“L’Europa deve liberarsi da Big Tech, con il software aperto è possibile”
di Filippo SantelliROMA – Chip americani, robot cinesi, sicurezza: cose che di questi tempi non dovrebbero poter stare insieme. E invece nell’ufficio di Gianni Cuozzo in qualche modo si tengono: «Noi stiamo in mezzo e lavoriamo con tutti, essere europei è un vantaggio», dice seduto alla sua scrivania, tra un quadro di uno Zio Paperone al neon e una Monna Lisa tutta pelo. Il concetto, stare in mezzo, torna spesso in questo appartamento nobile con affaccio su Piazzale Flaminio, romanissimo fuori e minimal-tech dentro. Sta in mezzo tra hardware e software – in gergo: nel firmware – il codice con cui Exein protegge miliardi di oggetti connessi. E quindi l’azienda di Cuozzo sta in mezzo tra chi progetta informatica (Nvidia, Amazon, Mediatek) e chi la produce, per lo più fabbriche asiatiche. Ma in mezzo, in un certo senso, sta lo stesso Cuozzo, nato in Germania 35 anni fa da una coppia di emigranti di Valva, provincia di Salerno, autodidatta cresciuto nel mondo hacker, poi passato al fronte della difesa e tor…
ROMA – Chip americani, robot cinesi, sicurezza: cose che di questi tempi non dovrebbero poter stare insieme. E invece nell’ufficio di Gianni Cuozzo in qualche modo si tengono: «Noi stiamo in mezzo e lavoriamo con tutti, essere europei è un vantaggio», dice seduto alla sua scrivania, tra un quadro di uno Zio Paperone al neon e una Monna Lisa tutta pelo. Il concetto, stare in mezzo, torna spesso in questo appartamento nobile con affaccio su Piazzale Flaminio, romanissimo fuori e minimal-tech dentro. Sta in mezzo tra hardware e software – in gergo: nel firmware – il codice con cui Exein protegge miliardi di oggetti connessi. E quindi l’azienda di Cuozzo sta in mezzo tra chi progetta informatica (Nvidia, Amazon, Mediatek) e chi la produce, per lo più fabbriche asiatiche. Ma in mezzo, in un certo senso, sta lo stesso Cuozzo, nato in Germania 35 anni fa da una coppia di emigranti di Valva, provincia di Salerno, autodidatta cresciuto nel mondo hacker, poi passato al fronte della difesa e tornato in Italia a fondare le sue imprese, conservando stile diretto e felpe larghe: «Mi è andata bene, ma tornando indietro non credo lo rifarei».
Sicurezza negli oggetti
Con ordine: sta andando bene, ed è il frutto di un paio di intuizioni. La prima è avere scommesso sul potere del software open source, rendendo Exein il pilastro di sicurezza dello standard di progettazione aperto più diffuso per l’Internet delle cose. Risultato: oggi in tutto il mondo oltre un miliardo di oggetti connessi - dai condizionatori alle tv, dalle auto elettriche ai robot industriali – sono difesi dalla sua tecnologia. La seconda intuizione è stata spostare questo scudo dalle reti ai singoli oggetti, dotando ciascuno di un suo sistema immunitario. Ora che nuove leggi impongono ai produttori di proteggerli dagli attacchi proprio in questo modo, in Europa, Stati Uniti e non solo, è il momento per Exein di raccogliere i frutti, offrendo loro (a pagamento) servizi avanzati a base di Intelligenza artificiale per monitorare e difendere ogni pezzo che vendono. Al momento Exein “monetizza” il 5% degli oggetti su cui gira, con un fatturato di 16 milioni di euro annui diviso equamente tra Asia, Europa e Stati Uniti. Crescerà, e dopo un finanziamento da 15 milioni raccolto lo scorso anno ne arriverà presto uno di ordine superiore, a una valutazione che la consacrerà nel gruppo delle startup europee emergenti, per di più in un settore strategico.
"Una dipendenza che ci siamo imposti da soli”
Ha solo un investitore italiano, il fondo United Ventures che l’ha sostenuta dall’inizio. Gli altri li ha trovati in Europa, spiega Cuozzo, che ne fa anche una questione geopolitica: «Stiamo deamericanizzando i nostri sistemi interni», spiega. Via da Google, Amazon, Salesforce. «Non posso essere esposto a rischi come una possibile variazione unilaterale dei prezzi o come i dazi che potrebbero colpire i servizi digitali e le licenze d’uso». Gli chiediamo se l’autonomia tecnologica può essere una strada anche per l’Europa, vista la crisi dei rapporti transatlantici. «Il primo strumento per fare male a Trump sarebbe tassare le plusvalenze realizzate a Wall Street, perché limiterebbe il flusso di capitali europei verso il Nasdaq. Il secondo sarebbe escludere Big Tech dal mercato, se non con un firewall alla cinese magari con delle certificazioni impossibili da ottenere». Le alternative europee esistono? «Non del tutto nel breve perché ci siamo imposti da soli una dipendenza dai prodotti americani che non ha nulla a che vedere con una loro presunta superiorità tecnologica. Lo choc però aiuterebbe a svilupparle. La vera chiave per liberarsi è l’open source: i cinesi lo hanno capito, vedere DeepSeek, ma in Europa continuiamo ad usarlo poco».
Il rito del pranzo
Come ogni giorno i dipendenti di Exein vanno a pranzo insieme. Nella sede di Roma sono una trentina sui 50 totali, soprattutto programmatori, molti stranieri. Trattoria dietro Piazza del Popolo, menù ad alto tasso calorico che fa felici tutti, compreso il golden retriever di Cuozzo, Haribo. Ma perché, a cose viste, in Italia non tornerebbe? Parla dei muri che ha trovato sul mercato, che oggi vale appena un 5%: «Il settore IT ha logiche chiuse, con società di consulenza americane che portano ai clienti prodotti americani, e tanta corruzione». Per questo la sicurezza informatica è un colabrodo? «La qualità dei sistemi è pessima, non fa scandalo perché anche se vengono bucati non se ne accorge quasi nessuno». E poi c’è la difficoltà ad assumere le persone giuste, ora che Exein ha bisogno di espandersi: «Mi considero molto fortunato, lavoro con un team di grande valore e la selezione per entrare da noi è rigorosa. Però ai colloqui si presentano ragazzi con i genitori, o che per prima cosa ci dicono di avere le ferie prenotate: in Italia si sta perdendo la responsabilità del lavoro». Non è anche colpa degli imprenditori, degli stipendi bassi, di una cultura di azienda ottocentesca? «Da noi il salario di ingresso è di 60mila euro, più benefit vari. Il fatto è che imprenditoria e lavoro sono stati demonizzati. Anche un giovane neolaureato punta a fare il meno possibile: lo vedo solo qui, all’estero no».
Dalla parte dell’Europa
Cuozzo rivendica di essere partito da zero. I lavoretti da giovane in Germania, piastrellista, pizzaiolo, gelataio. Dice che ora, mentre rimbalza tra Roma, San Francisco e Taipei, a muoverlo è anche il senso di rivalsa di un figlio di immigrati. Spera che Exein, la seconda azienda che ha fondato, sia quella che «lo manda in pensione presto». Ha paura che questo mondo in frantumi gli rovini i piani? Che lo spazio di mezzo per Exein si chiuda? «Ma il mondo era già frammentato - risponde - In Europa c’è un’idea sbagliata secondo cui bisogna stare con gli Stati Uniti o con la Cina, da una parte o dall’altra. Dobbiamo stare dalla nostra».