Chi è Ernesto Ruffini, il direttore delle Entrate che ha annunciato le sue dimissioni
di Cenzio Di ZanniROMA – Avvocato 55enne originario di Palermo ma romano d’adozione, Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate che oggi ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico, è ai vertici dell’ente dal 1° luglio 2017: l’ultimo rinnovo risale a un decreto firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel gennaio dell’anno scorso. Ruffini è figlio di Attilio, partigiano, vicesegretario della Democrazia cristiana e più volte ministro nella Prima repubblica. È anche nipote di Ernesto, arcivescovo di Palermo, nonché fratello di Paolo, prefetto del dicastero della Santa Sede.
Quella iniziata nel 1998 nello studio legale romano Fantozzi&Associati, una law firm in campo tributario, è stata una carriera di successo passata anche …
ROMA – Avvocato 55enne originario di Palermo ma romano d’adozione, Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate che oggi ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico, è ai vertici dell’ente dal 1° luglio 2017: l’ultimo rinnovo risale a un decreto firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel gennaio dell’anno scorso. Ruffini è figlio di Attilio, partigiano, vicesegretario della Democrazia cristiana e più volte ministro nella Prima repubblica. È anche nipote di Ernesto, arcivescovo di Palermo, nonché fratello di Paolo, prefetto del dicastero della Santa Sede.
Quella iniziata nel 1998 nello studio legale romano Fantozzi&Associati, una law firm in campo tributario, è stata una carriera di successo passata anche da Palazzo Chigi, dove l’avvocato arriva nel 2014 come componente del tavolo per l’innovazione e l’agenda digitale italiana, chiamato dall’allora premier Matteo Renzi, che del resto l’aveva già ospitato alla sua Leopolda. Per questo è considerato vicino al leader di Italia Viva, ma anche a Romano Prodi, che ha scritto la prefazione al libro L’evasione spiegata a un evasore, pubblicato nel 2013 con una postfazione firmata dall’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. È il volume nel quale rilancia l’idea, già presentata alla Leopolda 2010, di una dichiarazione dei redditi precompilata e della fatturazione elettronica come rimedi per provare a ricucire la piaga dell’evasione fiscale.
È lo stesso Renzi a portare l’avvocato siciliano nella stanza dei bottoni di Equitalia, società del governo della quale Ruffini è stato amministratore delegato dal giugno 2015 all’ottobre dell’anno successivo, quando l’ex rottamatore pd gli affida anche l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione, oltre a quello di ad. Resta in sella anche con il governo guidato da Paolo Gentiloni, che prima lo nomina commissario straordinario per l’istituzione dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, poi gli affida le chiavi della presidenza dello stesso ente.
In un’audizione alla Camera sotto il governo Renzi, Mr. Fisco svela i numeri dello stock dei debiti fiscali. Una cifra monstre, mille miliardi circa. Dei quali, dirà ai deputati, soltanto una parte – più o meno 80 miliardi – sarebbe stato alla portata dei suoi uffici. Mesi dopo il governo studia la rottamazione di cartelle e avvisi, operazione che punta a portare nelle casse dell’Erario 7,2 miliardi entro un paio di anni.
Il resto è storia recentissima. Il nome che circola come federatore del centro, l’intervista del sindaco di Milano Beppe Sala a Repubblica e l’annuncio delle dimissioni di Ruffini a mezzo stampa, che potrebbe scendere in campo lasciando sull’attaccapanni la casacca del tecnico.