Economia

Confindustria, Gozzi verso il ritiro: per la presidenza sarà Orsini contro Garrone

Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, è sceso in campo nella corsa alla presidenza di Confindustria ma potrebbe presto fare un passo indietro
Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, è sceso in campo nella corsa alla presidenza di Confindustria ma potrebbe presto fare un passo indietro (ansa)

La discesa in campo del presidente di Erg ha tolto spazio all’altro big ligure, che potrebbe presto fare un passo indietro. La prossima settimana la nomina dei saggi, si annuncia una corsa a due

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La corsa per la presidenza di Confindustria sta per entrare nel vivo. E per la successione a Carlo Bonomi si profila una partita a due. Da una parte l’attuale vice presidente Emanuele Orsini, imprenditore emiliano del legno e dell’alimentare, che è partito da tempo con una campagna all’insegna della discontinuità. E dall’altra il ligure Edoardo Garrone, presidente del gruppo delle rinnovabili Erg e del Sole24Ore, sceso in campo nelle ultime settimane su sollecitazione di Emma Marcegaglia e altri big del Nord, convinti che per rilanciare l’associazione sia necessario un imprenditore di maggiore peso. Sono invece in discesa le quotazioni dell’altro ligure Antonio Gozzi, imprenditore dell’acciaio con Duferco e presidente di Federacciai, che fatica a raccogliere consensi e potrebbe presto decidere un passo di lato.

La nomina dei saggi

Il primo momento della verità arriverà fra qualche giorno. Giovedì primo febbraio il consiglio generale dell’associazione sorteggerà i nomi dei tre “saggi” che comporranno la Commissione di designazione, incaricata di sondare i territori e formalizzare entro metà marzo fino a tre candidature. Nella settimana successiva però arriveranno ai saggi anche delle auto candidature, sostenute da almeno il 10% dei voti del consiglio generale, che daranno già un’indicazione dei rapporti di forza.

La Lombardia con Garrone, il Lazio con Gozzi

Oltre a quello del suo territorio, l’Emilia Romagna, Orsini avrebbe l’appoggio anche di Lazio e Toscana. Ma nelle ultime ore Garrone avrebbe informalmente incassato quello di Assolombarda, la territoriale più forte con 14 voti su 183 in consiglio, e sta raccogliendo consensi anche in Veneto e Piemonte. Al momento Gozzi non intende ritirarsi, ma è chiaro che la discesa in campo di Garrone, altro grande imprenditore e a differenzia di lui con lungo passato in Confindustria, sta erodendo i voti su cui sperava di contare insieme ai suoi sponsor, cioè l’imprenditore bresciano dell’acciaio Pasini e l’ex presidente degli industriali D’Amato. Se entro la prossima settimana capisse di non avere i numeri per autocandidarsi, o di essere il terzo, potrebbe uscire dalla corsa.

La prima conta

Da qui la prospettiva di una sfida a due, in cui la prima conta delle firme appare già chiave. Sia Orsini che Garrone hanno il cursus honorum confindustriale, ma il peso imprenditoriale del secondo è superiore. Al momento Orsini pare avere più voti, ma se Garrone si presentasse con un numero di firme vicino - essendo partito dopo - le chance del primo si ridurrebbero. Bisognerà capire su chi confluiranno i voti dei candidati che hanno meditato e poi lasciato la corsa, oltre a Gozzi anche gli attuali vice Marenghi e Brugnoli. Potrebbe essere scontro all’ultimo voto, ma dietro le quinte c’è anche chi ipotizza un accordo.

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