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Schlein ricompatta il Pd: “Giornata straordinaria basta con le polemiche”

Elly Schlein in Piazza del Popolo durante la manifestazione ‘Una piazza per l’Europa’

 (ansa)

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Nessuna contestazione dopo la spaccatura sul riarmo Ue. I manifestanti: “Elly vai avanti, non devi farti intimidire”
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ROMA – L’idea di Ventotene è più viva che mai». Alle sette della sera, Elly Schlein ha ancora negli occhi la marea di Piazza del Popolo, l’onda lunga straripata nei vicoli di Roma, il moto d’affetto che l’ha cinta d’assedio. Non se l’aspettava, la segretaria dem. Non così, almeno. Balsamo per una ferita lacerante — la prima della sua giovane leadership — che però, forse, si può ricucire.

È il bagno di folla sotto l’obelisco Flaminio a restituire la speranza di chiudere lo scontro sul RearmEu, che minaccia di far deflagrare il partito. Sono le chiacchiere con Paolo Gentiloni, l’ex premier vissuto come un rivale, dispensatore di lezioni di europeismo a lei che era nel Movimento federalista prima di iscriversi al Pd. Sono gli abbracci con i sindaci di ogni corrente. I sorrisi, ancorché a denti stretti, scambiati con Antonio Decaro, uno di quelli che a Strasburgo l’hanno tradita.

Bisio: "Per pensare all'Europa del…

ROMA – L’idea di Ventotene è più viva che mai». Alle sette della sera, Elly Schlein ha ancora negli occhi la marea di Piazza del Popolo, l’onda lunga straripata nei vicoli di Roma, il moto d’affetto che l’ha cinta d’assedio. Non se l’aspettava, la segretaria dem. Non così, almeno. Balsamo per una ferita lacerante — la prima della sua giovane leadership — che però, forse, si può ricucire.

È il bagno di folla sotto l’obelisco Flaminio a restituire la speranza di chiudere lo scontro sul RearmEu, che minaccia di far deflagrare il partito. Sono le chiacchiere con Paolo Gentiloni, l’ex premier vissuto come un rivale, dispensatore di lezioni di europeismo a lei che era nel Movimento federalista prima di iscriversi al Pd. Sono gli abbracci con i sindaci di ogni corrente. I sorrisi, ancorché a denti stretti, scambiati con Antonio Decaro, uno di quelli che a Strasburgo l’hanno tradita.

Bisio: "Per pensare all'Europa del futuro bisogna tornare al Manifesto di Ventotene"

Il blazer è color blu Europa, e non per caso. La bandiera Ue con 27 stelline gialle poggiata sulle spalle. All’ora stabilita, Schlein entra nel catino ai piedi del Pincio scortata da un piccolo drappello di fedelissimi: Annalisa Corrado, Alessandro Zan, Camilla Laureti, i deputati che a Strasburgo hanno difeso la linea. Non ha il sorriso delle grandi occasioni, piuttosto qualche timore: «Potrebbero anche contestarti», l’hanno avvertita i suoi, il voto sul piano di riarmo ha spaccato i militanti non solo il gruppo del Pd, il servizio d’ordine predispone un cordone invalicabile. Eccesso di zelo.

Mario Orfeo, direttore di Repubblica, con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’ex direttore Ezio Mauro

 

«Elly non mollare», «non ti fare intimidire», «vai avanti», le urlano in tanti fra applausi e baci, selfie e strette di mano. Un ragazzo le chiede di autografare il Manifesto di Ventotene distribuito in piazza insieme a Repubblica: «Viva l’Europa federale», è la dedica aggiunta sotto la firma. La calca è impressionante, una cappa di nuvole dense rende l’aria irrespirabile, ma il clima è di festa. Imbruttito all’improvviso da un urlo maschile: «Viva la Picierno, cerca di votare e non astenerti», il rimprovero che inneggia alla vicepresidente dell’Eurocamera, tendenza riformista, al contrario di Schlein sostenitrice del programma militare. Ma è una voce isolata. L’inquilina del Nazareno preferisce non raccogliere. «Oggi non è giorno di polemiche, godiamoci questa meravigliosa manifestazione». Obbligata presto a retrocedere: troppa gente e telecamere e taccuini, meglio ripiegare nel backstage, per ascoltare gli interventi dal palco.

