Economia

Le Borse Ue s'indeboliscono con Wall Street. Attesa per il lavoro Usa

Pesa anche il pessimismo del Fmi sulla crescita: Milano cede lo 0,1%. Domani verrà diffuso il rapporto sull'occupazione negli Stati Uniti: se la disoccupazione calasse al 4,8% si avvicinerebbe la stretta monetaria. Secondo i future sui Fed funds però è difficile che Janet Yellen alzi i tassi a settembre, più probabile che aspetti dicembre

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MILANO - Le Borse europee chiudono deboli con Wall Street e le preoccupazione del Fmi sulla crescita, dopo una mattinata in buon rialzo al traino delle banche e in attesa del rapporto sull'occupazione negli Stati Uniti che verrà diffuso domani. I volumi rimangono sottili in vista del dato, con i trader che da un lato stanno rientrando dalle vacanze e dall'altro preferiscono aspettare prima di prendere posizione. Ad agosto il settore privato ha creato 177 mila posti, più dei 175 mila attesi. Se domani veranno confermate le stime e la disoccupazione dovesse calare al 4,8% è probabile che scattino le vendite su tutti i listini azionari: in quel caso, infatti, gli addetti ai lavori danno per scontato un rialzo dei tassi Usa nella prossima riunione della Fed in agenda il 20 e 21 settembre. Tuttavia, secondo i future sui Fed Funds - usati per anticipare le decisione di politica monetaria americana - la prima stretta non dovrebbe arrivare prima di dicembre.

Piazza Affari è l'ultima a girare in negativo, grazie alla tenuta del comparto bancario, e alla fine cede lo 0,12%. Bene Unicredit che non sembra risentire - come Generali - dell'uscita dal titolo dall'Eurostoxx 50. Da segnalare la decisione del Tar di confermare la posizione della Consob sull'Opas di Cairo su Rcs: l'offerta non va sospesa. Londra segna un ribasso dello 0,52% finale, Parigi tiene a +0,03% e Francoforte lima lo 0,55%. Come accennato, Wall Street tratta debole, anche se riesce a chiudere in leggero rialzo in attesa che siano resi noti i dati mensili sui nuovi occupati. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,10% a quota 18.419,30; l'indice S&P 500 è rimasto piatto sullo 0,00% chiudendo a 2.170,86 punti; mentre il Nasdaq è cresciuto dello 0,27% a 5.227,21 punti.

Sull'andamento delle Borse pesa anche il pessimismo del Fmi sulla crescita: definisce "deboli" le prospettive in un documento preparato in vista del G20 di Hangzhou. Testo che cita anche le banche italiane, indicandole come oggetto di particolare tensione sui mercati.

L'euro chiude in lieve rialzo a 1,1193 dollari e 115,35 yen: dopo i forti ribassi dei giorni scorsi, la divisa nipponica recupera qualche punto sul biglietto verde a 103,03 yen. Lo spread tra Btp e Bund tratta in calo a 119 punti base (era a 121 punti alla chiusura di ieri). Il rendimento sul titolo italiano è all'1,15%. I dati diffusi da Bankitalia certificano quanto la cura dei tassi negativi della Bce stia facendo bene ai costi del debito tricolore: ad agosto il Rendistato, ovvero il rendimento medio ponderato di un paniere di titoli di Stato, calcolato da via Nazionale è sceso allo 0,661% dallo 0,727% di luglio. Si tratta di un valore praticamente dimezzato rispetto all'1,266% calcolato ad agosto 2015.

Sul fronte macroeconomico si registrano gli indici Pmi sul settore manifatturiero, anticipatori dell'attività economica attraverso le interviste ai direttori degli acquisti delle aziende. In Germania l'indicatore si attesta a 53,6 punti come da attese (sopra 50 punti si indica espansione economica) mentre in Italia scende ai minimi da 20 mesi scivolando a 49,8 punti. Migliora l'andamento del fabbisogno statale: ad agosto è risultato di 6,7 miliardi, dai 7,8 del 2015. Raffica di dati dagli Stati Uniti, in vista del rapporto sull'occupazione di domani: le richieste di sussidi sono salite di 2mila unità a quota 263mila, facendo meglio delle attese. Contrastanti gli altri dati: la produttvità del secondo trimestre è scesa dello 0,6%, come da aspettative, ma il costo del lavoro è salito del 4,3%, più del previsto. Delude l'indicatore Ism sul manifatturiero, che scivola sotto quota 50 a 49,4 punti in agosto; inferiore alle aspettative anche l'andamento dell'edilizia a luglio, con la spesa per le costruzioni piatta. A mercati europei chiusi, infine, arriveranno i dati sulle immatricolazioni auto di agosto per l'Italia.

In Cina, nel frattempo, il Pmi manifatturiero cinese, misurato dall'istituto indipendente Caixin, è sceso in agosto a 50 da 50,6 in luglio. "La produzione e le nuove commesse hanno rallentato in agosto mentre le vendite all'export hanno registrato un nuovo ribasso" afferma la nota dell'istituto indipendente. Il governo cinese, invece, tramite l'ufficio di statistica rende noto che l'indice ufficiale è rimbalzato in agosto a 50,4 da 49,9 in luglio. Secondo l'ufficio cinese di statistica si tratta del dato più alto dall'ottobre 2014.

In mattinata la Borsa di Tokyo ha terminato le contrattazioni in leggero rialzo, seguendo le chiusure all'insegna della cautela di Wall Street e le maggiori piazze europee: l'indice Nikkei segna un lieve aumento dello 0,23% a quota 16.926.84. Non ha aiutato le contrattazione il settore manifatturiero che ad agosto ha registrato una nuova contrazione anche se minore rispetto a luglio. L'indice dei manager d'acquisto mostra un 49,5 per agosto che rappresenta il dato migliore dallo scorso febbraio. A luglio l'indice si era attestato a 49,3. Nel dettaglio la produzione registra un incremento per la prima volta da febbraio e i nuovi ordini sono ancora in calo ma al ritmo più lento degli ultimi sei mesi.

Sul fronte delle materie prime, alla chiusura dei mercati europei il prezzo del petrolio tratta in netto calo a New York, dove le quotazioni perdono il 2,5% sotto quota 44 dollari al barile. Poco mosso l'oro, con il metallo sport sopra 1.311 dollari l'oncia.