Cosa sono i dazi reciproci scattati oggi? Qual è il calcolo? Ecco come funzionano le misure di Trump
di Cenzio Di ZanniROMA – Una guerra senza esclusione di colpi. O quasi. Come da copione, i cosiddetti dazi reciproci – che di reciproco hanno molto poco, vedremo – sono scattati oggi alle 6, allargando lo spettro di quella legge del taglione applicata al commercio mondiale già in vigore da sabato scorso, quando hanno preso il via le tariffe base del 10%. Come quella inflitta al Regno Unito. Risultato: i piatti della bilancia commerciale di una sessantina di Paesi finiti nel mirino della Casa Bianca sono destinati a saltare, secondo la dottrina di Robert Lighthizer e Peter Navarro, i falchi che ha ispirato la politica economica del tycoon.
Ma cosa sono i dazi reciproci e a quanto ammontano?
Sono un’imposizione fiscale che colpisce in modo orizzontale tutti i prodotti importati negli Stati Uniti. La tariffa minima è del 10% m…
ROMA – Una guerra senza esclusione di colpi. O quasi. Come da copione, i cosiddetti dazi reciproci – che di reciproco hanno molto poco, vedremo – sono scattati oggi alle 6, allargando lo spettro di quella legge del taglione applicata al commercio mondiale già in vigore da sabato scorso, quando hanno preso il via le tariffe base del 10%. Come quella inflitta al Regno Unito. Risultato: i piatti della bilancia commerciale di una sessantina di Paesi finiti nel mirino della Casa Bianca sono destinati a saltare, secondo la dottrina di Robert Lighthizer e Peter Navarro, i falchi che ha ispirato la politica economica del tycoon.
Ma cosa sono i dazi reciproci e a quanto ammontano?
Sono un’imposizione fiscale che colpisce in modo orizzontale tutti i prodotti importati negli Stati Uniti. La tariffa minima è del 10% ma ci sono casi, come quelli applicati alla Cina, che nel complesso toccano il 104%, tasso ritoccato all’insù ieri, dopo le ultime schermaglie fra il presidente Usa e Pechino.
L’Unione europea da oggi pagherà il 20% in più alle dogane americane e nell'elenco dei Paesi tartassati ci sono anche Vietnam (46%), Malawi (18%) e le isole della Réunion (37%), un lembo del territorio francese nell’Oceano indiano, che sono un paradiso turistico e di industriale hanno ben poco.
Senza contare, ha scoperto la Cnn qualche giorno fa, le isole antartiche Heard e McDonald, nell'Oceano Indiano meridionale, colpite dalla furia cieca di Washington anche se ‘solo’ con una tariffa del 10%. Oppure l'isola di Norfolk a nord-est di Sidney o ancora l'isola norvegese di Jan Maden. Peccato che siano lembi di terra quasi disabitati, a eccezione dei pinguini e di qualche presidio militare, come nel caso dell’isola norvegese.
Ma iI dazi su prodotti specifici restano in vigore?
Sì. In questo caso si parla di tariffe ad ampio spettro, che colpiscono tutte le merci in arrivo da un determinato paese. Restano in piedi le barriere specifiche pensate per un determinato tipo di prodotto – per esempio le auto o l’acciaio – tassati al 25%: sulle auto prodotte all’estero i balzelli di Trump sono in vigore dalla mezzanotte del 3 aprile, quelli sulle singole componenti, invece, prendono il via il 3 maggio. Ma in prospettiva altri settori potrebbero ricevere un trattamento specifico, come chip, farmaceutica, rame e legname. Proprio sul primo settore, Trump ha annunciato nella notte “un’importante tariffa sui prodotti farmaceutici”. Obiettivo: “Riporteremo negli Stati Uniti la produzione di farmaci”.
Perché si chiamano dazi reciproci?
Perché il presupposto è che gli altri Stati abbiano imposto tariffe molto svantaggiose per gli Usa e per questo meritano una ‘lezione’ da parte di Washington. In realtà, dicono gli analisti di mezzo mondo, di reciproco in questa partita non c’è niente. O meglio, le tariffe non c’entrano: quello che il braccio di ferro della Casa Bianca vuole colpire è il surplus commerciale che molti paesi hanno nei confronti di Washington. Il ragionamento è: importo dallo Stato X più di quanto quello stesso Paese acquista dagli Usa? allora scattano le tariffe. Lo dimostra la base di calcolo dei dazi reciproci voluti dal tycoon e caldeggiati dal suo cerchio magico.
