Economia

Def, tesoretto da 4 miliardi nel 2024 ma niente per le pensioni. Salgono i tagli alla spesa dei ministeri. Giù il debiton con l'aumento degli immigrati

Il ministro Giorgetti
Il ministro Giorgetti (ansa)
Il Documento di economia e finanza pubblicato dal Mef. Giorgetti: "Prudenti sul Pil, ma puntiamo a crescita più alta". Sul Pnrr "rivediamo progetti e poi accelerare"
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MILANO - Le stime sul Pil del Def sono di natura "estremamente prudenziale, essendo finalizzate all'elaborazione di proiezioni di bilancio ispirate a cautela e affidabilità". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti nella premessa al Def, il documento approvato martedì in Cdm e ora pubblicato dal Mef. Un documento che conferma l'impegno alla riduzione del cuneo già quest'anno, scova 4 miliardi di tesoretto per il 2024 ma non indica alcunché sull'attesa riforma delle pensioni. Tuttavia, aggiunge Giorgetti, "è del tutto realistico puntare per i prossimi anni a un aumento del tasso di crescita del Pil e dell'occupazione che vada ben oltre le previsioni del Documento, lungo un sentiero di innovazione e investimento all'insegna della transizione ecologica e digitale e dello sviluppo delle infrastrutture per la trasmissione dell'energia pulita e la mobilità sostenibile".

Tagli alla spesa dei ministeri per 1,5 miliardi

Tra gli elementi che emergono dal Documento c'è un nuovo ciclo di spending review: nel Def il governo indica il target di ulteriori "concorsi alla prossima manovra di finanza pubblica" da parte dei ministeri "con risparmi di spesa in termini di indebitamento netto pari a 300 milioni nel 2024, 500 milioni nel 2025 e 700 milioni dal 2026". Le riduzioni "si aggiungono a quanto già previsto con la precedente legge di bilancio, portando la riduzione complessiva a 1,5 miliardi nel 2024, 2 miliardi nel 2025 e 2,2 miliardi a partire dal 2026". La ripartizione tra i ministeri sarà stabilita con Dpcm, "con deliberazione del Consiglio dei ministri, entro il 31 maggio".

La revisione dei bonus sulla casa

Giorgetti torna poi sul tema dei crediti fiscali legati all'edilizia, dopo lo stop alla cessione e allo sconto in fattura scattata a metà febbraio. "Il primo obiettivo è superare gradualmente alcune delle misure straordinarie attuate negli ultimi tre anni e individuare nuovi interventi sia per il sostegno ai soggetti più vulnerabili che per il rilancio dell'economia", scrive il titolare delle Finanze. Proprio sui bonus edilizi "la normalizzazione della politica di bilancio" passa anche attraverso la revisione degli incentivi come Superbonus e bonus facciate, che hanno avuto un tiraggio "nettamente superiore alle stime". Per questo il governo intende "rivedere l'intera materia degli incentivi edilizi" combinando l'efficientamento con la sostenibilità della finanza pubblica e l'equità distributiva.

A breve il taglio del cuneo

Il documento conferma quanto anticipato dal comunicato di Palazzo Chigi ovvero che arriverà a breve il nuovo provvedimento che destina 3,5 miliardi al taglio del cuneo per i redditi medio-bassi nei mesi di maggio-dicembre. Anche per il 2024 emerge un tesoretto per un miglioramento delle stime sul deficit tendenziale che liberano lo 0,2% del Pil, circa 4 miliardi. "A fronte di una stima di deficit tendenziale per l'anno in corso pari al 4,35 per cento del pil, il mantenimento dell'obiettivo di deficit esistente (4,5 per cento) permetterà di introdurre, con un provvedimento normativo di prossima adozione, un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi di oltre 3 miliardi per quest'anno. Ciò sosterrà il potere d'acquisto delle famiglie e contribuirà alla moderazione della crescita salariale" afferma Giorgetti nella premessa. "Unitamente ad analoghe misure contenute nella legge di bilancio, questa decisione testimonia l'attenzione del Governo alla tutela del potere d'acquisto dei lavoratori e, al contempo, alla moderazione salariale per prevenire una pericolosa spirale salari-prezzi", aggiunge.

