Brexit torna a fare paura. Milano perde il 2,2%, banche e Telecom nel mirino
Raffaele Ricciardi
(imagoec)
L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione dispiega il suo impatto sull'immobiliare: quattro fondi Uk costretti al congelamento dopo una valanga di ordini di vendita. Male gli ordini all'industria in Germania: al palo a maggio. Monte dei Paschi continua a essere osservata speciale degli investitori: si attende un intervento pubblico in accordo con la Ue. Rally dei beni rifugio
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MILANO - Continua il doppio fuoco sui mercati finanziari, con le banche italiane a tenera alta l'attenzione - sia nella Penisola che all'estero - e l'onda lunga della Brexit a preoccupare gli osservatori. I listini europei chiudono ancora in ribasso: Francoforte perde l'1,67%, Parigi l'1,88% e Londra - che in un primo momento era in positivo - cede l'1,25%. A Milano le vendite aumentano nella seconda parte di seduta e alla fine il Ftse Mib segna un calo del 2,26%, maglia nera europea, con Telecom Italia pesante (-10,8%) in scia alle mosse di Niel in Italia. Anche le banche perdono terreno nel pomeriggio, con l'indice di settore che lascia sul parterre quasi 2 punti percentuali dopo un buon avvio. Le istituzioni finanziarie italiane non sono le uniche a soffrire: Deutsche Bank scende per la prima volta nella sua storia sotto i 12 euro, le banche inglesi riportano pesanti perdite. Contrastata, ma in recupero, Wall Street: quando gli scambi europei si avviano a conclusione, il Dow Jones cede lo 0,1%, come l'S&P 500, mentre il Nasdaq gira in rialzo dello 0,4%. A fine giornata New York chiude con il Dow Jones in rialzo dello 0,44% a 17.918,62 punti e il Nasdaq che guadagna lo 0,75% a 4.859,16 punti. Positivo anche lo S&P che chiude a +0,54% a 2,099,73 punti.
Sul versante bancario domestico, la situazione si è avvitata dopo l'emersione di una lettera Bce indirizzata a Siena, con la quale si chiede di fare pulizia di una decina di miliardi di sofferenze dal bilancio, nell'arco di un triennio. La notizia ha abbattuto il titolo Mps, capace di scendere rapidamente sotto il miliardo di capitalizzazione ai nuovi minimi storici. Oggi l'azione trova un rimbalzo (+6%), anche grazie allo stop alle vendite allo scoperto da parte della Consob. Il governo è ora impegnato in trattative con la Ue che a breve dovrebbero portare a un intervento con garanzia pubblica per puntellare il capitale della banca senese. Il perno dell'operazione potrebbe tornare ad essere il fondo Atlante, già intervenuto sulle banche venete, rafforzato con un'iniezione di capitale da 5-6 miliardi che gli permetta di acquistare alcuni pacchetti di sofferenze dal Monte e garantirne l'eventuale aumento di capitale che si rendesse necessario in caso di svalutazioni eccessive di quegli stessi crediti scaduti. Anche lo scudo da 150 miliardi aperto con l'approvazione della Commissione per fornire immediata liquidità è pronto ad attivarsi: come ricostruisce Repubblica in edicola, potrebbe servire per garantire l'emissione di bond convertendi che avrebbero effetti sulla patrimonializzazione dell'istituto toscano.
