dello 0,7%.

Sul fronte macroeconomico, l'inflazione è in lieve rialzo in Germania: a maggio, secondo i dati definitivi dell'ufficio di statistica, i prezzi sono aumentati dello 0,3% su base congiunturale e dello 0,1% su base annua. Segnali positivi anche dalla Francia dove si registra il balzo inatteso della produzione industriale in aprile: secondo i dati ufficiali, l'incremento rispetto a marzo è stato dell'1,2% mentre gli analisti stimavano una crescita contenuta dello 0,2 per cento. Rivisto al ribasso, con l'occasione, il dato negativo di marzo: la produzione industriale era diminuita dello 0,4% e non dello 0,3% come annunciato precedentemente. Segnali di ripresa anche dai dati in arrivo dall'Italia. Negli Stati Uniti, la fiducia dei consumatori, misurata dall'indice Michigan (dato preliminare), scende in giugno a 94,3 da 94,7 di maggio. Il risultato, spiega l'agenzia Bloomberg, è superiore alle attese degli analisti, che puntavano a 94 punti.

Nel frattempo, sui mercati si è tornata a muovere la Banca centrale europea che ha dato l'avvio alla fase estesa del suo Quantiative easing, includendo anche i titoli di aziende non finanziarie tra i possibili oggetti degli acquisti da 80 miliardi al mese. Un'operatività iniziata mercoledì, con alcune modalità che gli analisti hanno visto come "aggressive". Il caso-scuola riguarda Telecom Italia, i cui bond sarebbero stati oggetto d'acquisto da parte dell'Eurotower (anche se le autorità non confermano). Si tratta di titoli che hanno in due casi su tre un giudizio negativo da parte delle agenzie di rating, che le classificano come "speculativi". Soltanto una di esse - Fitch nello specifico - attribuisce il patentino di "investment grade" e permette così alle obbligazioni della compagnia telefonica di rientrare tra quelle acquistabili da Mario Draghi: le regole che la Bce si è data prevedono infatti che ci sia almeno un giudizio positivo tra i vari rating perché i bond possano finire nel portafoglio di Francoforte. "E' stata una partenza aggressiva per il programma" d'acquisto, ha detto Jeroen van den Broek di Ing a Bloomberg. "La vasta gamma di acquisti da parte della Bce indica che Draghi fa sul serio".

Secondo le più recenti stime di Morgan Stanley, il Qe esteso ai bond corporate può attingere strumenti da un bacino di obbligazioni da circa 675 miliardi di titoli. Bloomberg ha censito 1.049 bond acquistabili, 130 dei quali sono emessi da società italiane (si parla di oltre 80 miliardi di euro di valore). Le stime sull'ammontare mensile degli acquisti sono molto varie, tra i 3 e i 10 miliardi a seconda degli analisti. Molti, però, scommettono su un ritmo accelerato in questa prima fase del programma, anche in vista dell'estate durante la quale il mercato si presenta meno liquido. Sta di fatto che gli effetti si sono già visti e, alla vigilia dell'avvio del Qe esteso, il rendimento medio dei bond con giudizio "investment grade" dell'Eurozona è sceso sotto l'1% ai minimi da un anno.


Prudenti i mercati valutari: l'euro chiude in calo sotto quota 1,13 dollari per i timori di una Brexit. La moneta unica passa di mano a 1,1295 dollari e a 120,76 yen. Stabile lo spread fra Btp e Bund tedesco. Il differenziale segna sui mercati quota 136 punti sullo stesso livello di giovedì. Il rendimento è pari all'1,36%. In mattinata, il Tesoro ha registrato un rendimento in aumento frazionale per i Bot a 12 mesi assegnati in asta: il Bot annuale è stato collocato con un tasso lordo annuo pari a -0,122%, in leggero rialzo (+2 punti base) rispetto all'asta del precedente mese di maggio. L'intensità della domanda è scesa leggermente rispetto al collocamento di maggio. A fronte di un importo offerto dal Tesoro pari a 6,5 miliardi di euro, le richieste complessive sono arrivate a 9,373 miliardi.

In mattinata, l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,4% con i tassi obbligazionari ai nuovi minimi storici. A preoccupare gli investitori è il calo del 4,2% dei prezzi all'ingrosso a maggio: una dinamica che conferma il ritorno delle pressioni deflazionistiche e che dovrebbe spingere la Banca centrale a varare nuove misure espansive nelle prossime settimane. Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio è in lieve calo sui mercati dove resta comunque al di sopra dei 50 dollari al barile. Il greggio Wti segna un ribasso dello 0,7% a 50,19 dollari al barile. In settimana il guadagno è stato di oltre il 3% grazie al calo delle scorte negli Stati Uniti. Avanza il Brent a 51,59 dollari al barile (+0,7%). In altalena il prezzo dell'oro in scia al rafforzamento del dollaro. Il metallo con consegna immediata scende dello 0,2% a 1.266 dollari l'oncia dopo i recenti apprezzamenti. Avanza invece l'argento a 17,2 dollari che mette a segno così un rialzo del 5% in settimana.