MILANO - Petrolio e banche zavoranno i mercati, ma poi Wall Street cambia verso alla giornata. Ad affossare i titoli finanziari in mattinata era stata la notizia che decine di hedge fund, storici partner di Deutsche Bank, avevano spostato i loro asset presso altre banche per ridurre l'esposizione verso l'istituto tedesco, le cui condizioni finanziarie sono state giudicate precarie dal mercato dopo la maxi-multa da 14 miliardi di dollari. Sul finale di seduta, complice l'apertura positiva di Wall Street, ha prevalso l'ipotesi di una riduzione a un terzo della multa attraverso un patteggiamento da 5,4 miliardi di dollari.
Sul fronte del greggio, invece, dopo l'accordo a sorpresa raggiunto al vertice informale dell'Opec di Algeri, i prezzi sono tornati a calare. I paesi del cartello hanno trovato un'intesa per limitare a 32,5 milioni di barili al giorno la produzione, tagliandola di 750mila barili: l'accordo verrà perfezionato a fine novembre a Vienna, ma i mercati cominciano ad interrogarsi sui dettagli poiché non è chiaro quali saranno le nuove quote che spetteranno ai singoli Paesi, specie quelli, come Iran, Iraq, Nigeria e Libia che non intendono diminuire le proprie produzioni, ma anzi puntano a incrementare il loro output. A New York, tuttavia, il petrolio è in lieve rialzo: Wti avanza di 12 cent a 47,95 dollari.
A Wall Street il Dow Jones guadagna lo 0,90%, il Nasdaq lo 0,81% e l'indice S&P500 lo 0,79%. In Europa, dopo una giornata in rosso, Milano chiude in rialzo dello 0,38%, Francoforte guadagna l'1%, Parigi lo 0,1%, mentre Londra si ferma poco sotto la parità. L'euro termina la seduta in rialzo sopra 1,12 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,1242 dollari e 113,58 yen. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi è in lieve calo a 130 punti contro i 133 punti della chiusura di ieri. Il rendimento è all'1,18%.
Sul fronte macroeconomico, in Italia è stato pubblicato il dato sulla disoccupazione ferma all'11,4% ad agosto e quello sull'inflazione che ha mostrato un rialzo dello 0,1% a settembre, facendo uscire, secondo le stime provvisiorie, il Paese dalla deflazione. In Francia a settembre l'indice dei prezzi è sceso dello 0,2% rispetto ad agosto, ma è salito dello 0,4% sullo stesso periodo del 2015. La spese delle famiglie transalpine, invece, sono salite ad agosto dello 0,7% dopo quattro mesi consecutivi di cali. In Germania le vendite al dettaglio tedesche sono scese dello 0,4% su mese ad agosto, peggio delle attese, e salite del 3,7% su anno. Negli Usa i redditi personali sono
saliti dello 0,2% mensile e le spese per i consumi personali dello 0,1%, contro un atteso +0,2% per entrambe le voci. Il Pce, l'indice dei prezzi basato sulle spese personali è aumentato ad agosto dell'1% annuale, dopo il +0,8% di luglio, mentre il Pce core avanza dell'1,7% contro l'1,6% di luglio.
Preoccupa, invece, la situazione del Giappone dove nonostante le misure straordinarie messe in atto dalla Banca centrale prosegue la deflazione. I prezzi al consumo ad agosto sono calati dello 0,5% annuale, dopo il -0,4% di luglio, registrando per il sesto mese consecutivo il segno meno. La discesa è in gran parte legata al calo del prezzo del petrolio, arretrato di oltre il 10% rispetto a un anno fa. Inoltre, è dalla primavera del 2014 che in Giappone i consumi delle famiglie sono in calo e ad agosto sono arretrati del 4,6% annuale, contro il -2,1% atteso dagli analisti. La produzione industriale in compenso è salita dell'1,5% mensile ad agosto, dopo il -0,4% di luglio. Come se non bastasse, il tasso di disoccupazione nipponico è aumentato di 0,1 punti percentuali ad agosto al 3,1% (la condizione del mercato resta, tuttavia, positiva: ci sono 137 offerte di lavoro per ogni 100 domande). In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dell'1,46%, sulla scia dei deludenti dati macroeconomici di agosto e dei timori per Deutsche Bank.
