ROMA – Per la ministra Marina Calderone è “il completamento di un anno di lavoro, che si accompagna a una serie di interventi fatti, all'insegna della semplificazione e della stabilità, non certamente di aumento della precarietà”. Ma per i sindacati il ddl Lavoro, nato assieme al decreto Primo maggio del 2023, poi collegato alla manovra, e infine varato l’11 dicembre, dopo l’ultimo via libera dell’Aula del Senato, è un provvedimento che farà crescere la precarietà e il lavoro povero, legalizzando persino l’odiosa pratica delle dimissioni in bianco.
Il contenuto del disegno di legge
Vengono esclusi dal tetto del 30% previsto per i lavoratori in somministrazione a tempo determinato, rispetto al totale dei contratti stabili, i lavoratori assunti dalle agenzie…
ROMA – Per la ministra Marina Calderone è “il completamento di un anno di lavoro, che si accompagna a una serie di interventi fatti, all'insegna della semplificazione e della stabilità, non certamente di aumento della precarietà”. Ma per i sindacati il ddl Lavoro, nato assieme al decreto Primo maggio del 2023, poi collegato alla manovra, e infine varato l’11 dicembre, dopo l’ultimo via libera dell’Aula del Senato, è un provvedimento che farà crescere la precarietà e il lavoro povero, legalizzando persino l’odiosa pratica delle dimissioni in bianco.
Il contenuto del disegno di legge
Vengono esclusi dal tetto del 30% previsto per i lavoratori in somministrazione a tempo determinato, rispetto al totale dei contratti stabili, i lavoratori assunti dalle agenzie per il lavoro a tempo indeterminato o i lavoratori con determinate caratteristiche o assunti per determinate esigenze (svolgimento di attività stagionali o di specifici spettacoli, startup, sostituzione di lavoratori assenti, lavoratori con più di 50 anni).
Rientrano tra le attività stagionali anche quelle organizzate per far fronte alle intensificazioni del lavoro in determinati periodi dell'anno, nonché a esigenze tecnico-produttive oppure collegate ai cicli stagionali dei settori produttivi o ancora dei mercati serviti dall'impresa, secondo quanto previsto dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni più rappresentative.
Viene ripristinata la “risoluzione del rapporto di lavoro per volontà del lavoratore” quando l'assenza ingiustificata del lavoratore si protrae oltre il termine previsto dal contratto o, in mancanza di previsione contrattuale, oltre i quindici giorni: in questo caso il lavoratore non ha diritto all’indennità di disoccupazione. Le dimissioni non scattano automaticamente se il lavoratore dimostra l'impossibilità, per causa di forza maggiore o per fatto imputabile al datore di lavoro, di comunicare i motivi che giustificano l'assenza.
Il ddl ridefinisce il periodo di prova dei contratti a tempo determinato: tra i due e i quindici giorni per i contratti con durata fino a sei mesi; da due giorni a trenta giorni per quelli con durata superiore a sei mesi e inferiore a dodici mesi.
Disciplinata inoltre la comunicazione dello smart working (si prevede che il datore di lavoro comunichi, in via telematica al ministero del Lavoro, i nominativi dei lavoratori e la data di inizio e di fine del lavoro agile entro cinque giorni dalla data di avvio o termine del periodo), e la possibilità di rateizzare fino a sessanta rate mensili i debiti per contributi e premi, dovuti all'Inps e all'Inail e non affidati agli agenti della riscossione.
Regolato, infine, l'obbligo di visita medica precedente alla ripresa del lavoro dopo un'assenza per malattia superiore a 60 giorni: sussiste solo se la visita sia ritenuta necessaria dal medico competente.
Le contestazioni dei sindacati
Secondo la segretaria confederale Cgil Maria Grazia Gabrielli il governo e la maggioranza con il Collegato lavoro "invece di ascoltare le istanze del sindacato, hanno scelto di andare dritti verso un mondo del lavoro che peggiorerà la dignità e le tutele dei giovani, dei Neet, delle donne; che non fornirà risposte ai part-time involontari, ai lavoratori a termine, ai somministrati e agli stagionali, a chi ha un'occupazione al nero e irregolare, agli autonomi con o senza partita Iva; che non punterà a eliminare i contratti più poveri e precari".
"Per noi – sottolinea la segretaria confederale della Uil Ivana Veronese – questo disegno di legge non ha proprio alcuna ragion d'essere: è totalmente sbilanciato a favore delle imprese e precarizza ulteriormente il nostro mercato del lavoro, dove la precarietà già regna sovrana. Gli stessi dati Inps certificano che la stragrande maggioranza dei nuovi contratti attivati sono temporanei. Per la precisione, sono oltre l'80% del totale".
Anche un’analisi recente della Felsa Cisl (la federazione dei lavoratori autonomi, atipici e somministrati del sindacato diretto da Luigi Sbarra) sottolinea come il risultato delle norme del ddl Lavoro sia “una forte liberalizzazione dello strumento della somministrazione”.
L’Usb mostra preoccupazione soprattutto per l’articolo 19, “con cui sostanzialmente viene stabilito che la lavoratrice o il lavoratore assenti ingiustificati per un periodo previsto dal contratto collettivo nazionale o uguale a 15 giorni siano considerati dimissionari in automatico, con perdita del diritto di accesso alla disoccupazione. Una norma che apre la strada al ritorno delle “dimissioni in bianco” che erano state “sostanzialmente messe fuori gioco tramite l’obbligo di presentazione di dimissioni telematiche tramite patronato con l’obiettivo di accertare la volontà del dipendente e interrompere le pratiche illegali di molti datori”. La norma, secondo l’Usb, danneggerà i lavoratori più deboli, dai migranti che hanno difficoltà linguistiche e che potrebbero essere tratti in inganno da indicazioni date dai datori di lavoro che vogliono licenziarli senza che ci sia una giusta causa o un giustificato motivo. Mentre “la Naspi andrebbe garantita a tutti”.
La protesta delle opposizioni
Il governo ha obiettato che si tratta di “dimissioni per atti concludenti” , ma anche secondo le opposizioni l’art.19 permetterà di aggirare il divieto di dimissioni in bianco, che finora ha avuto come barriera difficilmente superabile la procedura telematica prevista dal Jobs Act. Invece per questo nuovo tipo di dimissioni volontarie non è previsto nessun tipo di controllo sulla effettiva volontà del lavoratore: il Pd aveva provato a far passare un emendamento che affidava questo compito all’Ispettorato del Lavoro, ma la norma è stata bocciata. Anche per il M5S l’art. 19 è "un ulteriore attacco ai diritti di donne e uomini, esponendoli a licenziamenti senza giusta causa".