Serve ancora tempo, all'Europa, per definire il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia a seguito dell'invasione dell'Ucraina, che comprende l'embargo al petrolio di Mosca. Anche la riunione domenicale degli ambasciatori dell'Unione europea (Coreper) sulle nuove misure si è conclusa senza un accordo e dunque il via libera slitta alla prossima settimana.
"Le discussioni iniziate mercoledì hanno fatto registrare progressi importanti sulla maggioranza delle misure, resta ancora del lavoro da fare, sulla base del principio di solidarietà europea, per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti per gli Stati membri con oggettive difficoltà infrastrutturali", spiega una fonte diplomatica europea. Per la prossima settimana sono previsti "contatti a tutti i livelli tra presidenza, Commissione e Stati membri coinvolti per individuare una soluzione complessiva in vista dell'adozione del sesto pacchetto nei prossimi giorni", spiega ancora la fonte citata dall'Ansa. "Non vi sono divisioni tra Stati membri, solo questioni tecniche legate alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla riconversione infrastrutturale", viene precisato.
Come ricostruito nelle ultime ore, quando era emersa la strada del rinvio, l'opzone di prendere qualche giorno in più è maturata anche in considerazione del timing del pacchetto, ovvero della prossima (lunedì 9 maggio) Festa putiniana della vittoria sul nazismo, e anche considerando che nel frattempo ci sarà il summit del G7 in videoconferenza (in presenza si terrà alla fine di giugno in Germania). Il timore delle cancellerie europee è quello di definire misure che, col senno di poi, tra un paio di giorni risultino già superate dagli eventi. Meglio aspettare di capire cosa avrà da dire il leader russo in quella occasione ufficiale (e senz'altro di propaganda), e anche tenere in considerazione quello che il presidente Usa, Joe Biden, metterà sul tavolo del G7 per agire in maniera coordinata.
Al momento non è stata ancora calendarizzata una nuova riunione degli ambasciatori.
Un nodo centrale resta poi quello dei Paesi dell'Est, in particolare dell'Ungheria. Nelle ultime tornate negoziali è cresciuto l'ottimismo circa il placet di Orban, al quale verrebbe comunque garantito un piano soft: per Budapest, la Slovacchia e la Repubblica Ceca l’embargo è infatti previsto per il 2025, ancora da capire se a inizio o a metà anno. Anche la Bulgaria, in pressing per un simile trattamento, potrebbe ricevere la stessa deroga. Così come, questi Paesi, dovrebbero incassare anche garanzie dal punto di vista economico-finanziario ed essere compensate per lo sforzo di adeguamento alle loro infrastrutture petrolifere che sarà richiesto con la chiusura del canale con Mosca.
Secondo quanto riferito da un diplomatico di Bruxelles, bisogna ancora "lavorare per finalizzare, in uno spirito di solidarietà, le garanzie che sono necessarie per l'approvvigionamento di petrolio degli Stati membri che si trovano attualmente in una situazione molto specifica per quanto riguarda l'approvvigionamento dalla Russia via oleodotto". Contatti "a tutti i livelli" proseguiranno "all'inizio della settimana", con l'obiettivo di "arrivare il più rapidamente possibile ad un accordo completo" sul sesto pacchetto. L'incontro di oggi, si precisa, è stato comunque "molto utile" per constatare che "non ci sono problemi politici in materia di embargo al petrolio". L'obiettivo ora è quello di "finalizzare il pacchetto all'inizio della settimana". L'Alto Rappresentante dell'Ue Josep Borrell aveva detto che, se un accordo a livello tecnico non fosse stato trovato "subito", avrebbe convocato un Consiglio Affari Esteri straordinario.