In attesa di questi sviluppi (il tempo stringe anche perché a fine mese l'Eba pubblicherà gli stress test che potrebbero essere negativi per Mps), i mercati internazionali si preoccupano ancora di digerire il difficile esito del referendum Uk sull'uscita dall'Unione europea. Complice l'instabilità del mondo del credito europeo (non solo le banche italiane, ma anche quelle estere sono vendute in questi giorni), nelle ultime sedute è tornato il clima cupo nelle sale operative. Un clima che ha il suo rovescio nella corsa dei beni rifugio, come l'oro e i titoli di Stato più solidi, mentre la sterlina è precipitata ai minimi dal 1985 sotto 1,3 dollari. Dopo il rally della scorsa settimana, sostenuto dalla promessa di liquidità da parte delle banche centrali, le azioni globali hanno ripreso il sentiero della discesa insieme all'accresciuta consapevolezza che il tema sarà lungo, di difficile gestione e che i suoi effetti economici saranno importanti. Il settore immobiliare britannico è sottosopra: quattro fondi del real estate hanno scelto la via del congelamento, sotto la pressione degli investitori che chiedevano di uscire. Mario Draghi, che a Francoforte ha aperto l'ottava conferenza di statistica della Bce, non ha dedicato passaggi sui temi caldi di queste giornate ma si è limitato a ribadire l'importanza "della condivisione dei dati tra le autorità".
Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si restringe poco sopra 140 punti, dopo aver chiuso ieri a quota 143. Il tasso è in calo all'1,23%, mentre prosegue la discesa in territorio negativo del rendimento del Bund a dieci anni (-0,2%). Le prospettive per un ennesimo rinvio del rialzo dei tassi Fed hanno fatto crescere la massa di titoli pubblici che rendono meno di zero: sono più di 10mila miliardi, e considerando che alcune Banche centrali ne stanno aquistando direttamente sui mercati, si tratta di materiale che scarseggia per i professionisti del reddito fisso.
In viola e blu, l'andamento dei rendimenti dei decennali rispettivamente tedesco e giapponese, con il calo sotto zero accentuato dopo il referendum sulla Brexit. In bianco il rendimento medio del paniere Bloomberg sui titoli sovrani dei Paesi sviluppati
L'euro chiude poco mosso, in lieve recupero sul biglietto verde a 1,1067 dollari e in ulteriore calo rispetto allo yen, a quota 111,59. La moneta nipponica continua a essere acquistata dagli investitori in cerca di beni rifugio, con il dollaro in flessione a 100,91 yen. La sterlina arrretra a 1,2892 dollari dopo aver aggiornato a 1,2795 dollari il proprio minimo da 31 anni. In Asia gli scambi sono stati negativi per la seconda giornata di fila: i timori per l'impatto della Brexit e lo yen forte hanno penalizzato la Borsa di Tokyo, che ha lasciato sul parterre l'1,85% a 15.378,99 punti.
A un clima di per sé instabile si sono aggiunte stamane indicazioni poco rassicuranti dal fronte macroeconomico. Gli ordini all'industria in Germania a maggio hanno infatti registrato una variazione nettamente inferiore alle attese: la crescita è stata pari a zero rispetto alle attese degli analisti per un aumento dello 0,8 per cento rispetto ad aprile. Su base annua gli ordini all'industria, secondo i dati ufficiali del Ministero dell'Economia, sono cresciuti del 3,7%. Sorprende anche la composizione del dato: gli ordini provenienti dall'estero sono cresciuti dell'1,4% mentre la domanda interna è stata fiacca con un calo dell'1,9% su base mensile. Proprio sulla domanda interna, ormai da anni, gli osservatori internazionali e la Ue spingono perché Berlino riesca a imprimere un cambio di passo. Negli Usa il deficit commerciale americano sale in maggio del 10% a 41,1 miliardi di dollari. Il dato è peggiore della attese degli analisti, che scommettevano su un rosso da 40 miliardi di dollari. Le esportazioni sono calate dello 0,2% a 182,35 miliardi di dollari. Le importazioni sono salite dell'1,6% a 223,50 miliardi di dollari (l'agenda dei mercati).
I prezzi del petrolio si stabilizzano dopo una forte discesa. Sui mercati il timore di impatto negativo della Brexit spinge gli investitori a premiare gli asset difensivi e penalizza il greggio: a New York, quando terminano gli scambi in Europa il greggio Wti perde lo 0,2% a 46,5 dollari al barile. Le quotazioni dell'oro si sono invece portate ai massimi da due anni sui persistenti timori del dopo Brexit: il prezzo del metallo prezioso ha toccato 1.373,8 dollari l'oncia.