ROMA — «Il governo vive su Marte. Vadano a fare la spesa per capire il malessere sociale e la delusione dei loro elettori. Noi stiamo scioperando per ottenere anche le cose che hanno promesso e non hanno fatto». Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, domani mattina sarà in piazza del Popolo con il leader Uil Pierpaolo Bombardieri, per la prima giornata di sciopero proclamato contro la manovra.
Sciopero dimezzato nei trasporti: solo quattro ore. Segretario, ha vinto Salvini? Temete un calo delle adesioni?
«La precettazione, se non rispettata, espone non solo i sindacati ma anche i lavoratori dei trasporti a sanzioni economiche e penali. E non possiamo permettercelo. Il grave atto di Salvini è un attacco al diritto di sciopero che non ha precedenti nell’Italia democratica. Abbiamo un motivo in più per confermare lo sciopero generale di 4 ore nel settore dei trasporti e di 8 ore negli altri settori. Con un percorso di mobilitazione che coinvolge tutto il Paese da doman…
ROMA — «Il governo vive su Marte. Vadano a fare la spesa per capire il malessere sociale e la delusione dei loro elettori. Noi stiamo scioperando per ottenere anche le cose che hanno promesso e non hanno fatto». Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, domani mattina sarà in piazza del Popolo con il leader Uil Pierpaolo Bombardieri, per la prima giornata di sciopero proclamato contro la manovra.
Sciopero dimezzato nei trasporti: solo quattro ore. Segretario, ha vinto Salvini? Temete un calo delle adesioni?
«La precettazione, se non rispettata, espone non solo i sindacati ma anche i lavoratori dei trasporti a sanzioni economiche e penali. E non possiamo permettercelo. Il grave atto di Salvini è un attacco al diritto di sciopero che non ha precedenti nell’Italia democratica. Abbiamo un motivo in più per confermare lo sciopero generale di 4 ore nel settore dei trasporti e di 8 ore negli altri settori. Con un percorso di mobilitazione che coinvolge tutto il Paese da domani al primo dicembre. Il modo migliore di difendere i diritti è praticarli. Lo dimostreranno le piazze piene».
Lo scontro con il vicepremier leghista ha assunto toni ruvidi, quasi personali come se lei fosse il capo dell’opposizione. La prende di mira per questo o perché lei lo attacca sulle pensioni, la sua bandiera ammainata?
«È un problema di Salvini. Io faccio il mio mestiere, rappresento i lavoratori e i pensionati. Piuttosto vedo il tentativo reiterato di questo governo di delegittimare i sindacati, rifiutando il confronto. Noi scioperiamo anche per le promesse fatte da Salvini e mai realizzate: dalle pensioni all’aumento dei salari. Anziché vivere su Marte, vada a fare la spesa e a sentire la sfiducia e la delusione di chi l’ha votato».
Impugnerete la precettazione al Tar del Lazio?
«Lo stiamo valutando insieme alla Uil. Anche perché le motivazioni usate da Salvini non hanno nulla a che fare con la legge 146 del 1990, voluta da tutti i sindacati confederali per disciplinare il diritto soggettivo allo sciopero e tutelare i diritti costituzionalmente garantiti. Si cita invece il “trend positivo del turismo”, il traffico e “le emissioni ambientali”. E “la partecipazione consistente” agli scioperi perché proclamati da “organizzazioni sindacali altamente rappresentative”. È evidente il disegno di usare lo strumento della precettazione per limitare qualsiasi proclamazione di sciopero. Una logica autoritaria, antidemocratica».
Teme una svolta alla Orban che licenzia gli insegnanti che scioperano?
«Pensiamo a cosa accadeva da noi in altri tempi, prima di avere una Costituzione, con assalti non solo al diritto di sciopero ma anche alle sedi dei sindacati. Sia il ministro che il garante hanno proceduto con atti che stravolgono il significato della legge 146. Come non leggere in questo un esplicito attacco non solo al sindacato, ma a un diritto soggettivo garantito dalla Costituzione e un attacco alla stessa democrazia?».
Salvini ha condizionato il garante? Si è ripetuto il copione del Cnel sul salario minimo?
«Il ministro è andato anche oltre la Commissione di garanzia. Sicuramente il lavoro del garante è stato molto compiacente verso il governo, negando la caratteristica di generalità dello sciopero. Obiezione che contestiamo: lo sciopero è generale, proclamato da sindacati confederali, per otto ore e in tutti i settori e territori. Il garante vuole garantire il diritto allo sciopero o riscriverlo?».
Non si è pentito di non aver proclamato uno sciopero generale in data secca anziché in cinque giornate? Temevate numeri piccoli?
«Alle spalle e negli occhi abbiamo la manifestazione del 7 ottobre che così partecipata non si vedeva da vent’anni, la gente neanche è riuscita ad entrare in piazza San Giovanni. I numeri non ci spaventano. Abbiamo scelto, su proposta della Uil, una mobilitazione articolata sui territori, con 60 manifestazioni, per allargare la partecipazione e stare in campo tutto il mese di novembre. Proprio per limitare il disagio dei cittadini, abbiamo proclamato lo sciopero dei servizi pubblici solo per domani».
La premier Meloni dice che non toccherà il diritto allo sciopero. La rassicura o è un gioco delle parti con Salvini?
«Se la premier pensa davvero di non mettere in discussione il diritto allo sciopero, allora faccia ritirare l’atto di precettazione. Altrimenti quello che si configura è un attacco alla Costituzione, già in opera con il progetto dell’autonomia differenziata e del premierato che ridimensiona il ruolo del Parlamento e del presidente della Repubblica. Nei fatti, un anno di governo ha aumentano le divisioni nel Paese e le diseguaglianze sociali».
Lo scontro con Salvini mette in ombra i temi dello sciopero. Cosa pensate di ottenere? Cosa farete dopo il primo dicembre?
«Lavoriamo intanto per una grande partecipazione a tutte e cinque le giornate con l’obiettivo di cambiare la manovra. La mobilitazione poi proseguirà in ogni caso. E valuteremo tutti gli strumenti per conquistare vere riforme su fisco, pensioni, scuola, sanità, precarietà, sicurezza sul lavoro, salari, rinnovo dei contratti. Siamo convinti di rappresentare la maggioranza di questo Paese. E andremo avanti».
Lo sciopero serve ancora?
«Le persone ci dicono: “Cosa aspettate? Se non ora quando?”. Questo è il primo sciopero dell’anno. E non ci fermeremo perché troppi vedono calpestati i propri diritti e non arrivano alla fine del mese. L’importante non è solo farlo, ma indicare un altro Paese possibile, un altro modello di sviluppo. Altro che weekend lungo. Per questo chiediamo a tutti – studenti, lavoratori, pensionati – di scendere in piazza».