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Cambio della guardia al vertice il giro di poltrone nell’industria

Pirelli e Campari, De’ Longhi e Prysmian Ecco le aziende che hanno rinnovato i manager operativi per mettersi al passo con i nuovi scenari e spingere lo sviluppo
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Pandemia, guerra, mutate condizioni geopolitiche, inflazione e aumento dei tassi d’interesse hanno costretto tutte le aziende del mondo ad affinare in corsa la loro strategia, non a caso negli ultimi mesi tantissime grandi società come Ariston Thermo, Campari, Cellnex, De’ Longhi, Ferragamo, Pirelli, Prysmian, Recordati, ma anche grandi gruppi non quotati come Guala Closures, Fastweb e Mundys (ex Atlantia), hanno accompagnato il drastico cambiamento del contesto di mercato con un cambio ai vertici. 

 A questo si aggiunge poi un naturale processo di passaggio generazionale che ha imposto un cambio anche del timone: è il caso di Immsi e Piaggio della famiglia Colaninno, dove Michele ha preso le deleghe di ad e il fratello Matteo quelle di presidente esecut…

Pandemia, guerra, mutate condizioni geopolitiche, inflazione e aumento dei tassi d’interesse hanno costretto tutte le aziende del mondo ad affinare in corsa la loro strategia, non a caso negli ultimi mesi tantissime grandi società come Ariston Thermo, Campari, Cellnex, De’ Longhi, Ferragamo, Pirelli, Prysmian, Recordati, ma anche grandi gruppi non quotati come Guala Closures, Fastweb e Mundys (ex Atlantia), hanno accompagnato il drastico cambiamento del contesto di mercato con un cambio ai vertici. 

 A questo si aggiunge poi un naturale processo di passaggio generazionale che ha imposto un cambio anche del timone: è il caso di Immsi e Piaggio della famiglia Colaninno, dove Michele ha preso le deleghe di ad e il fratello Matteo quelle di presidente esecutivo dopo la scomparsa del padre Roberto, ma anche di Prada dove a inizio gennaio Andrea Guerra si è messo al timone per traghettare il passaggio tra Patrizio Bertelli e il figlio Lorenzo.

Le scelte su figure interne

Spesso la scelta è ricaduta su una figura interna. È il caso di Andrea Casaluci che ha preso le deleghe di Pirelli dopo l’uscita di Giorgio Bruno, accompagnata anche da un rafforzamento della divisione finanziaria con il ritorno di Francesco Tanzi come chief financial officer e dg del gruppo della Bicocca. Stesso discorso per Prysmian, dove Valerio Battista ad aprile lascerà il timone in mano al suo storico braccio destro – che ha gestito in Usa la fusione con General Cable – Massimo Battaini, ritagliandosi un ruolo di presidente, o per Campari, dove Bob Kunze-Concewitz ha selezionato il capo della divisione Asia Pacific Matteo Fantacchiotti per la guida, ma resterà nel cda del gruppo di cui è amministratore delegato da 16 anni.  Per una soluzione interna hanno optato anche non quotate: Alberto Calcagno di Fastweb dal primo ottobre lascerà le deleghe al suo chief operating officer, Walter Renna, e Gabriele Del Torchio in Guala si è ritagliato un ruolo da presidente, promuovendo Mauro Caneschi, già a capo della divisione Medio Oriente e Africa di Campari.

I manager esterni

È stato scelto invece un manager esterno in Ariston Group, dove lo scorso 3 agosto Maurizio Brusadelli, dopo 30 anni ai vertici di Mondelez, ha assunto le deleghe al posto di Laurent Jacquemin; ma era successo anche in Recordati, dove 18 mesi fa Andrea Recordati ha assunto la presidenza esecutiva lasciando le deleghe a Robert Koremans (lungo passato nel settore farmaceutico); in Ferragamo, dove a inizio 2022 Marco Gobbetti ha preso il timone al posto di Micaela Le Divelec Lemmi; in De’ Longhi, dove Fabio De’ Longhi – vice presidente e ad del gruppo – a gennaio ha passato parte delle deleghe in mano al direttore generale Nicola Serafin.  Nell’ex Atlantia, oggi Mundys, dopo l’addio a Piazza Affari e l’arrivo di Blackstone nell’azionariato, Alessandro Benetton ha scelto Andrea Mangoni come ad al posto di Carlo Bertazzo, e il fondo anglosassone ha confermato il cfo Tiziano Ceccarani. In Cellnex, di cui i Benetton hanno il 10%, l’assemblea a giugno ha nominato ad Marco Patuano per accompagnare una nuova fase di ristrutturazione del debito e rilancio del colosso europeo delle torri, al posto di Tobias Martinez (ad dal 2015).

I vertici della finanza

Se tanto è cambiato ai vertici dell’industria tricolore negli ultimi due anni, poco invece è cambiato ai vertici del comparto finanziario, un fattore che secondo gli esperti spesso è legato all’azionariato più diffuso delle grandi banche, assicurazioni e società del risparmio tricolori. «La spinta a un cambiamento del management per assecondare un’ulteriore fase di crescita di una società quotata – fa notare Gianni Tamburi, fondatore, presidente e ad di Tip, che ha investito in tante realtà industriali tra cui Prysmian – è sicuramente più forte nelle aziende dov’è presente un azionista di riferimento, piuttosto che nelle cosìddette public company, dove spesso la squadra di vertice tende ad auto-perpetuarsi».

Ciò non ha impedito che in public company come Prysmian, appunto, ci fosse un cambio della guardia, simile a quello che ha scelto di fare Unipol (controllata dalle cooperative e da Holmo) dove nel 2022 Matteo Laterza ha assunto le deleghe, e Carlo Cimbri ha fatto un passo indietro ritagliandosi il ruolo di presidente. Il Credem, che fa capo alla famiglia Maramotti, lo scorso anno ha nominato come direttore generale Angelo Campani, al posto di Nazareno Gregori, che avendo compiuto 68 anni ha fatto un passo indietro.

Dove non si cambia

Non ci sono e non ci saranno a breve cambiamenti invece in Mediobanca, dove il tandem Alberto Nagel (direttore generale dal 2003 e ad dal 2007) e Renato Pagliaro (presidente del consiglio di gestione dal 2003 e presidente dal 2007) è uno dei più consolidati di Piazza Affari, e si appresta a essere rinnovato per un altro triennio all’assemblea del 28 ottobre. Simili considerazioni vengono fatte dagli analisti su Finecobank (di cui Alessandro Foti è ad dal 2000), Intesa Sanpaolo (dove Carlo Messina è ai vertici dal 2008 e ad dal 2013, con Gian Maria Gros-Pietro presidente dal 2013), Bpm (di cui Giuseppe Castagna è ad dal 2014, da prima della fusione con il Banco).

Tuttavia, sottolineano gli esperti, la continuità ai vertici è di solito un valore, mentre la necessità di un cambio di management diventa più cogente quando la società non ha risultati soddisfacenti. «La tematica della durata del mandato o la “tenuta” per il Ceo non rappresenta di per sé un elemento critico sotto un profilo di governance – spiega Fabio Bianconi, managing director Morrow Sodali – Rileva invece la reale capacità di creare valore nel medio-lungo periodo, dunque un giudizio che guarda più alla sostanza che alla forma».

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