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Effetto dazi di Trump, Bankitalia taglia la crescita italiana allo 0,6% e Fitch conferma il rating

Il governatore di Bankitalia Fabio Panetta

 

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Il nostro Paese crescerà dello 0,6% nel 2025, ma ora rischia anche una stagnazione. Fitch conferma il rating sul debito pubblico: “Può resistere all’ondata di dazi”
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ROMA – A poche ore dall’annuncio dei dazi reciproci di Donald Trump, tocca alla Banca d’Italia fare i primi conti ufficiali sul loro impatto. Gli economisti di Via Nazionale lo stimano in “oltre mezzo punto percentuale” di prodotto interno nell’arco di tre anni, cosa che li porta a tagliare le stime di crescita per il nostro Paese: quest’anno quindi il Pil dovrebbe aumentare dello 0,6% (due decimi meno rispetto alle previsioni di dicembre), dello 0,8% nel 2026 (tre decimi meno) e dello 0,7% nel 2027 (due decimi meno). Sono cifre che – insieme a quelle più recenti degli altri previsori – confermano come le vecchie stime del governo, che prevedevano una crescita dell’1,2% per quest’anno, siano ormai irrealistiche. La prossima settimana, nel Documento di finanza pubblica che da quest’anno sostituito il Def, è probabile che anche il governo le aggiorni (almeno in parte) al ribasso.

ROMA – A poche ore dall’annuncio dei dazi reciproci di Donald Trump, tocca alla Banca d’Italia fare i primi conti ufficiali sul loro impatto. Gli economisti di Via Nazionale lo stimano in “oltre mezzo punto percentuale” di prodotto interno nell’arco di tre anni, cosa che li porta a tagliare le stime di crescita per il nostro Paese: quest’anno quindi il Pil dovrebbe aumentare dello 0,6% (due decimi meno rispetto alle previsioni di dicembre), dello 0,8% nel 2026 (tre decimi meno) e dello 0,7% nel 2027 (due decimi meno). Sono cifre che – insieme a quelle più recenti degli altri previsori – confermano come le vecchie stime del governo, che prevedevano una crescita dell’1,2% per quest’anno, siano ormai irrealistiche. La prossima settimana, nel Documento di finanza pubblica che da quest’anno sostituito il Def, è probabile che anche il governo le aggiorni (almeno in parte) al ribasso.

L’impatto dei dazi

A ben guardare i numeri di Bankitalia non sono poi così negativi, considerato che integrano i dazi reciproci al 20% sulle esportazioni europee e italiane appena approvati da Trump. Sono gli stessi economisti di Via Nazionale però a precisare che si tratta di una “prima” valutazione “necessariamente parziale” che si limita a calcolare l’effetto diretto di queste tariffe, spiegando che l’impatto “potrebbe crescere” in caso di ritorsioni europee, persistente incertezza o effetti duraturi sui mercati finanziari, che invece non sono stati considerati. Due giorni fa nelle sue previsioni Confindustria ha stimato un impatto ben superiore per l’Italia nel caso di guerra commerciale aperta – con dazi al 25%, pari ritorsione europea, persistente incertezza –: quattro decimi di Pil quest’anno e sei il prossimo. La Banca centrale europea ha parlato di tre decimi nell’arco di un anno in caso di sole tariffe americane e di cinque in caso di ritorsione europea.

Rischi al ribasso

Anche nelle stime complessive di crescita Bankitalia appare più ottimista rispetto ad altri previsori. Il +0,6% previsto per quest’anno è motivato, oltre che da una ripresa dei consumi, dall’attesa di una crescita degli investimenti grazie all’impatto del Pnrr, quando gli industriali per esempio li vedono in decisa contrazione. Ieri anche Ref Ricerche ha presentato le sue stime aggiornate: pur ipotizzando che alla fine i dazi di Trump si attesteranno su livelli più bassi rispetto al 20% annunciato mercoledì, si fermano a un +0,4% per quest’anno e a un +0,5% per il prossimo. Tutto questo per dire che l’incertezza è alle stelle e i rischi, come del resto scrive anche Bankitalia, decisamente orientati al ribasso. Può andare quasi solo peggio, trasformando una crescita già modesta in stagnazione. Anche in uno scenario di escalation però l’inflazione non dovrebbe rappresentare un problema per i guardiani dell’euro: dopo un primo momentaneo aumento, gli effetti negativi sulla crescita spingerebbero i prezzi al ribasso.

Sempre ieri, l’agenzia di rating Fitch ha confermato la sua valutazione sull’Italia, BBB con prospettive positive. Gli analisti - che prevedono per quest’anno una crescita dello 0,5% - scrivono che l’Italia è “molto esposta al rischio tariffe”, ma anche che la qualità dei suoi prodotti la può rendere “più resiliente di altri Paesi europei”.

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