Balneari, Meloni torna allo schema Draghi. Proroga di un solo anno
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Giorgia Meloni si riprende il dossier balneari: aprendo al confronto con i partiti, ma senza più tollerare e subire impuntature che hanno portato ai rilievi del capo dello Stato. Il giorno dopo la lettera di richiamo di Sergio Mattarella, a Palazzo Chigi si studiano le soluzioni e una possibile mediazione che, tenendo in piedi una proroga (contenuta) della concessione, non vada ad urtare sulle direttive europee in materia di concorrenza. Ma non sembrano colmate le distanze fra il governo e i partiti - in particolare Forza Italia e Lega - sensibili al grido d’allarme (e agli interessi) di circa 30 mila balneari che si oppongono ai bandi.
Per dire: lunedì andrà in scena una manifestazione…
ROMA - Giorgia Meloni si riprende il dossier balneari: aprendo al confronto con i partiti, ma senza più tollerare e subire impuntature che hanno portato ai rilievi del capo dello Stato. Il giorno dopo la lettera di richiamo di Sergio Mattarella, a Palazzo Chigi si studiano le soluzioni e una possibile mediazione che, tenendo in piedi una proroga (contenuta) della concessione, non vada ad urtare sulle direttive europee in materia di concorrenza. Ma non sembrano colmate le distanze fra il governo e i partiti - in particolare Forza Italia e Lega - sensibili al grido d’allarme (e agli interessi) di circa 30 mila balneari che si oppongono ai bandi.
Per dire: lunedì andrà in scena una manifestazione organizzata da Assobalneari, La Base balneare e Confindustria Nautica, che vede fra gli invitati i due vicepresidenti del Senato, Maurizio Gasparri (FI) e il leghista Gianmarco Centinaio. "Numerose le adesioni ma il governo non c’è", annota Fabrizio Licordari, leader di Assobalneari. Gli inviti spediti a Chigi, ai ministeri del Mare, del Turismo, degli Affari europei e delle Infrastrutture, sono caduti nel vuoto.
[[ge:rep-locali:repubblica:387565757]]È una contrapposizione sulla quale ha i fari puntati l’Ue: viene data per imminente una pronuncia della Corte di giustizia europea e l’Italia rischia una procedura di infrazione. Ma Gasparri neppure ne vuole sentire parlare: "Io credo che fra guerra e crisi energetica ci siano argomenti più seri da affrontare - afferma -. Chi parla di bandi per le nuove concessioni dovrebbe anche dire con quali regole andrebbero fatti. La verità è che le coste non sono una risorsa scarsa, ci sono centinaia di chilometri di litorale libero che potrebbero essere oggetto di gara".
Ma, come dice il ministro Raffaele Fitto, "il governo non può non tener conto del richiamo del presidente Mattarella. Lavoreremo in modo compatto per trovare le soluzioni migliori e più opportune". Fonti di governo reputano a questo punto ineludibile una trattativa con la commissione europea. Con l’obiettivo di giungere comunque ai bandi - condizione imprescindibile per Bruxelles - ma portando a casa almeno qualche garanzia per gli attuali concessionari. Anche se al momento la via d’uscita più accreditata, si ragiona in ambienti parlamentari, è quella di mantenere solo la proroga secca di un anno.
A Meloni, con la copertura di Mattarella, il compito di districare la matassa. Non si ha notizia di provvedimenti d’urgenza né della convocazione di un tavolo di maggioranza. La Lega si limita a rammentare la nota diramata giovedì dal senatore Roberto Marti che fa riferimento a un tavolo istituzionale chiesto e ottenuto dal partito di via Bellerio quando si discuteva il decreto Milleproroghe: "Un tavolo - si legge - che va proprio nella direzione di approfondire il tema delle concessioni demaniali, sia nel rispetto delle norme europee che nella tutela delle nostre imprese balneari". Ma siamo ancora lontani dalla soluzione di una querelle che vede contrapposte regole europee e interessi nostrani. Supportati da un robusto bacino elettorale.
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