Economia

Borse Ue nervose, la Bce non tocca i tassi. Petrolio debole con il vertice Opec

A Vienna si sono svolte in contemporanea la riunione del board della Banca centrale europea e quella del cartello dei paesi produttori di greggio. Sfuma il congelamento della produzione dell'oro nero. Milano chiude in calo dello 0,2%
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MILANO - Almeno per un giorno Vienna torna ai fasti dell'impero austro-ungarico: mentre l'Italia si ferma per festeggiare i primi 70 anni della Repubblica, sulla capitale austriaca si accendono i riflettori dell'economia mondiale. E' a Vienna, dove si celebrano i 200 anni della Banca nazionale austriaca, che si sono riuniti in contemporanea il board della Bce e l'Opec, l'organizzazione dei paesi produttori di petrolio. Una riunione che si è chiusa nell'ennesimo nulla di fatto sul fronte della produzione di greggio anche alla luce dei recenti recuperi. Non a caso, il ministro saudita del petrolio ha sottolineato che "sono tutti molto soddisfatti" dall'attuale andamento del mercato, che "è in fase di riequilibrio".

Le Borse europee chiudono incolori, dopo una mattinata in altalena: Parigi cede lo 0,21%, Francoforte lo 0,03%, Londra lo 0,1% mentre Milano termina in calo dello 0,24% dopo essere arrivata a guadagnare l'1% in mattinata. A Piazza Affari si mette in evidenza Fca, che festeggia i buoni dati sulle vendite in Usa e Italia.

Wall Street chiude in territorio positivo: il Dow Jones è salito dello 0,27% a 17.838,56 punti, il Nasdaq è avanzato dello 0,39% a 4.971,30 punti mentre lo S&P 500 ha messo a segno un progresso dello 0,28% a 2.105,26 punti.

Come da attese, la Bce non ha toccato il costo del denaro, ma il presidente Mario Draghi vede nuovi spiragli di cresciti con un timido segnale di rafforzamento dell'inflazione, anche alla luce dei dati di Eurostat pubblicati martedì. Sale leggermente lo spread tra Btp e Bund tedesco a dieci anni che si allarga a 125 punti, mentre il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,39%.

Dopo la fumata nera dell'Opec, le quotazioni del petrolio sono deboli, anche se trovano il supporto dal calo delle scorte Usa pur se inferiore alle attese. Quando gli scambi Ue si avviano a conclusione, i contratti sul greggio Wti con scadenza a luglio cedono oltre 1 punto percentuale in area 48,2 dollari al barile, mentre il Brent scende a 49 dollari. Come accennato, le scorte degli Stati Uniti sono calate di 1,366 milioni di barili nell'ultima settimana censita contro attese per una diminuzione di 2,6 milioni. Si stabilizza invece l'oro, che tratta in area 1.210 dollari l'oncia. L'euro chiude in lieve flessione sotto quota 1,12 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1155 dollari e 121,18 yen.

Sul fronte macroeconomico, negli Stati Uniti si guarda all'indice di occupazione nel settore privato per il mese di maggio: il dato Adp segnala 173mila nuovi posti, leggermente al di sopra delle previsioni. In agenda anche le nuove richieste di sussidi alla disoccupazione, mentre l'Ism manifatturiero dello stato di New York scivola a 37,2 punti (l'agenda dei mercati). L'attesa si sposta a domani, quando, il governo Usa pubblicherà il rapporto sull'occupazione di maggio che determinerà le prossime scelte sui tassi della Federal Reserve. Ieri, intanto, la Banca centrale americana ha diffuso il suo Beige book secondo cui l'economia Usa tra aprile e metà maggio è cresciuta in modo "modesto". Sullo sfondo resta poi il dibattito in Gran Bretagna sulla Brexit in vista del referendum del prossimo 23 giugno: secondo l'ultimo sondaggio del Guardian i sostenitori dell'addio all'Unione europea sarebbero in vantaggio. In Spagna, intanto, i disoccupati sono scesi a 3,89 milioni, ovvero 119.768 in meno rispetto ad aprile. Il tasso di disoccupazione resta comunque a un livello elevato del 21% alla fine del primo trimestre 2016.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in netto calo (-2,32%), sulle mancate aspettative di uno stimolo monetario che secondo gli investitori avrebbe dovuto accompagnare la decisione del governo nipponico di posticipare la tassa sui consumi: l'indice Nikkei ha ceduto quasi 400 punti a quota 16.562,55. Lo yen è tornato a rafforzarsi progressivamente da ieri, quasi l'1,5% al cambio col biglietto verde, oscillando intorno a quota 109, complice la vulnerabilità del dollaro e la flessione registrata dai prezzi del greggio.