Costante: “Obbligare i giganti del web a pagare i contenuti”
di Aldo FontanarosaROMA — Alessandra Costante è alla guida del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, dal 2023. In Italia 12 milioni di persone aspettano il rinnovo del contratto di lavoro. E anche i giornalisti segnano il passo.
«La parte economica del nostro contratto non viene rinnovata da ben 10 anni. Un’eternità. Peraltro i giornalisti assunti, come tutti, hanno perso il 10% del potere di acquisto in 24 mesi, a causa della inflazione. E al peggio non c’è fine».
Ci sono acque più agitate?
«I giornalisti precari vivono oramai sotto la soglia di povertà. Lavorano per meno di 1000 euro al mese. Eppure anche grazie a loro prende forma il diritto costituzionale a una libera informazione».
Soluzioni?
«Gli editori italiani, che pure hanno le loro colpe, non dovrebbero prendere altri colpi sotto la cintura. Con grande zelo, il governo sta cancellando la pubblicità legale dai quotidiani. Gli editori, e a cascata i giornalisti, perderanno così altri 45 milioni di risorse in un anno».
ROMA — Alessandra Costante è alla guida del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, dal 2023. In Italia 12 milioni di persone aspettano il rinnovo del contratto di lavoro. E anche i giornalisti segnano il passo.
«La parte economica del nostro contratto non viene rinnovata da ben 10 anni. Un’eternità. Peraltro i giornalisti assunti, come tutti, hanno perso il 10% del potere di acquisto in 24 mesi, a causa della inflazione. E al peggio non c’è fine».
Ci sono acque più agitate?
«I giornalisti precari vivono oramai sotto la soglia di povertà. Lavorano per meno di 1000 euro al mese. Eppure anche grazie a loro prende forma il diritto costituzionale a una libera informazione».
Soluzioni?
«Gli editori italiani, che pure hanno le loro colpe, non dovrebbero prendere altri colpi sotto la cintura. Con grande zelo, il governo sta cancellando la pubblicità legale dai quotidiani. Gli editori, e a cascata i giornalisti, perderanno così altri 45 milioni di risorse in un anno».
La Global Minimum Tax fonte di risorse per il nostro settore? Suggestivo, ma sarà difficile farsela pagare
Maurizio Gasparri (Forza Italia) propone di dare agli editori una parte dei soldi che arriveranno dalla Global Minimum Tax. È la tassa che pagheranno, anche al nostro Paese, i giganti di Internet.
«Suggestivo. Ma non credo sia così facile farsi pagare questa tassa. Suggerisco dunque al senatore Gasparri di essere più concreto».
Che cosa dovrebbe fare?
«Votare una legge che obblighi i colossi della Rete, come Facebook, a trattare con gli editori italiani».
Trattare su cosa, esattamente?
«Le piattaforme social ospitano contenuti pregiati, opera dei nostri migliori giornalisti. E grazie a questi contenuti, i social vendono pubblicità incamerando i ricavi al 100%. Una parte di questi soldi spettano a cronisti ed editori. Il rispetto della direttiva Ue sull’equo compenso per il diritto d’autore implica che una parte dei pagamenti dei giganti web vada ai giornalisti».
Il regolamento del Garante portava gli editori e le piattaforme social sul tavolo delle trattative. Poi sul più bello, al 90° minuto...
È quello che vuole l’AgCom.
«Lo ha chiesto l’Europa con la direttiva sul diritto d’autore. Lo ha chiesto l’AgCom con regole efficaci che portano le piattaforme social e gli editori al tavolo della trattativa. Poi, sul più bello, al 90° minuto…».
Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Facebook rinviando il regolamento AgCom alla Corte di Giustizia dell’Ue, che ne valuterà la coerenza con le norme europee.
«Perché la Corte si pronunci ci vorranno due anni. E la sua sentenza arriverà in un’Italia desertificata. Decine di testate soprattutto locali avranno chiuso. Qui ci sono in ballo i diritti chiave dei giornalisti».
L’AgCom si è appellata al Consiglio di Stato contro la sentenza di primo grado del Tar.
«Mi auguro capisca quanto grandi siano gli interessi ideali in campo».
Qualcuno ha pensato che il web fosse come il borsello per gli uomini: brutto e destinato a passare di moda
Le colpe degli editori italiani?
«Negli anni 90 hanno sottovalutato Internet. Hanno pensato fosse come il borsello degli uomini: brutto e destinato a passare presto di moda».
Poi però hanno capito.
«Peccato che abbiano regalato le notizie - e dunque il lavoro stesso dei giornalisti - dai loro siti solo gratuiti. Le persone, a quel punto, hanno inteso che l’informazione non si pagava. Così hanno iniziato a non comprare più i quotidiani. E intanto i pirati facevano già festa».
Nel senso che…
«Mentre i siti professionali sfornavano notizie di pregio, decine di siti indipendenti le trafugavano con un semplice copia incolla».
Il problema resiste ancora.
«Onore a Mediaset per la tenace difesa dei suoi contenuti da ogni appropriazione indebita. Una linea che sta tenendo anche verso gli algoritmi dell’intelligenza artificiale capaci di impossessarsi voracemente di ogni opera sia pubblicata in Internet. Posso fare un’ultima critica ai nostri editori?».
Ancora una?
«Alle prime trattative con i giganti della Rete sono andati separati. Prendano esempio da canadesi e australiani che invece hanno fatto fronte comune, alla fine vincendo la loro battaglia».