Golden Power Il sovranismo economico da eccezione a regola
di Giovanni PonsLo scudo del Golden Power è sempre più largo. E fa storcere il naso ai sostenitori del capitalismo liberale. I poteri speciali assegnati alla presidenza del Consiglio dei ministri dalla normativa introdotta in Italia nel 2012, poi estesa sotto l’emergenza Covid e quindi diventata strutturale dall’inizio di quest’anno, sono sempre più utilizzati. A maggio scorso lo scudo si è aperto per proteggere l’occupazione in quattro stabilimenti Whirlpool, società di elettrodomestici americana che è stata acquisita dalla turca Arçelik. A metà giugno Palazzo Chigi è intervenuto sul patto di sindacato che in Pirelli lega gli italiani di Camfin ai cinesi di Sinochem, imponendo numerose prescrizioni volte a impedire interferenze nella gestione del gruppo italiano.
E negli stessi gio…
Lo scudo del Golden Power è sempre più largo. E fa storcere il naso ai sostenitori del capitalismo liberale. I poteri speciali assegnati alla presidenza del Consiglio dei ministri dalla normativa introdotta in Italia nel 2012, poi estesa sotto l’emergenza Covid e quindi diventata strutturale dall’inizio di quest’anno, sono sempre più utilizzati. A maggio scorso lo scudo si è aperto per proteggere l’occupazione in quattro stabilimenti Whirlpool, società di elettrodomestici americana che è stata acquisita dalla turca Arçelik. A metà giugno Palazzo Chigi è intervenuto sul patto di sindacato che in Pirelli lega gli italiani di Camfin ai cinesi di Sinochem, imponendo numerose prescrizioni volte a impedire interferenze nella gestione del gruppo italiano.
E negli stessi giorni il ministro Luca Ciriani, in visita agli insediamenti Electrolux in Veneto, avvertiva che in caso di vendita (ci son voci su un interessamento dei cinesi) il governo non esiterà a far sentire la sua voce attraverso lo strumento del Golden Power.
I numeri del nuovo governo
D’altronde i numeri parlano da soli: dalle 83 notifiche del 2019 si è passati alle 342 del 2020 (più 412%), alle quasi 500 nel corso del 2021 fino alle 608 del 2022 secondo l’ultimo rapporto Copasir. Alla crescita delle notifiche ha fatto seguito un incremento dei casi di esercizio dei poteri speciali (sono stati 40 nel 2020, mentre erano soltanto 13 nel 2019 e 10 nel 2018). In pratica qualsiasi operazione di M&A deve passare, a torto o a ragione, dal vaglio preventivo del governo che valuta se vi siano degli aspetti di interesse nazionale da salvaguardare. Era stato il secondo governo Conte, all’inizio della crisi pandemica, a seguire le raccomandazioni Ue e ad allargare l’ambito di applicazione della normativa, nata otto anni prima per cercare di arginare l’afflusso di capitali dei fondi sovrani che con la globalizzazione avevano messo nel mirino attività e patrimoni cari al Vecchio Continente. Con il passare degli anni è cresciuto il pericolo Cina, soprattutto sul fronte delle tecnologie 5G e della cybersecurity, diventate oggi uno dei principali terreni di scontro tra Oriente e Occidente. E così per neutralizzare i possibili rischi di “assalto” agli asset strategici nazionali con il Dl 8 aprile 2020 il governo ha esteso l’obbligo di notifica, non soltanto ai soggetti extra Ue con una partecipazione di almeno il 10% in società italiane, ma anche a quelli appartenenti alla Ue e quindi, in estrema sintesi, anche agli stessi italiani nel caso acquisiscano una partecipazione di controllo. L’ampliamento ha riguardato anche i potenziali settori di intervento, non più solo quelli tradizionali della Difesa e della Sicurezza, dell’energia, dei trasporti e della comunicazione, ma anche quelli della salute, dell’agroalimentare e del settore finanziario, incluso quello creditizio e assicurativo. Finita l’emergenza Covid, però, tutta la normativa è diventata ordinaria a partire dal gennaio 2023, grazie a una decisione del governo Draghi del marzo 2022.
