L'ordine di Bruxelles all'Italia: "Riscuotete l’Ici della Chiesa". In ballo 3 miliardi
di Giuseppe Colombo
Lo Stato non ha incassato l’imposta sugli immobili a fini economici per gli anni dal 2006 al 2011. I Comuni avvertono: "Termini scaduti, serve una legge speciale”. Palazzo Chigi vuole avviare una trattativa con la Commissione europea
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ROMA - Bussare al portone della Chiesa. E riscuotere. Un incasso che per l’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni, può valere fino a 3,5 miliardi. È un ordine puntuale quello che Bruxelles ha impartito al governo italiano: deve recuperare l’Ici, la vecchia imposta comunale sugli immobili, che la Chiesa non ha versato, tra il 2006 e il 2011, per le attività "di natura economica" all’interno delle proprie strutture.
Nulla da eccepire per i luoghi di culto e per gli oratori; il problema nasce per quella parte del patrimonio immobiliare adibita ad affittacamere, scuole e cliniche. In questo caso, spiega la Commissione europea, gli aiuti di Stato concessi sono da considerare "illegittimi". Per questo, ora, bisogna passare all’incasso del pregresso. La decisione dell’esecutivo comunitario arriva undici anni dopo la pronuncia sull’incompatibilità dell’esenzione fiscale con le norme europee sugli aiuti di Stato, ma allora la difficoltà di rintracciare i beneficiari, a causa di dati incompleti e non aggiornati, frenò l’ordine di recuperare le somme non versate dalla Chiesa. Nel 2018, invece, una sentenza della Corte di giustizia europea annullò parzialmente la decisione: la Commissione, fu il monito, doveva valutare altre opzioni per la riscossione. Opzioni che sono state indicate ieri: l’Italia, ha insistito la Commissione, può usare i dati delle dichiarazioni presentate nell’ambito dell’Imu e "integrarli con altri metodi, comprese le autodichiarazioni".
A Roma l’indicazione è stata recepita con molti dubbi. Palazzo Chigi aveva messo in conto l’ordine di Bruxelles. E quindi anche la risposta, che a caldo è la stessa di quella approntata dopo il richiamo dell’Ue sulla proroga delle concessioni balneari: non mettersi di traverso, ma non per questo agire con urgenza. Anzi, si ragiona in ambienti di governo, l’obiettivo è avviare una trattativa con la Commissione europea su due punti, che sono di fatto la sostanza del richiamo: come calcolare le cifre da riscuotere e con quale strumento procedere. Quesiti che puntano a prendere tempo perchè la materia è delicata. Non solo nei rapporti con la Chiesa, ma anche con i Comuni.
"Prendiamo atto dell’ordine della Commissione, ma non è un problema dei Comuni perchè sono passati dodici anni e non possiamo più riscuotere quelle somme", spiega Alessandro Canelli, presidente di Ifel, la Fondazione per l’assistenza ai Comuni sulle materie fiscali. In ballo, secondo l’Anci, ci sono fino a 3,5 miliardi di mancati introiti, ma l’ammontare va depurato dalle somme che i Comuni sono riusciti a recuperare nelle aule dei tribunali. I contenziosi che hanno generato i recuperi hanno riguardato, tra gli altri, immobili religiosi ubicati a Roma, Milano e Genova.
Sono però eccezioni. I sindaci hanno le mani legate: la legge tributaria ordinaria ferma gli accertamenti dopo cinque anni. Per dire: le somme dovute nel 2011 potevano essere richieste fino al 2016. Per questo Canelli sostiene che "tocca al governo decidere come procedere", annunciando la disponibilità dei Comuni a recepire una legge speciale, necessaria per sbloccare le operazioni di riscossione. Ma è il governo che deve decidere se e quando bussare al portone della Chiesa.