L’impatto negativo sulla crescita è ancora da quantificare, ma ci sarà. Il nuovo Documento di finanza pubblica (l’ex Def) prenderà atto di un quadro economico internazionale che tra guerre e dazi si sta facendo sempre più complesso.
Dopo l’allarme di S&P Global Ratings, che ha registrato un indebolimento a livello mondiale e rivisto le stime del Pil italiano al ribasso per il 2025 (da +0,9% a +0,6%), anche i numeri di Prometeia tracciano un sentiero angusto per il governo alle prese con l’aggiornamento dell’andamento dei conti pubblici. «È come navigare in un mare in tempesta», si legge nel report che prospetta «una prosecuzione della crescita» nella prima parte di quest’anno «su ritmi ancora modesti». I dazi decisi da Donald Trump potrebbero sottrarre all’Italia tra 0,1 e 0,3 punti percentuali di Pil nel prossimo biennio «a causa della minor crescita delle esportazioni, ma anche per i minori investimenti».
Il Pil italiano e i dazi
Allo stesso tempo però, «l’economia tedesca se…
L’impatto negativo sulla crescita è ancora da quantificare, ma ci sarà. Il nuovo Documento di finanza pubblica (l’ex Def) prenderà atto di un quadro economico internazionale che tra guerre e dazi si sta facendo sempre più complesso.
Dopo l’allarme di S&P Global Ratings, che ha registrato un indebolimento a livello mondiale e rivisto le stime del Pil italiano al ribasso per il 2025 (da +0,9% a +0,6%), anche i numeri di Prometeia tracciano un sentiero angusto per il governo alle prese con l’aggiornamento dell’andamento dei conti pubblici. «È come navigare in un mare in tempesta», si legge nel report che prospetta «una prosecuzione della crescita» nella prima parte di quest’anno «su ritmi ancora modesti». I dazi decisi da Donald Trump potrebbero sottrarre all’Italia tra 0,1 e 0,3 punti percentuali di Pil nel prossimo biennio «a causa della minor crescita delle esportazioni, ma anche per i minori investimenti».
Il Pil italiano e i dazi
Allo stesso tempo però, «l’economia tedesca sembra essere entrata in una fase nuova, con una crescita rivista verso l’alto, e ciò influenzerà positivamente le nostre esportazioni». Il quadro complessivo resta però difficile e a confermare l’incertezza è il clima di fiducia che a marzo - annota l’Istat - è peggiorato sia per i consumatori (da 98,8 a 95) che per le imprese (da 94,7 a 93,3). Ne risentirà, appunto, la crescita che sarà indicata nel nuovo Def. In ambienti di maggioranza si parla per il 2025 di un taglio del Pil di 3-4 decimali rispetto alle previsioni di settembre (da 1,2% a +0,8-0,9%): il trend proseguirebbe al ribasso anche nel 2026-2027, intorno all’1% contro l’1,1% e lo 0,8% stimato in precedenza.
Dal Mef trapela prudenza: i numeri - viene riferito - non sono validati e quindi non confermati. In attesa di definire le nuove stime, il governo punta a chiudere, tra martedì e mercoledì, la partita in Parlamento sul perimetro del nuovo documento. Le opposizioni hanno presentato emendamenti alla risoluzione di maggioranza depositata in commissione Bilancio, alla Camera, ma le modifiche saranno respinte. L’esecutivo presenterà solo il quadro tendenziale, senza le misure programmatiche.