Ed è lì che qualcosa succede. Gli strascichi dell’incidente a Strasburgo come dimenticati. Gentiloni parla fitto con Guy Verhofstad, l’ex premier belga che era collega di Schlein in anni ormai lontani. «Questo Parlamento europeo non è più lo stesso, non è come quello nostro», si rammarica lui. E lei, di rimando: «Lo dicevo proprio stamattina: se ci fossi stato tu, tante cose sarebbero andate diversamente». Tu, ovvero, un liberale illuminato — il sottinteso — non come i falchi che ora abitano i palazzi di Bruxelles. Intanto, i sindaci si preparano a entrare in scena al seguito di Roberto Gualtieri. «Io la fascia tricolore ce l’ho tatuata sul cuore», sbuffa il barese Decaro al successore Vito Leccese. E l’altro: «Se vuoi te la restituisco», scherza. Schlein si gode il siparietto, interrotto da Mattia Palazzi da Mantova che le chiede udienza perché «c’è un problema da risolvere».

Il bilancio di Michele Serra: "50.000 persone hanno insegnato alla politica la coscienza europea"

Fa capolino Michele Serra. «Sei stato bravissimo, grazie», si congratula la segretaria pd, «il tuo è stato un appello importantissimo a un sentimento condiviso». Andrea Riccardi, lì accanto, la conforta: «La tua linea è giusta, bisogna tenerla». Roberto Speranza si dichiara entusiasta «per l’enorme affetto dimostrato a Elly».

Ormai la diga è caduta. Archiviato ogni rancore. Schlein gironzola per gli stand affollati di ospiti come una sposa ai tavoli del banchetto. Abbraccia forte Dario Nardella, l’eurodeputato convertito all’astensione, che l’ha salvata dal finire in minoranza. Si spella le mani per Corrado Augias che scandisce: «Oggi questa piazza è di nuovo Ventotene. Viva l’Europa unita. Viva l’Italia». Parlotta con Roberto Vecchioni. Poi passa ad Antonio Scurati: «La politica ha bisogno di persone come te», gli sussurra nell’orecchio, ma lui si schermisce: «Non è il mio mestiere». Paolo Virzì cambia discorso, le chiede come si trovi ad abitare a Roma. «Bene, ma lavoro troppo e non me la godo».

Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci

 (ansa)

Fabrizio Bentivoglio accenna un baciamani. Lella Costa la stringe a lungo: «Hai fatto una scelta molto difficile e coraggiosa», la incoraggia. Il riferimento è sempre lo stesso: il piano di riarmo. «Ma non ti devi fermare», incalza l’attrice, «sarebbe ora che si mettessero due-tre paletti non negoziabili, la pace deve essere una priorità. Il che non significa che chi la chiede sta con Putin, basta con questa storia. C’è bisogno di seminare qualche dubbio».

Schlein è felice, ha ritrovato la sua gente. Da cui torna, dopo un veloce scambio di battute con Nicola Fratoianni, avvolto nella bandiera arcobaleno. «Hai visto Calenda?», provoca il segretario di SI. «No, che ha fatto?» replica Schlein. «Indossa una maglietta con su scritto Keep calm and rearm». E giù risate, per non piangere però. La segretaria esce di nuovo. E, nel bel mezzo della folla, incrocia per caso Maurizio Landini. Lui le prende il volto fra le mani, l’accarezza: «Forza, forza», l’invito alla resistenza. È quasi finita. «Che partecipazione straordinaria», sospira la segretaria andando via. Piazza del Popolo, per lei, è la piazza della pace. Ritrovata. Anche dentro il Pd.

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