Sul fronte del greggio, invece, dopo l'accordo a sorpresa raggiunto al vertice informale dell'Opec di Algeri, i prezzi sono tornati a calare. I paesi del cartello hanno trovato un'intesa per limitare a 32,5 milioni di barili al giorno la produzione, tagliandola di 750mila barili: l'accordo verrà perfezionato a fine novembre a Vienna, ma i mercati cominciano ad interrogarsi sui dettagli poiché non è chiaro quali saranno le nuove quote che spetteranno ai singoli Paesi, specie quelli, come Iran, Iraq, Nigeria e Libia che non intendono diminuire le proprie produzioni, ma anzi puntano a incrementare il loro output. A New York, tuttavia, il petrolio è in lieve rialzo: Wti avanza di 12 cent a 47,95 dollari.
A Wall Street il Dow Jones guadagna lo 0,90%, il Nasdaq lo 0,81% e l'indice S&P500 lo 0,79%. In Europa, dopo una giornata in rosso, Milano chiude in rialzo dello 0,38%, Francoforte guadagna l'1%, Parigi lo 0,1%, mentre Londra si ferma poco sotto la parità. L'euro termina la seduta in rialzo sopra 1,12 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,1242 dollari e 113,58 yen. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi è in lieve calo a 130 punti contro i 133 punti della chiusura di ieri. Il rendimento è all'1,18%.
Sul fronte macroeconomico, in Italia è stato pubblicato il dato sulla disoccupazione ferma all'11,4% ad agosto e quello sull'inflazione che ha mostrato un rialzo dello 0,1% a settembre, facendo uscire, secondo le stime provvisiorie, il Paese dalla deflazione. In Francia a settembre l'indice dei prezzi è sceso dello 0,2% rispetto ad agosto, ma è salito dello 0,4% sullo stesso periodo del 2015. La spese delle famiglie transalpine, invece, sono salite ad agosto dello 0,7% dopo quattro mesi consecutivi di cali. In Germania le vendite al dettaglio tedesche sono scese dello 0,4% su mese ad agosto, peggio delle attese, e salite del 3,7% su anno. Negli Usa i redditi personali sono
saliti dello 0,2% mensile e le spese per i consumi personali dello 0,1%, contro un atteso +0,2% per entrambe le voci. Il Pce, l'indice dei prezzi basato sulle spese personali è aumentato ad agosto dell'1% annuale, dopo il +0,8% di luglio, mentre il Pce core avanza dell'1,7% contro l'1,6% di luglio.
Preoccupa, invece, la situazione del Giappone dove nonostante le misure straordinarie messe in atto dalla Banca centrale prosegue la deflazione. I prezzi al consumo ad agosto sono calati dello 0,5% annuale, dopo il -0,4% di luglio, registrando per il sesto mese consecutivo il segno meno. La discesa è in gran parte legata al calo del prezzo del petrolio, arretrato di oltre il 10% rispetto a un anno fa. Inoltre, è dalla primavera del 2014 che in Giappone i consumi delle famiglie sono in calo e ad agosto sono arretrati del 4,6% annuale, contro il -2,1% atteso dagli analisti. La produzione industriale in compenso è salita dell'1,5% mensile ad agosto, dopo il -0,4% di luglio. Come se non bastasse, il tasso di disoccupazione nipponico è aumentato di 0,1 punti percentuali ad agosto al 3,1% (la condizione del mercato resta, tuttavia, positiva: ci sono 137 offerte di lavoro per ogni 100 domande). In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dell'1,46%, sulla scia dei deludenti dati macroeconomici di agosto e dei timori per Deutsche Bank.