MILANO - Seduta contrastata per le Borse europee dopo la difficile vigilia caratterizzata dal crollo del petrolio - che neppure oggi riesce a rialzare la testa - e dai dubbi sulle prossime mosse della Fed. In vista della riunione del 20 e 21 settembre continua ad aumentare l'incertezza: dopo l'intervento dei falchi che auspicano una stretta già a fine mese, lunedì è intervenuta la "colomba" Lael Brainard augurandosi che la Fed pazienti ancora in materia di tassi. Si salva così Londra che chiude in rialzo dello 0,12%, Francoforte cede lo 0,08%, mentre Parigi lascia sul parterre lo 0,39%. Milano si ferma poco sotto la parità a -0,05%. Sotto i riflettori Mps che perde il 2% dopo una sospesa per eccesso di ribasso nel giorno in cui il cda è chiamato a nominare Marco Morelli amministratore delegato del gruppo. Prosegue il rialzo Wall Street: quando chiudono i mercati europei il Dow Jones guadagna lo 0,3% come l'S&P 500, mentre il Nasdaq recupera lo 0,7%.
Sul fronte macroeconomico l'Italia resta in deflazione dopo che in Francia i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,3% congiunturale e dello 0,2% su anno, secondo i dati pubblicati dall'Insee che hanno confermato le precedenti stime. L'aumento dipende fondamentalmente dal balzo dei prezzi dei prodotti manifatturieri e di servizi legati al turismo; anche i prezzi degli alimentari continuano a salire leggermente. L'inflazione di fondo (al netto dell'energia) è stabile e aumenta dello 0,4% su anno.
A luglio, intanto, la produzione industriale europea ha subito una brusca frenata: secondo Eurostat, il dato ha registrato una flessione dell'1,1% nell'Eurozona e dell'1% nell'Ue a 28 paesi, dopo che nel mese precedente era aumentata rispettivamente dello 0,8% e dello 0,7%. Se si considera l'andamento annuale, la flessione di luglio ha fatto tornare il segno meno anche al confronto rispetto a 12 mesi prima: rispettivamente, il dato è sceso dello 0,5% e dello 0,1%.
L'euro chiude a 1,1256 dollari, in lieve rialzo rispetto alle quotazioni dell'apertura. Debole la valuta nipponica in attesa della riunione della Banca del Giappone: euro/yen a 115,40 e dollaro/yen a 102,14. Perde terreno lo yen che quota attorno alla soglia di 103 (-0,3% a 102,89) a seguito delle aspettative dell'adozione di una politica monetaria più accomodante da parte della Bank of Japan alla prossima riunione del 20 settembre, mentre la Fed Usa sta valutando un rialzo dei tassi. Invariato a quota 125 punti base lo spread, mentre il rendimento dei Btp è pari all'1,29%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,69% a causa delle pressioni ribassiste - sia pure di contenuta efficacia - dopo che il calo dei prezzi petroliferi ha contribuito a un sensibile arretramento dei corsi a Wall Street e in presenza di tendenze alle vendite anche sui mercati obbligazionari. Deludente anche la produzione industriale nipponica che a luglio ha segnato un calo del 4,2% rispetto allo stesso mese del 2015, maggiore sia della flessione dell'1,5% registrata a giugno sia del -3,8% previsto dagli analisti. Continuano, inoltre, le incognite sulle strategie della Banca del Giappone: da ultimo, le indiscrezioni segnalano che la Boj potrebbe portare in territorio ulteriormente negativo i tassi di riferimento, nonostante l'opposizione delle grandi istituzioni finanziarie e la contrarietà dell'opinione pubblica.
Sul fronte delle materie prime, dopo il crollo della vigilia, il petrolio resta debole e senza rimbalzi: il greggio Wti viene scambiato così a 45,13 dollari, mentre il Brent del Mare del Nord passa di mano a 47,27 dollari. In discesa anche il prezzo dell'oro: i mercati valutano le prossime mosse della Federal Reserve Usa e un suo possibile rialzo dei tassi. Il metallo con consegna immediata scende dello 0,4% a 1314 dollari l'oncia.
Sul fronte macroeconomico l'Italia resta in deflazione dopo che in Francia i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,3% congiunturale e dello 0,2% su anno, secondo i dati pubblicati dall'Insee che hanno confermato le precedenti stime. L'aumento dipende fondamentalmente dal balzo dei prezzi dei prodotti manifatturieri e di servizi legati al turismo; anche i prezzi degli alimentari continuano a salire leggermente. L'inflazione di fondo (al netto dell'energia) è stabile e aumenta dello 0,4% su anno.
A luglio, intanto, la produzione industriale europea ha subito una brusca frenata: secondo Eurostat, il dato ha registrato una flessione dell'1,1% nell'Eurozona e dell'1% nell'Ue a 28 paesi, dopo che nel mese precedente era aumentata rispettivamente dello 0,8% e dello 0,7%. Se si considera l'andamento annuale, la flessione di luglio ha fatto tornare il segno meno anche al confronto rispetto a 12 mesi prima: rispettivamente, il dato è sceso dello 0,5% e dello 0,1%.
L'euro chiude a 1,1256 dollari, in lieve rialzo rispetto alle quotazioni dell'apertura. Debole la valuta nipponica in attesa della riunione della Banca del Giappone: euro/yen a 115,40 e dollaro/yen a 102,14. Perde terreno lo yen che quota attorno alla soglia di 103 (-0,3% a 102,89) a seguito delle aspettative dell'adozione di una politica monetaria più accomodante da parte della Bank of Japan alla prossima riunione del 20 settembre, mentre la Fed Usa sta valutando un rialzo dei tassi. Invariato a quota 125 punti base lo spread, mentre il rendimento dei Btp è pari all'1,29%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dello 0,69% a causa delle pressioni ribassiste - sia pure di contenuta efficacia - dopo che il calo dei prezzi petroliferi ha contribuito a un sensibile arretramento dei corsi a Wall Street e in presenza di tendenze alle vendite anche sui mercati obbligazionari. Deludente anche la produzione industriale nipponica che a luglio ha segnato un calo del 4,2% rispetto allo stesso mese del 2015, maggiore sia della flessione dell'1,5% registrata a giugno sia del -3,8% previsto dagli analisti. Continuano, inoltre, le incognite sulle strategie della Banca del Giappone: da ultimo, le indiscrezioni segnalano che la Boj potrebbe portare in territorio ulteriormente negativo i tassi di riferimento, nonostante l'opposizione delle grandi istituzioni finanziarie e la contrarietà dell'opinione pubblica.
Sul fronte delle materie prime, dopo il crollo della vigilia, il petrolio resta debole e senza rimbalzi: il greggio Wti viene scambiato così a 45,13 dollari, mentre il Brent del Mare del Nord passa di mano a 47,27 dollari. In discesa anche il prezzo dell'oro: i mercati valutano le prossime mosse della Federal Reserve Usa e un suo possibile rialzo dei tassi. Il metallo con consegna immediata scende dello 0,4% a 1314 dollari l'oncia.