ROMA - Le risorse e le condizioni per la delega fiscale "ci sono". "Abbiamo già un tesoretto dal Def grazie al rialzo della crescita del 2023" che andrà "al servizio della delega fiscale". "Vedremo poi le risorse in Nadef" a novembre "e sulla base di quelle sapremo quali saranno gli interventi per il 2024", sempre stando attenti a "non sforare i conti pubblici".
Sono parole di fiducia quelle del viceministro all'Economia, Maurizio Leo, intervenuto oggi al Consiglio di Confcommercio sui temi del disegno di legge delega di riforma del sistema fiscale, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 16 marzo. Una delega ampia che, ha ricordato il viceministro, ha "l'ambizione di riportare le lancette indietro" nel tempo, rappresentando il primo tentativo di intervento strutturale organico dalla riforma fiscale degli anni '70. Ma anche un disegno estremamente ambizioso che, se non attuato ora, sarà molto difficile da portare avanti in futuro, anche a causa dell'assenza di dialogo con le parti sociali. Su cui tuttavia il numero due di Via XX Settembre nutre speranze: "Spero che nel dibattito parlamentare ci si spogli di posizioni pre-concette, le riforme si fanno a inizio legislatura", come in questo caso. Con il dialogo con tutti soggetti interessati e con le parti sindacali sul nodo dei lavoratori dipendenti "penso che possiamo portare il risultato a casa per tutto mondo".
Sì, perchè il caposaldo primario della riforma sembrerebbere essere la garanzia di certezza dei rapporti a tutti i contribuenti. "Dobbiamo dare fiducia al contribuente senza vessarlo e intavolare un dialogo diverso con il fisco", ha detto Leo, sottolinando che "l'obiettivo è avere criteri certi". "Oggi", spiega "i controlli interessano il 2% delle imprese", sulle quali pesano sanzioni e oneri che non riescono a pagare. "Il sistema cosi non regge", quindi "agiamo in modo preventivo". La vera svolta dal 1° gennaio 2024 sarà proprio questa, "cambiare il rapporto tra fisco e contribuenti", ha ricordato il viceministro, cercando di favorire la tax compliance e la lotta all'evasione.
Solo così si potrà passare ad una copertura a 360 gradi nell'intervento di correzione dei tributi che, come ricordato, dovrà fare attenzione ai conti pubblici, evitando sforamenti di bilancio. "Il governo è stato assolutamente attento nel non sforare i conti pubblici e nel momento in cui si trovano le risorse fare delle proposte, e così faremo anche in materia fiscale", facendo "né più né meno di quello fatto dai governi precedenti".
Una strada a tappe, nella quale dopo il Def - approvato ieri dal governo Meloni con i suoi quasi 4 miliardi messi a servizio del taglio del cuneo fiscale - manca ora la Nadef. "La svolta arriverà con la nota aggiornata del documento di economia e finanza, grazie a cui avremo i dati sulla crescita e il deficit Pil. Lì capiremo come intervenire, anche al netto della rivisitazione delle tax expeditures, lavorando sulla deduzione dei crediti d'imposta. Alla fine avremo delle risorse per poter avviare nel 2024 il primo modulo di riforma, andando a fine legislatura verso la flat tax". Più chiarezza verrà fatta dunque a novembre, quando si conoscerà la situazione dei conti pubblici del 2023, base di partenza per capire cosa verrà fatto a partire dal 2024. "I mercati ci guardano, bisogna evitare" azioni che possano avere "conseguenze pregiudizievoli per il sistema paese", ha ribadito il viceministro dell'economia Leo.