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L'economia attende risposte urgenti: serve un governo efficiente, subito

Le agenzie di rating hanno spostato il tiro sull'Italia, le banche devono essere puntellate. Ma sono soprattutto le vaste categorie di risparmiatori e dipendenti pubblici ad attendere risposte. Insieme all'Europa, che non vuole vederci mollare la presa sulla riduzione del debito
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Due delle tre sorelle, Moody' e Fitch, hanno già cominciato a volteggiare minacciose sull'Italia. Si sono levate in volo appena conosciuto il risultato delle urne, ammonendo su instabilità politica, crescita debole e rischi per il sistema bancario. Sebbene lo spread stia tranquillo, soprattutto per l'azione di Mario Draghi che tiene ancora aperto il suo ombrello della cui protezione beneficia l'Italia, non può sfuggire l'importanza e l'urgenza della "variabile economica" nell'ambito dell'attuale crisi di governo.

La questione del Monte dei Paschi, per il quale si parla sempre con maggiore insistenza di un intervento dello Stato, non può risolversi senza un governo dotato di autorevolezza: non è detto infatti che il passaggio sarà semplice e scontato. Il negoziato con l'Europa non è finito: la legge di Stabilità, sebbene approvata rapidamente e con doppia fiducia, è ancora sott…
Due delle tre sorelle, Moody' e Fitch, hanno già cominciato a volteggiare minacciose sull'Italia. Si sono levate in volo appena conosciuto il risultato delle urne, ammonendo su instabilità politica, crescita debole e rischi per il sistema bancario. Sebbene lo spread stia tranquillo, soprattutto per l'azione di Mario Draghi che tiene ancora aperto il suo ombrello della cui protezione beneficia l'Italia, non può sfuggire l'importanza e l'urgenza della "variabile economica" nell'ambito dell'attuale crisi di governo.

La questione del Monte dei Paschi, per il quale si parla sempre con maggiore insistenza di un intervento dello Stato, non può risolversi senza un governo dotato di autorevolezza: non è detto infatti che il passaggio sarà semplice e scontato. Il negoziato con l'Europa non è finito: la legge di Stabilità, sebbene approvata rapidamente e con doppia fiducia, è ancora sotto il giudizio dei partner che è sospeso solo perché è in atto la crisi di governo. Se si guarda più in avanti, ai primi mesi del prossimo anno, emerge un nodo ancora più serio: verrà esaminata la procedura d'infrazione sul nostro debito. Sarebbe il primo paese europeo a subirla e non sarebbe una bella cosa: qualche segnale di rallentamento nella crescita del nostro immenso fardello c'è, ma è chiaro che per farlo valere nel negoziato a Bruxelles ci vuole forza politica e solidi argomenti tecnici.

Senza contare la questione della crescita. Chiunque abbia dato un'occhiata alle cifre delle ultime settimane sa bene che siamo in mezzo al guado: il terzo trimestre è andato bene, i Tir hanno ricominciato a solcare le autostrade, l'Istat dice cha abbiamo già in tasca lo 0,9 per cento di crescita, cifra magra ma superiore alle stime del governo in uscita. Così ogni dato negativo allarma: come quello del superindice Ocse che vede un rallentamento già da ottobre. Inutile dire che la crescita è l'impegno più importante e che senza una adeguata cura del terreno il raccolto non può che essere deludente.

La politica ha naturalmente bisogno dei suoi tempi e della giusta riflessione, ma anche i cittadini attendono. Ad esempio gli statali, che dopo sette anni senza contratto, dopo aver firmato un sudato accordo, ora rischiano di veder sfuggire il traguardo dopo l'ultima curva. Oppure la platea del popolo delle banche: dagli obbligazionisti subordinati ai soci delle popolari che aspettano sentenze della Consulta e provvedimenti del governo. Oppure il mondo dell'amministrazione fiscale, impegnata nella lotta all'evasione, che attende certezze sulla operazione di abolizione di Equitalia. Per ora possono tirare un sospiro di sollievo solo i furbetti del cartellino: serve infatti un governo perché venga sanato il decreto anti-assenteismo azzoppato, insieme alla riforma Madia, dalla Corte costituzionale.