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Mps tenta la scalata a Mediobanca: “Nasce il terzo polo” ma il mercato frena

REUTERS/Stefano Rellandini/File Photo

 

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L’ad Lovaglio: “Ok dal Tesoro”. Il titolo senese perde il 7% mentre quello di Piazzetta Cuccia sale del 7,7%, annullando il premio offerto
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MILANO — Nuova mossa nel risiko che da mesi anima il settore bancario italiano. Alle 7.42 di ieri mattina, Monte dei Paschi ha annunciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) sul totale delle azioni di Mediobanca, a sua volta prima socia con il 13,1% delle Generali. Registi dell’operazione sono i grandi azionisti di Mps: il Tesoro affiancato da Francesco Gaetano Caltagirone e dalla Delfin della famiglia Del Vecchio, entrambi soci forti di Piazzetta Cuccia, e da Banco Bpm.

L’obiettivo è riportare d’attualità quel terzo polo bancario, incentrato su Mps e Banco Bpm e caro al governo Meloni, che l’Ops di Unicredit sulla ex Popolare milanese aveva messo in discussione. «È un’offerta amichevole» ha assicurato l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, svelando di avere prospettato l’operazione al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sin dalla fine del 2022.

MILANO — Nuova mossa nel risiko che da mesi anima il settore bancario italiano. Alle 7.42 di ieri mattina, Monte dei Paschi ha annunciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) sul totale delle azioni di Mediobanca, a sua volta prima socia con il 13,1% delle Generali. Registi dell’operazione sono i grandi azionisti di Mps: il Tesoro affiancato da Francesco Gaetano Caltagirone e dalla Delfin della famiglia Del Vecchio, entrambi soci forti di Piazzetta Cuccia, e da Banco Bpm.

L’obiettivo è riportare d’attualità quel terzo polo bancario, incentrato su Mps e Banco Bpm e caro al governo Meloni, che l’Ops di Unicredit sulla ex Popolare milanese aveva messo in discussione. «È un’offerta amichevole» ha assicurato l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, svelando di avere prospettato l’operazione al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sin dalla fine del 2022.

Il Tesoro, socio di Siena all’11,7%, «non ha posto limiti» ha aggiunto Lovaglio. L’Ops, tuttavia, non è stata concordata con Mediobanca ed è probabile che nei prossimi giorni il consiglio di amministrazione di Piazzetta Cuccia la consideri ufficialmente “ostile”.

L’operazione prevede lo scambio di 23 azioni senesi ogni dieci milanesi, il che, fino a ieri prima dell’apertura della Borsa, significava attribuire a Mediobanca un prezzo di 15,992 euro ad azione, il 5,03% in più del giorno prima e per un controvalore totale di 13,3 miliardi. Ieri, però, la Borsa ha rimescolato le carte con scambi sopra la media: Mps è caduta del 6,9% a 6,49 euro, mentre Mediobanca è balzata del 7,7% a 16,47 euro, mandando in fumo il premio e portando l’operazione al 9% di sconto. Il mercato, insomma, chiede un rilancio per benedire il matrimonio.

«Creiamo un nuovo campione nazionale, con due brand di eccellenza che vogliamo proteggere e valorizzare ancora di più» ha garantito Lovaglio. Che con l’acquisizione, a fronte di costi per 600 milioni al lordo delle imposte il primo anno, punta a ottenere risparmi per 700 milioni ogni 12 mesi, 300 dei quali sui ricavi.

L’operazione consentirà poi di beneficiare in anticipo dei crediti fiscali collegati alle cosiddette Dta, le imposte differite attive, che genereranno 500 milioni di capitale all’anno per sei anni. Intermonte stima che, «includendo le sinergie indicate e l’effetto delle Dta», gli utili per azione a livello aggregato possano crescere tra il 5 e il 9 per cento.

L’investimento in Mediobanca, ha aggiunto Lovaglio, permetterà poi di «contare sui flussi di cassa che arrivano da Generali». Gruppo del quale sono grandi soci anche Caltagirone e la famiglia Del Vecchio.

Più scettici sui numeri gli altri analisti. «Facciamo fatica a cogliere il senso industriale dell’operazione» hanno commentato gli analisti di Citi. Per Morgan Stanley, la combinazione strategica tra i due gruppi «non è ovvia» perché Mediobanca opera come banca di investimento e nella gestione dei grandi patrimoni e dei risparmi di fascia alta, oltre che nel credito al consumo. Mentre «Mps si focalizza sui servizi di banca retail e commerciale tradizionali», senza contare che «distribuisce i prodotti di Mediobanca nel credito al consumo».

Gli esperti di Equita mettono in guardia da eventuali “dissinergie” e intravedono la possibilità che alcuni banchieri possano andarsene, «con il rischio di una diluizione delle specificità distintive di Mediobanca». A detta di Alessandro Boratti di Scope Ratings, «l’offerta che darà vita al terzo polo bancario italiano è soggetta a un elevato rischio di realizzazione per i diversi modelli di business e per le difficoltà nel realizzare sinergie sostenibili».

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