Natalità, la premier punta sul fisco: tagli dell’Irpef da due figli in su
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoROMA - Voleva annunciare personalmente un taglio delle tasse per incentivare la natalità. Per questo, Giorgia Meloni ha considerato uno sgarbo - da attribuire alla Lega - la notizia pubblicata dal Foglio di un dossier aperto sul tavolo del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per riformare l'Irpef dei genitori italiani. Prima di approfondire questo duello politico - l'ultimo di una lunga serie che oppone Palazzo Chigi a Matteo Salvini - è utile illustrare le priorità individuate dalla presidente del Consiglio come pilastri di una possibile riforma. Che punta a un obiettivo politico e demografico chiaro: convincere chi ha un figlio a fare il secondo, chi ne ha due a metterne al mondo un terzo.
L'idea di partenza è quella di introdurre detrazioni fiscali per abbattere l'Irpef delle famiglie con almeno due figli a carico. Di quanto? Per chi ha due figli, ci sarebbe un taglio tra il 50% e il 66% dell'aliquota di riferimento di uno…
ROMA - Voleva annunciare personalmente un taglio delle tasse per incentivare la natalità. Per questo, Giorgia Meloni ha considerato uno sgarbo - da attribuire alla Lega - la notizia pubblicata dal Foglio di un dossier aperto sul tavolo del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per riformare l'Irpef dei genitori italiani. Prima di approfondire questo duello politico - l'ultimo di una lunga serie che oppone Palazzo Chigi a Matteo Salvini - è utile illustrare le priorità individuate dalla presidente del Consiglio come pilastri di una possibile riforma. Che punta a un obiettivo politico e demografico chiaro: convincere chi ha un figlio a fare il secondo, chi ne ha due a metterne al mondo un terzo.
L'idea di partenza è quella di introdurre detrazioni fiscali per abbattere l'Irpef delle famiglie con almeno due figli a carico. Di quanto? Per chi ha due figli, ci sarebbe un taglio tra il 50% e il 66% dell'aliquota di riferimento di uno dei due coniugi. Per chi ha tre o più bambini, la cancellazione totale dell'imposta sul reddito, sempre per uno dei due genitori. Ma non basta. Questi sconti fiscali varrebbero dalla nascita fino ai 14 anni d'età. Nel caso di genitori divorziati, il vantaggio sarebbe destinato a quello che vive assieme ai bimbi.
È questo, a grandi linee, lo schema attorno a cui anche la Ragioneria dello Stato lavora al dossier, su input dei vertici dell'esecutivo. Proiettando, ipotizzando, disegnando scenari alternativi. Ma è proprio attorno a questo scheletro di intervento che è partito un braccio di ferro sotterraneo tra Meloni e il Carroccio. Per Meloni, infatti, il modo migliore per incentivare la natalità è lavorare sul modello del quoziente familiare, che modula il peso dell'Irpef tenendo in considerazione non soltanto il reddito, ma il numero dei componenti del nucleo familiare. La premier vuole concentrarsi sull'imposta sui redditi, piuttosto che sulla tassazione sulla casa o sul patrimonio (le altre due opzioni valutate con il supporto dei tecnici).
Quelli illustrati sono soltanto principi di massima di una riforma ancora tutta da costruire (se mai l'esecutivo riuscirà ad approvarla). E da calare in una selva di regole fiscali talmente intricate da suggerire cautela nelle promesse. È però importante segnalare fin d'ora un paio di dettagli. Il primo: la riforma che ha in mente Meloni andrebbe a sostituire l'assegno unico attualmente in vigore, una misura che non agisce sul fronte fiscale e destina alle famiglie con figli un bonifico mensile erogato dall'Inps. La Lega, invece, ha una posizione più sfumata. Pensa di mantenere l'assegno unico e di rafforzare lo sconto fiscale, senza precisare il vettore: "Una detrazione di 10.000 euro all'anno per ogni figlio a carico - spiega Massimo Bitonci - fino al termine del corso di studi, anche universitari. Per tutti i nuclei e senza limitazioni di reddito".
Che fine farebbe, in questo schema, la promessa flat tax? Quanto costerebbe la misura progettata da Meloni? E soprattutto: come per l'evanescente "tassa piatta", si tratta di un obiettivo di legislatura o di un progetto da attuare già nel 2024, garantendo una spinta elettorale in vista delle Europee? Sono quesiti da sciogliere. Anche se la convinzione dei consiglieri della premier è che l'intervento presenti diversi vantaggi: oltre a favorire la natalità, aiuterebbe in particolare le famiglie meridionali (le più numerose secondo l'Istat) e quelle a basso reddito, che anche a fronte di un aumento delle risorse a disposizione si caratterizzano per una scarsa propensione al risparmio. L'effetto sarebbe quello di spingere i consumi e le entrate fiscali, ridimensionando il costo complessivo dell'intervento. Che sembra comunque imponente. E chissà se davvero praticabile.