Economia

Ex Ilva, l’ultima offerta di Arcelor Mittal divide il governo

Ex Ilva, l’ultima offerta di Arcelor Mittal divide il governo
(ansa)
Gli azionisti indiani hanno proposto all’assemblea di sostenere l’aumento di capitale. Ma Invitalia ha detto no
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Milano — L’analisi delle carte offre uno spaccato della vicenda Ilva opposta a quella della narrazione prevalente. E getta una luce diversa sul possibile esito di un confronto che sta portando l’azienda sull’orlo della liquidazione.

Per esempio è importante sapere che l’assemblea di mercoledì 6 dicembre, conclusasi con un rinvio al 22 dicembre, era stata convocata dal socio ArcelorMittal per sottoporre ai soci una nuova proposta diversa da quella che era stata bocciata dalla precedente assemblea. La nuova delibera di Am prevedeva due punti. Il primo «di approvare la decisione del Cda di assumere le iniziative necessarie per l’avveramento delle condizioni a cui è soggetta l’acquisizione dei rami Ilva previste nel contratto di affitto del 28 giugno 2017 e, a tal fine, assumere ogni misura necessaria alla riduzione dell’importo netto da versarsi alle concedenti e dell’esborso per cassa di Adi, attraverso l’accollo del debito di Ilva verso o garantito dallo Stato o finanziamento bancario garantito, restando inteso che potrebbe essere necessario che Adih ottenga un conferimento dei propri soci o da investitori esteri».

Dunque, riepilogando questo primo punto, il socio Mittal è d’accordo nel comprare gli impianti della ex Ilva attualmente sotto sequestro e valutati nell’intorno di 1 miliardo. Ma per farlo ritiene che il cda di Adih (Acciaierie d’Italia holding) debba negoziare sul prezzo e anche verificare la possibilità di farsi finanziare dalle banche. Se all’esito di queste due iniziative fosse necessario un conferimento di denaro dai soci o da investitori terzi, per Mittal va bene.

Il secondo punto della delibera proposta da Mittal recita: «Approvare un finanziamento soci in conto futuro aumento di capitale per un importo di 320 milioni da versare entro il 15 dicembre 2023 da uno o da entrambi gli azionisti, secondo quanto ciascuno di essi stabilirà». Quindi Mittal è d’accordo nel versare entro pochi giorni nella società Adih 320 milioni per le esigenze di cassa dell’Ilva ma nella forma del finanziamento soci che in un secondo momento può diventare aumento di capitale. Lasciando ai soci flessibilità su chi mette i soldi e dunque la definizione delle quote di controllo. Questa delibera con i due punti appena descritti è stata messa ai voti mercoledì e, secondo quanto ricostruito da Repubblica, bocciata dal socio Invitalia. La stessa Invitalia, però, appena dopo il voto, ha proposto di tenere aperta l’assemblea fino al 22.

C’è quindi ancora spazio per un accordo? Un fatto fa propendere per il sì, ed è la riunione che i tre ministri Fitto, Giorgetti, Urso insieme al sottosegretario Mantovano hanno tenuto a Palazzo Chigi poco prima dell’avvio dell’assemblea Adih di mercoledì. In quella sede si sono confrontate diverse posizioni, quella di Fitto che in base all’accordo firmato con Arcelor l’11 settembre sta cercando di ritagliare fondi pubblici per il piano di rilancio di Ilva, lasciando a un secondo momento la definizione precisa del nuovo capitale di cui avrà bisogno l’azienda. Più orientata all’aumento di capitale tout court la posizione di Giorgetti, che può contare su soldi già stanziati. Ma l’aumento dovrebbe essere subordinato a un assetto di poteri coerente con le quote di partecipazione del capitale.

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