MILANO – Marco Mazzucchelli, banchiere di lungo corso che nel 1999 portò Mps in Borsa e oggi presiede Secofind Sim, interpreta il blitz di Mps su Mediobanca come l’ennesima “operazione ostile, non concordata e con rapporti di forza fragili” per il fatto che lo scalatore senese capitalizza 8,6 miliardi contro i 12 miliardi della preda milanese. Un reverse merger di fatto, con il Tesoro primo azionista dello scalatore: cosa controversa, e che non credo sarebbe successa in nessun altro mercato, ma l’Italia in questa fase è un mercato a sé stante”.
Perché la Borsa sta accogliendo con freddezza l’annuncio?
“A prima lettura, mi pare che l’operazione abbia una sola una logica dal punto di vista finanziario: quella di consentire l’anticipo dello sconto delle attività fiscali differite di Mps. Questo …
MILANO – Marco Mazzucchelli, banchiere di lungo corso che nel 1999 portò Mps in Borsa e oggi presiede Secofind Sim, interpreta il blitz di Mps su Mediobanca come l’ennesima “operazione ostile, non concordata e con rapporti di forza fragili” per il fatto che lo scalatore senese capitalizza 8,6 miliardi contro i 12 miliardi della preda milanese. Un reverse merger di fatto, con il Tesoro primo azionista dello scalatore: cosa controversa, e che non credo sarebbe successa in nessun altro mercato, ma l’Italia in questa fase è un mercato a sé stante”.
Perché la Borsa sta accogliendo con freddezza l’annuncio?
“A prima lettura, mi pare che l’operazione abbia una sola una logica dal punto di vista finanziario: quella di consentire l’anticipo dello sconto delle attività fiscali differite di Mps. Questo però non è sufficiente a giustificare un’operazione strategica: lo dimostra il fatto che le sinergie nell’operazione sono quasi inesistenti. Mediobanca è sostanzialmente una fabbrica di prodotti, e oramai ne ha anche molti: dal credito consumo al private banking, dal risparmio gestito alle gestioni di patrimoni, insieme alla storica attività di banca d’investimento. Avrebbe bisogno di una rete di distribuzione importante: quella di Mps non è una rete primaria, quindi non mi pare una combinazione ideale. Ma probabilmente stanno prevalendo logiche diverse”
Quali?
L’Ops potrebbe essere un passaggio intermedio verso un’altra operazione, quella che molti da tempo commentano e che riguarda Generali. E’ noto che ci sono i due azionisti di riferimento di Mediobanca, Delfin e Caltagirone, che sono disallineati rispetto al suo management, come pure rispetto al management di Generali, dove anche hanno investimenti ugualmente rilevanti. Forse adesso hanno trovato il pertugio per sparigliare le carte. Secondo me senza grandi chance, però, perché il mercato difficilmente seguirà questa operazione.
Come fa a dirlo, siamo solo al giorno dell’annuncio.
“Molti degli azionisti stranieri di Mps, che detengono quasi metà del capitale, sono gli stessi entrati nelle banche greche, privatizzate dall’Hellenic Financial Stability Fund di cui sono stato membro. Non li ho sentiti, ma sono convinto che siano contrariati, e qualcuno smobiliterà. Io penso che questa operazione segni in modo inesorabile il futuro di Mps, con il rischio che poi l’Opa la subiscano loro da parte di qualcuno”.
Il governo, azionista perno di Mps con ancora l’11%, sembra il convitato di pietra. Come interpreta il suo ruolo?
“La posizione del governo mi pare assolutamente controversa: essendo azionista di Mps appoggia di fatto questa scalata, dopo avere criticato l’atteggiamento del governo tedesco in riferimento alla scalata di Unicredit a Commerzbank, perché ingeriva in quella partita, e dopo avere criticato l’atteggiamento garibaldino di Andrea Orcel nel lanciare un’Ops su Banco Bpm. Tuttavia, mi sembra che il blitz si Mps su Mediobanca sia un’operazione non meno garibaldina, anche se il governo la sta legittimando. C’è poi un problema di metodo”.
Quale?
“Dopo che si è commentato per anni che il volere di tutti era un consolidamento bancario ordinato e graduale, per dare vita a un terzo polo italiano, guardiamo a cosa sta avvenendo. Promuovere e subire una serie di operazioni ostili e non concordate, in un mercato vigilato come quello del credito, mi pare una cosa poco saggia”.
Cosa può fare Mediobanca per difendersi?
“Mi pare che Mediobanca possa fare molto poco, perché con l’Ops è scattata la passivity rule, che ne vincola le mosse difensive, la più immediata delle quali potrebbe essere uno scorporo della quota che detiene in Generali. Anche qui, si fa largo il metodo adottato da Unicredit, che ha lanciato un’offerta senza premio su Banco Bpm per bloccarne le attività tramite la passivity rule”.
Il premio qui c’è, anche se basso, circa il 5%, e in Borsa Mediobanca ha già superato il livello. C’è un rilancio possibile?
“Il premio dell’offerta è troppo basso, credo andrà aumentato, ma mi sembra finanziariamente difficile visto che i rapporti di forza sono già tirati. Questo sembra più un reverse takeover che una fusione, tra l’altro non è una fusione amichevole il che complica ancor più le cose”.