Economia

La Fed vede meno rischi per l'economia, ma resta cauta sui tassi. Borse deboli

Come da attese, la Banca centrale Usa non ha toccato i tassi ma segnalato gli elementi di rafforzamento dell'economia Usa. Stretta a settembre, analisti divisi: il dollaro perde quota. Attesa per il risultato degli stress test sulle banche, che arriverà domani sera. Disoccupazione stabile in Germania, tiene la fiducia nell'Eurozona dopo Brexit

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MILANO - La Federal Reserve ha confermato l'approccio cauto al rialzo dei tassi di interesse, nonostante abbia anche riconosciuto che le nubi sull'economia si sono diradate, e il dollaro ha preso atto della posizione ancora accomodante trattando al ribasso. I listini europei chiudono deboli, in scia all'Asia e in assenza di spunti di rilievo da parte di Wall Street: Milano è la peggiore e perde il 2,02%, Parigi lima lo 0,59%, Francoforte lo 0,43% e Londra lo 0,44%. Contrastata Wall Street: quando i mercati europei chiudono, il Dow Jones cede lo 0,4% e il Nasdaq è invariato. A fine giornata il Dow Jones cede lo 0,09% a 18.456,35 punti, il Nasdaq è in rialzo dello 0,30% a 5.154,98 punti. Positivo anche lo S&P che guadagna lo 0,16% a 2.170,06 punti.

A Piazza Affari giornata negativa per le banche: il titolo caldo resta Mps, in controtendenza rispetto al comparto del credito, e giunto ormai alla vigilia della pubblicazione degli stress test da parte dell'Eba e alla stretta finale per approvare la vendita di 10 miliardi di sofferenze e un aumento di capitale che potrebbe arrivare a 5 miliardi. Svolta in Acea, con i francesi di Suez proiettati verso il primo posto tra gli azionisti privati al posto di Caltagirone, dal quale rilevano un pacchetto di titoli. Da segnalare anche la rivoluzione nella catena di controllo di Moncler, con due nuovi soci internazionali, mentre Saipem è coperta dalle vendite dopo la revisione al ribasso delle stime per il 2016. Ancora scintille intorno a Rcs, con i soci storici che hanno fatto ricorso al Tar contro la decisione Conob di non sospendere l'Opas di Cairo.

L'agenda macroeconomica presenta dati importanti dalla Germania: il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 6,1% a luglio rispetto al mese precedente. L'inflazione è salita dello 0,3% mensile e dello 0,4% annuo. A luglio, intanto, l'indice Esi della Commissione europea che misura la fiducia nell'economia di business e consumatori è aumentato di 0,2 punti portandosi a quota 104,6 punti nonostante il voto britannico a favore dell'uscita dalla Ue. Bene anche l'indice Bce - che si limita alla fiducia del business - ed è aumentato di 0,17 punti portandosi a quota +0,39 punti. Il Centro studi Confindustria ha rilevato un incremento della produzione industriale italiana dello 0,2% in luglio su giugno, quando è stata stimata una crescita dello 0,2% su maggio. Negli Usa sono andate peggio delle attese le richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione, salite di 14mila unità, mentre il deficit commerciale di giugno è salito a 63,3 miliardi contro un'attesa di 61,1 miliardi.

Lo spread tra Btp e Bund risale verso 130 punti base, per effetto soprattutto della discesa del rendimento dei titoli tedeschi. Il decennale italiano, infatti, rende meno dell'1,2% sul mercato secondario. L'euro prosegue il rialzo nei confronti del dollaro: la moneta unica, che già in mattinata aveva aperto in rialzo, chiude attorno a 1,1102 dollari contro 1,1062 dollari di ieri sera. Nel frattempo sono calati ai minimi storici i rendimenti per i titoli di Stato assegnati oggi in asta dal Tesoro: sono stati venduti Btp a 10 anni per 4,5 miliardi (a fronte di richieste per 5,76 miliardi) con un tasso in calo di 12 punti base all'1,24%, ripetendo il minimo storico già toccato lo scorso marzo; assegnati due miliardi di Btp a 5 anni (3,27 miliardi le richieste) con un rendimento al nuovo minimo storico dello 0,26% (-7 punti base). Sui minimi anche il Ccteu collocato per 2 miliardi a fronte di una domanda pari a 3 miliardi di euro: il rendimento lordo del titolo settennale a tasso variabile si è attestato allo 0,38% a seguito di una flessione di 19 punti base.

Ieri la Banca centrale Usa ha usato toni incoraggianti per l'economia americana, che cresce a passo "moderato" con un mercato del lavoro che si è "rafforzato". Secondo l'istituto guidato da Janet Yellen, "i rischi di breve termine all'outlook economico sono diminuiti" segno che la brexit non preoccupa. Gli analisti restano però divisi nel determinare se la Fed abbia segnalato o meno una futura stretta a settembre. In Giappone è attesa per domani la revisione della politica monetaria della BoJ, che potrebbe fare da secondo pilastro al piano di rilancio del premier Shinzo Abe che vale oltre 260 miliardi di dollari.

Chiusura in calo per la Borsa di Tokyo con l'indice Nikkei che scende dell'1,13% a quota 16.476,84 punti. Tra le materie prime, alla chiusura dei mercati europei l'oro torna a scendere dopo il forte aumento sui mercati asiatici: il lingotto spot segna una flessione dello 0,2% a 1.337 dollari l'oncia. Il petrolio è ancora in flessione, dopo le forti vendite delle ultime sedute accentuate con la crescita inattesa delle scorte Usa. Al termine della giornata borsistica nel Vecchio continente il Wti e il Brent cedono l'1,3%, rispettivamente a 41,4 e 42,9 dollari al barile.