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La crescita dell'Italia è appesa al Pnrr. EY: "Se i cantieri non accelerano sarà recessione"

Il ministro per gli affari europei Raffaele Fitto ha la delega al Pnrr  (ansa)
Secondo le previsioni di EY il nostro Paese chiuderà il 2023 con un Pil a +0,5%, ma solo se riuscirà a spendere per intero i 40 miliardi di fondi europei previsti per l'anno. Se si fermasse al 70% l'economia finirebbe in stagnazione, e se continuasse al ritmo attuale si contrarrebbe dello 0,3%
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ROMA - L'economia italiana è appesa ai cantieri del Pnrr. Cantieri che, come ha certificato la recente relazione della Corte dei Conti e riconosciuto lo stesso governo Meloni, procedono con grande ritardo. Accelerare e recuperare la tabella di marcia è un imperativo che vale qualche decimo di Pil, quelli che separano crescita, stagnazione e recessione. Se continuasse ad investire i fondi europei con la lentezza mostrata finora infatti, considerata anche la debolezza dei consumi delle famiglie e la frenata degli investimenti, il nostro Paese potrebbe chiudere il 2023 con una contrazione dello 0,3%, per poi tornare a crescere solo nel 2024. 

Le simulazioni sull'impatto dell'es…

ROMA - L'economia italiana è appesa ai cantieri del Pnrr. Cantieri che, come ha certificato la recente relazione della Corte dei Conti e riconosciuto lo stesso governo Meloni, procedono con grande ritardo. Accelerare e recuperare la tabella di marcia è un imperativo che vale qualche decimo di Pil, quelli che separano crescita, stagnazione e recessione. Se continuasse ad investire i fondi europei con la lentezza mostrata finora infatti, considerata anche la debolezza dei consumi delle famiglie e la frenata degli investimenti, il nostro Paese potrebbe chiudere il 2023 con una contrazione dello 0,3%, per poi tornare a crescere solo nel 2024. 

Le simulazioni sull'impatto dell'esecuzione - o non esecuzione - del Pnrr le ha fatte la società di consulenza EY, nel suo bollettino macroeconomico di marzo. Le previsioni base per l'Italia indicano una crescita nel 2023 dello 0,5%, di poco superiore alle ultime stime di Confindustria (+0,4) e poco inferiore alle più recenti del governo (+0,6), che però sembrava orientato a rivederle al rialzo di qualche punto nel Def di aprile. Si tratta però dello scenario base, avverte il bollettino EY, quello in cui l'Italia riesce a spendere per intero le risorse del Piano europeo previste per l'anno, cioè 40,9 miliardi di euro.

Obiettivo che appare ogni giorno più lontano, tra stallo del governo sulla governance e le difficoltà degli enti locali nel bandire le gare. Gli analisti di EY costruiscono quindi uno scenario più pessimistico, in cui l'Italia riesce ad accelerare solo in parte, investendo il 70% delle risorse previste per il 2023 e il 90% di quelle 2024: l'effetto sarebbe un azzeramento del Pil di quest'anno, stagnazione, e un rimbalzo all'1,8% il prossimo. Mentre nell'ipotesi ancora più pessimistica - ma non certo irrealistica - in cui l'Italia continui a spendere i fondi europei al ritmo attuale, la metà rispetto alle previsioni, il 2023 si chiuderebbe addirittura in recessione (-0,3%), con un recupero dell'1,5% nel 2024.

Insomma nei prossimi mesi, scrivono gli analisti di EY, il Pnrr rappresenterà "il vero motore della crescita del Pil italiano". Dopo aver tenuto sorprendentemente per quasi tutto il 2022 infatti, i consumi delle famiglie ora sono in calo, con l'inflazione che continuerà a eroderne ancora per molti mesi il potere d'acquisto e il tesoretto dei risparmi accumulato durante la pandemia ormai esaurito. Nel frattempo l'aumento del costo del denaro rallenta le decisioni di investimento delle imprese, mentre l'export, che comunque resta positivo, subisce le incognite della congiuntura globale.