L’allarme di Panetta (Bankitalia) sul protezionismo: “Le barriere costano quanto la pandemia”
di Cenzio Di ZanniIl governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta
(ansa)ROMA – Alzare nuovi muri potrebbe essere costoso per l’economia mondiale. "Molto costoso", dice il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, che ha lanciato l’allarme dazi in un seminario organizzato da Palazzo Koch in occasione della presidenza italiana del G7 (il titolo del convegno è ‘A fragmenting trading system: where we stand and implications for policy’). Secondo le stime ricordate dal governatore, il costo delle barriere che da qualche giorno allarmano imprese e governi di mezzo mondo supererebbe – nello scenario peggiore – il 6% del Pil globale. Ovvero il prezzo che la comunità internazionale ha già pagato nel 2020, dopo le chiusure imposte per far fronte alla pandemia da Covid. Il riferimento del governatore, pur senza citarlo, è allo spettro dei dazi che il presidente eletto degli Usa, Donald Trump, ha agitato durante la campagna elettorale che l’ha riportato alla Casa Bianca.
ROMA – Alzare nuovi muri potrebbe essere costoso per l’economia mondiale. "Molto costoso", dice il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, che ha lanciato l’allarme dazi in un seminario organizzato da Palazzo Koch in occasione della presidenza italiana del G7 (il titolo del convegno è ‘A fragmenting trading system: where we stand and implications for policy’). Secondo le stime ricordate dal governatore, il costo delle barriere che da qualche giorno allarmano imprese e governi di mezzo mondo supererebbe – nello scenario peggiore – il 6% del Pil globale. Ovvero il prezzo che la comunità internazionale ha già pagato nel 2020, dopo le chiusure imposte per far fronte alla pandemia da Covid. Il riferimento del governatore, pur senza citarlo, è allo spettro dei dazi che il presidente eletto degli Usa, Donald Trump, ha agitato durante la campagna elettorale che l’ha riportato alla Casa Bianca.
Il governatore bolla le misure ventilate da Washington come “un’illusione da evitare”. Perché "erigere barriere protezionistiche”, rimarca Panetta, non è “la soluzione ai problemi”. E per spiegarlo ricorre alla metafora del coltello utilizzato al posto di un bisturi. "Il coltello da cucina –ragiona il numero uno di via Nazionale – non non è lo strumento giusto per portare a termine un'operazione chirurgica complessa". Se non dovesse bastare, il governatore mette sul piatto della bilancia costi e benefici del protezionismo, e l’ago della bilancia pende tutto dal lato dei costi: "La divisione dell'economia globale in blocchi rivali porterebbe solo a più elementi negativi che positivi", assicura.
"L'escalation” tra i blocchi contrapposti a colpi di dazi "porterebbe a gravi perdite di efficienza e welfare per tutti", aumentando la volatilità di produzione e inflazione. Dice Panetta: "Il protezionsimo non è protettivo come sembra". Anzi, al danno delle barriere seguirebbe la beffa del raggiro. Gli ostacoli potrebbero essere aggirati percorrendo altre strade, giocando di sponda. Per esempio attraverso gli scambi "con nazioni terze". Risultato: la catena del commercio si allungherebbe, spunterebbero nuovi “intermediari” sulla scena, aumenterebbero “costi e rischi riducendo la trasparenza”. “Una conseguenza collaterale che colpirebbe l'efficienza e la sicurezza dell'economia".
L’esperienza insegna. "L'aumento dei prezzi alle importazioni degli Stati Uniti nel 2018 (durante la prima presidenza del tycoon, che Panetta non cita) ha significativamente aumentato il prezzo dei beni importati". Che è scaricato "per intero sui consumatori americani", osserva ancora Panetta, prima di ricordare a economisti e istituzioni l'importanza dell'apertura del commercio internazionale, “dell'integrazione finanziaria e della stretta cooperazione”. Cioè “gli importanti successi della comunità internazionale dopo la devastazione della Seconda guerra mondiale". Insomma, quel patrimonio da tutelare “per la pace e sicurezza delle prossime generazioni”.
Per questo l’inquilino di palazzo Koch guarda all’Ue. L’appello a Bruxelles è chiaro: "Lavorare meglio con i partner internazionali", "rinvigorendo le discussioni sugli accordi di commercio e investimenti". Anche in questo caso la pandemia dovrebbe insegnare qualcosa. Perché i vaccini anti-Covid sono stati “sviluppati e distribuiti da una catena di produzione comune Usa-Ue". La strada maestra per la crescita, secondo il governatore, passa quindi da un "maggiore coordinamento della politica industriale". Per "evitarci costose e sussidiate guerre commerciali".