Affitti brevi, ecco il Codice identificativo: fuorilegge 1 struttura su 3. Multe fino a 8 mila euro
di Aessandro CicognaniTuristi in via dei Servi a Firenze (Riccardo Sanesi)
MILANO – Il conto alla rovescia scade tra poco più di trenta giorni. Appena un mese, dopodiché i proprietari di immobili dati in affitto breve dovranno essere tutti in possesso di un Codice identificativo nazionale (Cin). C’è tuttavia un ‘però’: la Banca dati strutture ricettive attraverso cui richiedere il documento è operativa da tre mesi, ma a oggi più di una struttura su tre risulta ancora non in possesso del Cin. Detta in altri modi: è fuorilegge. Stando ai numeri pubblici sul sito del ministero del Turismo, le attività registrate alla banca dati nazionali sono 543.158. Di queste, quelle che non hanno ancora richiesto o ottenuto il codice identificativo sono esattamente 194.378, ossia il 35,8%.
La maglia nera va al Friuli-Venezia Giulia dove oltre il 60% delle strutture non ha …
MILANO – Il conto alla rovescia scade tra poco più di trenta giorni. Appena un mese, dopodiché i proprietari di immobili dati in affitto breve dovranno essere tutti in possesso di un Codice identificativo nazionale (Cin). C’è tuttavia un ‘però’: la Banca dati strutture ricettive attraverso cui richiedere il documento è operativa da tre mesi, ma a oggi più di una struttura su tre risulta ancora non in possesso del Cin. Detta in altri modi: è fuorilegge. Stando ai numeri pubblici sul sito del ministero del Turismo, le attività registrate alla banca dati nazionali sono 543.158. Di queste, quelle che non hanno ancora richiesto o ottenuto il codice identificativo sono esattamente 194.378, ossia il 35,8%.
La maglia nera va al Friuli-Venezia Giulia dove oltre il 60% delle strutture non ha il Cin. Subito dopo vengono le Marche con il 45%, la Liguria al 44%, l’Abruzzo al 42% e la Puglia al 40%. L’ordine prosegue con Umbria, Veneto, Sicilia, Calabria, Piemonte, Toscana, Lombardia, Lazio, Sardegna, Molise e Emilia-Romagna. Ognuno di questi territori ha attualmente un tasso di inadempimento rispetto alle nuove normative nazionali tra il trenta e il quaranta per cento. Tra le regioni maggiormente virtuose spicca invece la Basilicata, dove ben oltre l’85% dei proprietari di immobili dati in affitto breve si è uniformato alle regole. In ottima posizione anche il Trentino-Alto Adige, la Valle d’Aosta (75%) e la Campania (73%).
Che cosa rischia chi non si adegua
Il decreto legge, dopo aver subito una prima proroga, entrerà ufficialmente in vigore a partire dal primo gennaio 2025, ponendo tre vincoli su tutti ai proprietari di qualsiasi unità immobiliare destinata all’affitto breve (quindi non oltre i 29 giorni consecutivi): avere il Codice identificativo nazionale ed esporlo fuori dalla struttura, oltre che nei vari annunci online su Booking o Airbnb; dotarsi dei dispositivi di sicurezza minimi, vedi l’estintore e i rilevatori di fumo; presentare al Comune la Segnalazione certificata di inizio attività, la Scia.
In caso di mancata osservanza delle prescrizioni, le sanzioni previste possono essere piuttosto pesanti. "Lo svolgimento della locazione turistica breve per un immobile privo del Cin viene sanzionato con una sanzione pecuniaria da 800 a 8.000 euro – ricorda Gennaro Sposato, avvocato dello studio specializzato in real estate Rödl & Partner – Per la mancata esposizione si va invece da 500 a 5.000 euro di multa, in relazione alla dimensione dell’immobile, oltre all’immediata rimozione dell’annuncio irregolare pubblicato. Poi, in caso di insussistenza dei requisiti di sicurezza degli impianti, trovano applicazione le relative sanzioni regionali o statali, mentre in assenza dei rilevatori e degli estintori è prevista l’applicazione di una sanzione da 600 a 6.000 euro”.
E non è finita qui. In caso di svolgimento dell’attività di locazione turistica o breve in forma imprenditoriale, il titolare dovrà presentare la Scia al proprio Sportello unico per le attività produttive di riferimento. "Pena – interviene l’esperto legale – una multa da 2.000 a 10.000 euro, sempre in relazione alle dimensioni dell’immobile”.
La burocrazia non aiuta
Al di là dei rischi, secondo Marco Celani difficilmente tutti i titolari di affitti brevi riusciranno a uniformarsi alle regole nei tempi prestabiliti. "Sono preoccupato – dice molto chiaramente il presidente dell’Associazione italiana gestori affitti brevi – perché temo che in tanti saranno passibili di multa”. Il tema è quello della spesso citata (e vituperata) burocrazia, che anche su questa partita ha messo in tilt molte regioni. O almeno è quanto riferisce Celani.
“Per chi era già in possesso di un Codice identificativo regionale – spiega – in realtà è stato semplice: è bastato accedere alla propria pagina sulla banca dati e inserire i dati catastali richiesti, ottenendo così il Cin". Il problema è che non tutte le Regioni avevano introdotto il codice, con la conseguenza che in tanti si sono riversati negli uffici pubblici per avviare le pratiche da zero.
“Inoltre – aggiunge il rappresentante dell’associazione – a oggi permane un nodo irrisolto per tutti coloro che hanno più di un immobile dato in affitto breve. Il codice regionale è uno unico per l’attività, quello nazionale è invece legato a ogni singola struttura. Si era parlato di una soluzione, ma al momento non pervenuta”. Infine, ci sono quegli affittuari che delle nuove regole proprio non ne erano a conoscenza. Secondo una recente rilevazione di Facile.it sono uno su tre.