Pensioni fuori dal cantiere manovra. Ma Lega e Forza Italia non mollano
di Valentina ConteROMA — Troppo scomodo per parlarne subito. Il tema delle pensioni è stato volutamente tenuto fuori dal tavolo di ieri, il primo vertice di maggioranza del dopo ferie. Inutile cercarne traccia nella “nota congiunta di centrodestra”, quella pasticciata sulla politica estera.
Nel testo si citano i capisaldi della prossima manovra, la terza del governo Meloni: giovani, famiglie, natalità, fisco, imprese. Zero sulla previdenza: divisiva, costosa, complessa. E rimandata alle prossime settimane.
Non che manchi l’urgenza. C’è un pacchetto da 629 milioni in scadenza a fine anno: Ape sociale, Opzione donna, Quota 103, aumento delle minime. E la rivalutazione all’inflazione che da gennaio torna più favorevole per i pensionati, meno per i conti dello Stato.
Le divisioni
Sarebbe…
ROMA — Troppo scomodo per parlarne subito. Il tema delle pensioni è stato volutamente tenuto fuori dal tavolo di ieri, il primo vertice di maggioranza del dopo ferie. Inutile cercarne traccia nella “nota congiunta di centrodestra”, quella pasticciata sulla politica estera.
Nel testo si citano i capisaldi della prossima manovra, la terza del governo Meloni: giovani, famiglie, natalità, fisco, imprese. Zero sulla previdenza: divisiva, costosa, complessa. E rimandata alle prossime settimane.
Non che manchi l’urgenza. C’è un pacchetto da 629 milioni in scadenza a fine anno: Ape sociale, Opzione donna, Quota 103, aumento delle minime. E la rivalutazione all’inflazione che da gennaio torna più favorevole per i pensionati, meno per i conti dello Stato.
Le divisioni
Sarebbe anche necessario un passaggio con i sindacati, invocato a più riprese da Cgil, Cisl e Uil. Prima però bisognerebbe scegliere: cosa tenere, cosa prorogare, cosa cancellare, cosa cambiare. Argomenti neanche sfiorati ieri. Non a caso. Il tema è altamente divisivo. L’approccio degli alleati è variegato, le priorità addirittura confliggenti.
Agli antipodi le richieste di Forza Italia e della Lega. Persino i moderati di Maurizio Lupi ora dicono «basta ai pensionamenti anticipati». Un modo per far capire al Carroccio che Quota 41 resta nel libro dei sogni. Matteo Salvini ne ha fatto una bandiera, la testa d’ariete per dire di aver «abolito la legge Fornero».
Nonostante i paletti che i leghisti sono disposti ad accettare – ricalcolo contributivo, finestre più lunghe, persino un anno lavorato da minorenne – e una previsione di spesa «sotto i 900 milioni», Quota 41 non fa breccia.
La richiesta di Giorgetti
Il muro più alto è in famiglia. Il vicesegretario della Lega nonché ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ieri ha mandato un messaggio molto chiaro a partito e alleati. «La situazione è molto delicata, bisogna essere attenti e dare messaggi rassicuranti sulla stabilità dei conti pubblici», è il senso delle sue parole. «Ci vuole attenzione e prudenza. Evitiamo per quanto possibile promesse da marinaio», quelle che invece hanno ballato per tutta l’estate.
Lega e FI insistono
«Mi pare scontato che noi teniamo il punto delle nostre promesse», dicono sia fonti di Forza Italia che della Lega. Aumento delle minime da una parte e uscita anticipata con Quota 41, dall’altra. «Sappiamo però che come tocchi le pensioni, saltano miliardi». Un bagno di realtà obbligato che si è tradotto in quello strano silenzio finale. Pensioni evaporate.
L’indicizzazione
Torneranno a ballare presto. Fosse solo perché il ministro dell’Economia dovrà dire cosa fare dell’indicizzazione all’inflazione nel 2025. Se ricavarne ancora risorse, per il terzo anno consecutivo, così da portare a Bruxelles lo scalpo dell’oculatezza della spesa.
Fare cassa sugli assegni sopra i 2.273 euro lordi è diventata ormai una consuetudine per questo governo. Come pure riempire di paletti tutte le vie di anticipo per scoraggiarle, come nel pacchetto di quest’anno che proprio per questo porta in dote molti risparmi. Alla fine potrebbe anche essere confermato quasi identico, magari dotato di strette ulteriori. Disincentivare le uscite, trattenere al lavoro: ecco a cosa guarda Giorgetti.
Il nodo minime e i giovani
Servirà tempo per convincere tutti. Anche e soprattutto sull’aumento delle minime, il capitolo più insidioso perché può costare molto o moltissimo. Probabile invece qualche misura per i giovani, come il trasferimento di una parte del Tfr ai fondi pensione o il cumulo della rendita privata con la pensione pubblica per accedere alla pensione contributiva anticipata a 64 anni. Temi che non scassano il bilancio. E con ricadute lontane nel tempo. Ideali per dire di aver fatto qualcosa di utile.