BRUXELLES - Nella notte, alla fine, i leader europei riescono a trovare un punto di incontro sulle misure per contrastare la crisi energetica, soprattutto sul price cap. Ma si tratta di un accordo dai contorni tutti da definire. Il documento finale, infatti, è piuttosto vago: chiede alla Commissione di "sottoporre urgentemente decisioni concrete" su un tetto dinamico al prezzo del gas. Non indica dunque soluzioni concrete e consente a tutti di esprimere la propria soddisfazione. Certo, l'esito "politico" sembra rivolto soprattutto a evitare che l'Unione si mostrasse divisa. Il presidente del consiglio, Mario Draghi, ha dato il suo favore al pacchetto. Anche perché la sua vittoria è stata quella di aver imposto e legittimato il principio del "tetto" che fino a poche settimane fa era totalmente respinto da molti paesi del nord Europa.
Ma l'attuazione pratica delle misure è tutta verificare. La Commissione, infatti, dovrebbe avere una ventina di giorni per formulare il progetto preciso che deve passare al vaglio di un consiglio dei ministri dell'Energia e quindi essere applicato a novembre. Basti vedere l'inclusione nel documento finale - sollecitato con forza dalla Germania - che richiama l'articolo 23 della proposta avanzata la scorsa settimana dagli uffici di Ursula Von der Leyen e che sostanzialmente poneva dei limiti strettissimi al tetto: non pregiudicare gli scambi di gas fuori borsa; non pregiudicare la sicurezza dell'approvvigionamento di gas dell'Unione; non comportare un aumento del consumo di gas; essere progettato in modo tale da non incidere sui flussi di gas intra-Ue; non pregiudicare la stabilità e l'ordinato funzionamento dei mercati dei derivati ??energetici; e tenere conto dei prezzi di mercato del gas nei diversi mercati organizzati nell'Unione. Vincoli che potrebbero rendere il price cap molto ristretto o azionabile in circostanze molte contenute.
E infatti il Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha subito avvertito che "c'è ancora molto lavoro tecnico da fare, con molte questioni che non sono semplici e dovranno essere esaminate da molte persone". E ancora: sono stati definiti "parametri di riferimento precisi" sulle diverse questioni energetiche e ora il price cap "dovrà essere ulteriormente discusso dai ministri dell'Energia nelle prossime settimane". E se non ci fosse accordo in quella sede, si dovrebbe riconvocare un summit straordinario. E l'olandese Mark Rutte è stato ancora più esplicito: "Difficile" avere il price cap entro tre settimane. Tra l'altro bisogna considerare che dalla prossima settimana l'Italia, prima sostenitrice del price cap, si presenterà con un nuovo governo e nuovi ministri.
Nello stesso tempo c'è un altro aspetto che effettivamente ha aperto la strada ad un nuovo scenario: forme di aiuto che possano addirittura dar vita a un nuovo debito comune come il Recovery. E' solo un passo iniziale. Ma il fatto che proprio il tedesco Scholz abbia ammesso un "vediamo che si può fare", ha consentito di utilizzare un piccolo spiraglio. Tutto ruota sulla decisione di limitare il prezzo dell'energia elettrica. Ma come? Perché al momento il limite significa che una parte del costo viene pagato dagli Stati. E chi ha bilanci sani come la Germania può immettere liquidità nel sistema. Chi quello spazio non ha rischia di restare indietro e competere a livello industriale si un mercato distorto e senza parità di condizioni. La Commissione allora dovrà valutare la possibilità di ricorrere ad un fondo simili a l Sure, utilizzato durante la pandemia per aiutare nella lotta alla disoccupazione, o potenziare il cosiddetto RepowerEu. Si tratterebbe di prestiti che quindi andrebbero nel grande calderone del debito e non di gratuità come è accaduto per una parte del NextGenerationEu. Ma anche in questo caso soprattutto Francia e Italia hanno incassato una disponibilità di principio che prima era assente. Tenendo sempre presente che ancora i "frugali" del nord, a partire da tedeschi e olandesi, sostengono che i fondi già stanziati e inutilizzati del Sure, del RepowerEu e dello stesso Recovery possono essere dirottati sulla crisi energetica.
Gli altri sue aspetti fondamentali riguardano gli acquisti comuni che saranno obbligatori per il 15 per cento degli stoccaggi e volontari per tutto il resto. L'idea è che costituire un fronte di pagamento più largo offrirà una capacità di trattativa sul prezzo più ampia: strappare cioè delle condizioni di acquisto più favorevoli. E poi la costruzione di un nuovo indice di riferimento del prezzo del gas, in questo caso solo quello liquido Lng, che sostituisca il TTf olandese.