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Meloni su Stellantis: “Difenderemo occupazione e indotto”. I sindacati chiedono un tavolo

L'ex amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares con il presidente John Elkann 

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Salvini all’attacco: “Disgustato”. I partiti vogliono che Elkann riferisca in Parlamento, ma tra azienda e governo resta aperto il dialogo sul futuro del settore
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Il giorno dopo l’uscita di Carlos Tavares da Stellantis è anche quello di una prima, evidente, distensione tra l’azienda e il governo Meloni, dopo mesi sull’orlo dello scontro aperto. Una distensione preparata dalle telefonate con cui domenica il presidente della società John Elkann aveva preavvisato il capo dello Stato Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio. Proseguita ieri con un’altra telefonata al ministro delle Imprese Adolfo Urso, le cui richieste di mettere nero su bianco gli impegni produttivi in Italia erano state frustrate a più riprese dal manager portoghese. E confermata in serata dalle parole della stessa Meloni: «Ho parlato con Elkann che mi ha comunicato le dimissioni di Tavares - ha detto la premier, intervistata a Quarta Repubblica -. La trattativa con il governo è neutrale, vogliamo fare del nostro meglio per difendere l’occupazione e l’indotto. Abbiamo un altro tavolo convocato a dicembre, speriamo possa essere quello risolutivo».

Il giorno dopo l’uscita di Carlos Tavares da Stellantis è anche quello di una prima, evidente, distensione tra l’azienda e il governo Meloni, dopo mesi sull’orlo dello scontro aperto. Una distensione preparata dalle telefonate con cui domenica il presidente della società John Elkann aveva preavvisato il capo dello Stato Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio. Proseguita ieri con un’altra telefonata al ministro delle Imprese Adolfo Urso, le cui richieste di mettere nero su bianco gli impegni produttivi in Italia erano state frustrate a più riprese dal manager portoghese. E confermata in serata dalle parole della stessa Meloni: «Ho parlato con Elkann che mi ha comunicato le dimissioni di Tavares - ha detto la premier, intervistata a Quarta Repubblica -. La trattativa con il governo è neutrale, vogliamo fare del nostro meglio per difendere l’occupazione e l’indotto. Abbiamo un altro tavolo convocato a dicembre, speriamo possa essere quello risolutivo».

Le richieste del governo a Stellantis

Il tavolo è quello sui piani di Stellantis in Italia, aperto da ormai un anno e mezzo al Mimit di Urso. E sono state proprio fonti del ministero a dire che all’incontro del prossimo 17 dicembre ci sarà per la società un dirigente di primo piano come Jean Philippe Imparato, responsabile per l’Europa, il quale avrebbe ricevuto da Elkann, ora alla guida del comitato esecutivo che dirige l’azienda in attesa del nuovo amministratore delegato, «il mandato di chiudere in modo positivo le interlocuzioni».

Il governo ha messo sul tavolo tre richieste. La prima è l’impegno di Stellantis a mantenere i livelli occupazionali negli impianti che beneficeranno di incentivi pubblici, al momento congelati. La seconda è la costruzione della Gigafactory di batterie a Termoli, progetto in bilico a causa della crisi del mercato dell’auto elettrica. La terza è la collocazione in Italia, a Pomigliano, della piattaforma per la produzione delle citycar. Sul primo e il terzo punto l’azienda sarebbe disposta a prendere impegni concreti, il secondo resta complesso visto che si tratta di una decisione che spetta ad ACC, la joint venture che Stellantis ha creato insieme a Mercedes e Total. Nei prossimi giorni sarà il comitato esecutivo a definire la linea ed eventuali controrichieste con cui la società si presenterà al tavolo, anche se ormai è escluso che nel 2025 arrivino altri incentivi all’acquisto sempre invocati da Tavares. Sarà però una linea costruttiva, e se chiudere subito sarà difficile tutti si aspettano a questo punto dei passi avanti.

I sindacati: un tavolo a Palazzo Chigi

Resta il fatto, a Palazzo Chigi ne sono consapevoli, che l’accordo partorito al Mimit si prospetta minimo rispetto all’obiettivo di produrre un milione di veicoli in Italia entro il 2030, la soglia che garantirebbe un futuro a lavoratori e indotto. E che oggi appare sempre più lontana in un mercato europeo e nazionale in drammatica contrazione, impantanato a metà della transizione all’elettrico: a novembre le immatricolazioni nel nostro Paese sono diminuite di un altro 11%, quelle di Stellantis del 25%. In diversi stabilimenti è scattata la cassa integrazione e a fine anno il numero di veicoli prodotto rischia di essere inferiore a 500 mila. Le prospettive sono negative anche per il 2025 ed è per questo che - Tavares o no - i sindacati continuano a chiedere che si prenda atto del fallimento del tavolo Mimit e ne venga convocato uno di settore a Palazzo Chigi, criticando la scelta di prosciugare con la legge di Bilancio il fondo a sostegno dell’automotive.

Le reazioni dei partiti

Sia dalla maggioranza che dall’opposizione ieri sono partite richieste ad Elkann di presentarsi in audizione, dopo quella dello scorso 11 ottobre in cui Tavares aveva concesso ben poche rassicurazioni, attirandosi critiche bipartisan. «Venga in Parlamento e il governo torni nel mondo reale», ha detto ieri il leader del Movimento 5Stelle Giuseppe Conte a Pomigliano, alla manifestazione dei lavoratori dell’azienda logistica Trasnova che rischiano il posto dopo che Stellantis non ha rinnovato la commessa. Ma le parole più dure sono state del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che si è detto «offeso, da italiano, dalla gestione Elkann: quello che sta succedendo è disgustoso, un tracollo economico preannunciato grazie alle politiche demenziali dell’Europa».

La partita sugli obiettivi europei

In realtà il governo spera che il dialogo con Stellantis aiuti anche nella decisiva partita a Bruxelles, dove l’Italia chiede di anticipare la revisione di tempi e obiettivi della transizione verde. «L’Italia è alla testa di un gruppo di 15 Paesi per rivedere le regole sulla fine del motore endotermico, che sarebbe un’altra mazzata per l’automotive: sono ottimista che si possa svoltare», ha detto Meloni. La strada è in salita: la Germania è contraria, la Francia non si schiera. Ma finora ha pesato anche il fatto che Tavares fosse il più esplicito, tra i capi delle grandi case europee, nel dire che gli obiettivi non andavano modificati. Una posizione che ora Stellantis potrebbe rivedere.

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