Lotta al nero nel Pnrr: accordi e meno controlli, la linea soft del governo
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - "La Repubblica è di chi paga le imposte", ha detto il presidente Mattarella nel discorso di Capodanno. Ma, per il governo Meloni, anche di chi non le paga o si scorda di farlo. O lo fa in parte e il resto dopo, a rate e senza o con mini sanzioni. Quest'altra Italia è la "nazione" premiata da 12 sanatorie in manovra, tra stralci, condoni, rottamazioni. E altre che potrebbero arrivare. Il motto è: "Non disturbare chi vuole fare". Come se le tasse fossero un disturbo e non servissero, parole di Mattarella, "a far funzionare l'Italia e quindi al bene comune".
Sanare dopo, accordarsi prima
Il monito del presidente non suona certo come una promozione della manovra. Piuttosto pare un avviso per quel che si prepara. Entro febbraio il governo Meloni si dice pronto a presentare la riforma del fisco. A marzo dovrà chiarire nel Def la strategia per ridurre di due punti il tax gap (distanza tra tasse dovute e inca…
ROMA - "La Repubblica è di chi paga le imposte", ha detto il presidente Mattarella nel discorso di Capodanno. Ma, per il governo Meloni, anche di chi non le paga o si scorda di farlo. O lo fa in parte e il resto dopo, a rate e senza o con mini sanzioni. Quest'altra Italia è la "nazione" premiata da 12 sanatorie in manovra, tra stralci, condoni, rottamazioni. E altre che potrebbero arrivare. Il motto è: "Non disturbare chi vuole fare". Come se le tasse fossero un disturbo e non servissero, parole di Mattarella, "a far funzionare l'Italia e quindi al bene comune".
Sanare dopo, accordarsi prima
Il monito del presidente non suona certo come una promozione della manovra. Piuttosto pare un avviso per quel che si prepara. Entro febbraio il governo Meloni si dice pronto a presentare la riforma del fisco. A marzo dovrà chiarire nel Def la strategia per ridurre di due punti il tax gap (distanza tra tasse dovute e incassate) entro il 2024 al 15,8%, obiettivo del Pnrr. In manovra si chiude col passato, rateizzando il possibile con piccole sanzioni. Il futuro, secondo il viceministro all'Economia Maurizio Leo, è questo: "Sediamoci e accordiamoci". Fisco e piccole imprese siglano il "concordato preventivo biennale": "Paga questo e io non ti controllo". Con le grandi un meccanismo simile, anche se ci vuole un accordo globale per colpire le big tech. "Il gettito delle tasse aumenterà", assicura Leo. Per ora all'appello mancano 100 miliardi di evasione all'anno. E l'incrocio delle banche dati non è stato smontato, ma neanche rafforzato.
La lotta all'evasione
La ricetta della Melonomics, l'economia in chiave Meloni, è chiara. "Non più caccia al gettito, ma vera e serrata lotta all'evasione", annunciava nel discorso sulla fiducia alla Camera. "Chi fa impresa in Italia va sostenuto e agevolato, non vessato e guardato con sospetto". E quindi colpire i grandi non i piccoli, le multinazionali non gli esercenti. Servono "regole chiare e certe, una rivoluzione culturale". E una nuova Agenzia delle Entrate "premiata per gli incassi che recupera non gli accertamenti che fa", magari per vedere chi ha il Pos e lo usa. È già così dal 2009, il cambio arrivò dal governo Berlusconi IV con Giulio Tremonti ministro dell'Economia e Giorgia Meloni ministra della Gioventù. Ma fa gioco ripeterlo, specie ora in pieno periodo di spoils system, con il vertice dell'Agenzia - guidata da Ernesto Maria Ruffini - da confermare entro il 24 gennaio o cambiare.
I condoni
I condoni
"Nella manovra non ci sono condoni, si paga il dovuto a rate, abbiamo stralciato le cartelle vecchie di 7 anni perché conviene allo Stato", si è difesa Meloni nella conferenza stampa di fine anno. In legge di bilancio c'è anche "l'assunzione di 3.900 funzionari nell'Agenzia delle entrate e una norma contro le aziende apri e chiudi, un fenomeno che vale miliardi di evasione: spiace che non l'abbiate notato", dice Meloni ai giornalisti.
E invece Bankitalia, Corte dei Conti, Ufficio parlamentare di bilancio, la commissione Ue hanno notato altro. I condoni in manovra ci sono, lo scrivono nei testi ufficiali. A partire dallo stralcio delle cartelle da 1.000 euro ciascuna (se ne ho 10 il condono arriva a 10 mila euro) che Bruxelles chiama "tax amnesty".
Contante libero
Si era tentato pure un condono penale su omesso versamento delle tasse e dichiarazione infedele. Poi il colpo di spugna è saltato, forse solo rinviato. Anche la soglia del contante portata a 5 mila euro (doveva scendere a 1.000 euro da ieri) e il tentativo poi abortito di esentare da sanzioni gli esercenti che rifiutano pagamenti col Pos fino a 60 euro sono due chiari segnali di "laissez faire". "Così si favorisce l'economia sommersa, il riciclaggio, l'evasione", hanno detto e scritto in coro gli economisti di Bankitalia (tacciati di fare gli interessi delle banche) e Upb, oltre ai giudici contabili. A San Silvestro si è aggiunto il Quirinale.