Qual è la base di calcolo individuata da Trump per stabilire l’entità della mannaia che si abbatte sulle merci in arrivo negli Usa?
È stato un mistero fino a quando la Casa Bianca ha svelato la sua formula. Prima di quel momento, fra gli analisti si era fatta largo l’idea per la quale Washington avrebbe in qualche modo sommato tutte le barriere – reali e presunte – che i prodotti americani fronteggiano sui mercati internazionali. Dai dazi in senso stretto ai blocchi non tariffari. Dalle normative di solito più restrittive fino all’Iva, che l’amministrazione Usa vede come fumo negli occhi.
Il calcolo messo a punto oltreoceano ha invece svelato il bluff, perché i dazi comunemente intesi non c’entrano nulla. Come l’Iva, del resto, che si applica sui prodotti a prescindere dal loro passaporto.
La Casa Bianca ha ottenuto le sue percentuali dividendo il valore del deficit commerciale verso un determinato Paese per il valore delle merci importate negli Usa da quello stesso Stato. Un esempio. Il deficit commerciale verso l’Ue – dunque il saldo fra esportazioni e importazioni – ammonta a 235,6 miliardi di dollari, che diviso per i 605,8 miliardi di dollari di importazioni fa 0,388. Il 39 per cento, dunque. A questo si applica ‘lo sconto’ del 50% concesso da Trump assecondando la natura di venditore navigato qual è. Aveva detto “sarò gentile”. Allo stesso risultato si arriva nel caso della Cina, ha svelato la Bbc.
La misura del 39% contro l’Ue tiene conto del volume degli scambi?
Nient’affatto. Per questo Commissione insiste su un altro tipo di calcolo: quello delle tariffe medie ponderate, che tengono conto del valore effettivo degli scambi commerciali. "Con gli Stati Uniti, il nostro dazio medio effettivamente applicato è appena dell'1,2%, mentre – aveva sottolineato un alto funzionario di Bruxelles – quello che gli Usa impongono sulle nostre esportazioni è dell'1,4%. Parliamo di decimali". "Se guardiamo all'intero commercio Ue, la tariffa media ponderata si attesta poco sopra il 3%”.
Con i nuovi dazi, quanto incasseranno gli Stati Uniti dall’Unione europea?
Secondo fonti dell’esecutivo europeo, il totale è di poco superiore agli 81 miliardi tra i dazi su auto, acciaio, alluminio e i nuovi dazi 'reciproci' annunciati ieri. "È evidentemente un balzo enorme", spiega un alto funzionario europeo.
I conti tornano per gli altri paesi?
Sì, per tutti gli altri 60 Paesi con cui gli Stati Uniti hanno i “peggiori” disavanzi, dal Vietnam alla Corea del Sud. Mentre per quelli con cui il rapporto commerciale è quasi in parità, o positivo, e quindi farebbe sballare il conto, si applica la tariffa base del 10%. AL netto della Cina, con la quale è in corso un muro contro muro che ha portato le tariffe di Trump al 104% nel complesso.
Cosa ne pensano gli analisti?
Stando a una folta platea di osservatori e analisti, è il rischio di una recessione globale. Per JPMorgan, la prima banca d’affari americana, il rischio di una recessione negli Usa è del 79%. Le tariffe aumenterebbero le tasse per gli americani di 660 miliardi di dollari l'anno, il più grande aumento fiscale nella memoria recente. E aumenteranno anche i prezzi, aggiungendo il 2% all'indice dei prezzi al consumo, una misura dell'inflazione statunitense che ha fatto fatica a tornare con i piedi per terra negli ultimi anni. "L'impatto sull'inflazione sarà sostanziale", rimarcano gli analisti. "Consideriamo la piena attuazione di queste politiche come uno shock macroeconomico sostanziale". Per questo Jerome Powell, il govenatore della banca centrale americana voluto dallo stesso Trum nel 2018, ha messo in dubbio altri gli tagli sul costo del denaro in programma.
Come reagiscono i mercati?
Le Piazze europee sono in forte calo, mentre Borsa di Shanghai ha chiuso positiva (+1,3%) spinta dalla reazione di Pechino agli ultimi rincari di Trump. Wall Street si vedrà. Di certo c’è che dall’insediamento del tycoon ha bruciato oltre 10mila miliardi di dollari.