Debito in calo con l'aumento di immigrati

Il documento si sofferma anche sugli effetti sul debito pubblico dell'aumento o della diminuzione di immigrati nel nostro Paese. Negli scenari sulla sensitività rispetto alle variabili demografiche del Def si stima con un +33% di immigrati un calo del debito al 2070 di "oltre 30" punti "rispetto allo scenario di riferimento", e viceversa. "Data la struttura demografica degli immigrati che entrano in Italia, l'effetto è significativo sulla popolazione residente in età lavorativa e quindi sull'offerta di lavoro". Le altre variabili sono speranza di vita (che aumenta e non modifica "di molto" le previsioni) e la "fertilità" (che cala e fa aumentare il debito).

 

2024, tesoretto da 4 miliardi. Pensioni assenti

Per il prossimo anno la dinamica si ripete. Anche per il 2024, le proiezioni di finanza pubblica indicano che, "dato un deficit tendenziale del 3,5 per cento, il mantenimento dell'obiettivo del 3,7 per cento del PIL crei uno spazio di bilancio di circa 0,2 punti di PIL, che verrà destinato al Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Al finanziamento delle cosiddette politiche invariate a partire dal 2024, nonché alla continuazione del taglio della pressione fiscale nel 2025-2026, concorreranno un rafforzamento della revisione della spesa pubblica e una maggiore collaborazione tra fisco e contribuente". Grande assente il tema delle pensioni, dunque. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha detto stamattina: "Avevamo detto che gli interventi sulle pensioni dovevano essere contemperati con le disponibilità di bilancio. Confido che subito dopo l'estate ci sia la possibilità di aprire ad un primo approccio della riforma" delle pensioni, "che invece vedrà la luce in tempi più lunghi". Per il momento, nel Def la previdenza torna tra i 21 collegati alle decisione di Bilancio che costituirà la manovra 2023--2025, quand si citano anche "interventi in materia di disciplina pensionistica". Tra le misure alcune già all'esame del Parlamento come la delega fiscale e quella sul riordino degli incentivi alle imprese o il ddl sull'autonomia differenziata. Si prevedono poi "misure a sostegno delle politiche per il lavoro" e "interventi a favore delle politiche di contrasto alla povertà". Ma l'esecutivo punta, tra l'altro, anche sulla "valorizzazione del made in Italy" e sulla "tutela delle produzioni agricole nazionali".

Il peso dei rinnovi contrattuali

Nel prossimo triennio "verranno stanziate risorse per le cosiddette politiche invariate, quali quelle relative ai rinnovi contrattuali". Lo indica il Def, aggiungendo che "a queste si affiancherà un rafforzamento della revisione della spesa corrente che, con risparmi crescenti nel tempo, contribuirà alla copertura di tali politiche". L'indice di inflazione Ipca (quello che si applica ai rinnovi) è fissato all'8,7% nel 2022, al 5,9% quest'anno, al 2,8% nel 2024, al 2,1% nel 2025 e al 2% nel 2026. Per le politiche invariate il Def stanzia nel 2024 lo 0,2% del Pil (4 miliardi) da cui attingere però anche per il calo delle tasse.

Pnrr, "rivedere progetti e accelerare"

"L'avvio del Pnrr ha risentito della complessità e dell'innovatività di alcuni progetti, dei rincari e della scarsità di componenti e materiali, nonché di lentezze burocratiche - riconosce Giorgetti - Tuttavia, nuovi interventi sono stati recentemente attuati per riorganizzare la gestione del Pnrr e adeguare le procedure. Una volta perfezionata la revisione di alcune linee progettuali, vi sono tutte le condizioni per accelerare l'attuazione di riforme e investimenti che produrranno non solo favorevoli impatti socioeconomici, ma innalzeranno anche il potenziale di crescita".