La difesa dell’italianità
In pratica l’eccezione si è trasformata in regola e norme che in origine erano state pensate per difendere gli asset strategici sono diventate armi a difesa degli interessi nazionali (l’italianità). E che molti paesi europei, a partire dalla Francia, stanno utilizzando a spron battuto visto che a livello europeo esiste solo un coordinamento per evitare che le normative nazionali vadano a sbattere con i principi cardine della Ue, dalla libera circolazione dei capitali alla libertà di stabilimento. Come si è mosso il governo Meloni in questo quadro? Continuando nel solco impresso da Draghi, che nel 2021 aveva posto il veto all’acquisizione di due società di semiconduttori italiane e di una società di sementi. In Pirelli ha imposto rigide prescrizioni all’influenza dei cinesi nella gestione e alla tutela della tecnologia senza però scivolare in misure più drastiche come il congelamento delle quote o addirittura l’espulsione dell’azionista cinese, come alcuni soci italiani auspicavano. Su Pirelli Meloni sapeva di avere gli occhi puntati addosso degli americani che hanno già chiesto all’Italia di uscire dall’accordo sulla Via della Seta sottoscritto dal governo Conte. Il rapporto con i cinesi è delicato anche per la presenza in Cdp Reti, la società che controlla Snam e Terna, con il 35%, del colosso di Stato State Grid. Con i loro uomini nei rispettivi cda, gli esponenti politici cinesi sono informati nel dettaglio e in tempo reale su molti aspetti della politica energetica italiana, e questo fatto non è gradito. Ma Giorgia Meloni avrà occasione di mostrare l’equidistanza dell’Italia quando dovrà giudicare con le lenti del Golden Power la presa del controllo della rete telefonica di Tim da parte del fondo americano Kkr, che ha già una quota del 37,5% nella rete secondaria.
I rapporti con Macron
Nella Ue il rapporto più difficile è con la Francia di Emmanuel Macron. Le aziende francesi hanno sempre avuto strada spianata nelle acquisizioni in Italia grazie a una certa accondiscendenza di uomini e governi di centrosinistra ma ora Meloni ha promesso una svolta in mancanza di reciprocità. Strada sbarrata dunque a Vivendi, che in Italia ha il 24% di Tim e il 22% di Mfe e che da anni cerca di prenderne il controllo. Al massimo si cercherà una via, anche attraverso il Golden Power, che consenta ai francesi una ritirata onorevole dalla sua campagna d’Italia. Nessuno nel governo italiano ha infatti dimenticato quando nel 2018 Macron, eletto l’anno prima, entrò a piedi uniti minacciando la nazionalizzazione dei cantieri navali di Saint-Nazaire perché non voleva che finissero sotto l’italiana Fincantieri. È solo l’ultimo di una serie di casi di protezionismo negli ultimi quarant’anni, da La Cinq alla Perrier fino al Club Med. Le antenne di Meloni sono accese anche sul Banco Bpm, dove il Crédit Agricole è salito al 9,9% ma difficilmente potrà essere autorizzato ad andare oltre e diventare il dominus di un gruppo bancario che opera nelle regioni italiane economicamente più forti come la Lombardia e il Veneto. E un altro test per il governo arriverà se la Msc dell’imprenditore sorrentino Gianluigi Aponte concluderà l’acquisizione dei treni Italo: la società è basata a Ginevra (dunque extra Ue) ma la proprietà è della famiglia italo-svizzera, anche se un’organigramma della catena societaria non è mai stato reso noto.
Il ruolo dello Stato
Tutto questo interventismo ha riaperto il dibattito sul ruolo dello Stato nell’economia con i liberisti che mettono in guardia dagli effetti collaterali, come il disincentivo all’afflusso di investimenti dall’estero all’ingessamento degli assetti di controllo nelle aziende italiane. «Difficile dire se si tratti veramente soltanto di un effetto collaterale di un disegno in realtà neutro a questo riguardo, oppure se esso costituisse uno degli obiettivi della legislazione dell’emergenza, sulla base della convinzione che la vera categoria da tutelare in questa fase fossero proprio gli imprenditori, merce rara che caratterizza il nostro tessuto economico come quello forse di nessun’altra economia occidentale, la cui tutela giustifica di per sé interventi eccezionali», scrivono i professori Giuseppe Guizzi e Alberto Toffoletto nel loro saggio per Giuffré “Il diritto dell’impresa nell’emergenza: da eccezione a regola?”. «Resta tuttavia il rammarico di non aver visto all’opera il meccanismo selettivo del mercato in un momento di profondi cambiamenti potenziali», concludono.