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Ex Ilva, scontro procura-Urso: acciaieria ferma e operai a casa

Lo stabilimento Ilva al tramonto, 24 settembre 2013..ANSA / CIRO FUSCO 

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Cassa integrazione per 3.924 persone, il ministro: impianti compromessi dai ritardi. La risposta dei pm: “Autorizzata ogni attività di salvaguardia a distanza di 22 ore”
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BARI – Come una macchina del tempo, Taranto è tornata dove era. E dove non avrebbe più dovuto essere: l’altoforno sotto sequestro, più di tremila e cinquecento operati in cassa integrazione. E uno scontro violento tra politica e magistratura. Con la procuratrice di Taranto, Eugenia Pontassuglia, che è dovuta intervenire per rimettere in ordine le cose mentre un pezzo del governo cercava di addossare alla magistratura il fermo dell’impianto. E Fratelli d’Italia, addirittura, invocava un’ispezione ministeriale.

I fatti sono noti: dopo un incidente all’interno dell’ex Ilva che poteva essere una strage (gli operai per salvarsi dalla colata si sono tuffati in una vasca) e l’azienda, che secondo la Procura, ha cercato di ridimensionare l’accaduto, l’altoforno è stato sequest…

BARI – Come una macchina del tempo, Taranto è tornata dove era. E dove non avrebbe più dovuto essere: l’altoforno sotto sequestro, più di tremila e cinquecento operati in cassa integrazione. E uno scontro violento tra politica e magistratura. Con la procuratrice di Taranto, Eugenia Pontassuglia, che è dovuta intervenire per rimettere in ordine le cose mentre un pezzo del governo cercava di addossare alla magistratura il fermo dell’impianto. E Fratelli d’Italia, addirittura, invocava un’ispezione ministeriale.

I fatti sono noti: dopo un incidente all’interno dell’ex Ilva che poteva essere una strage (gli operai per salvarsi dalla colata si sono tuffati in una vasca) e l’azienda, che secondo la Procura, ha cercato di ridimensionare l’accaduto, l’altoforno è stato sequestrato senza facoltà d’uso in un momento assai delicato perché è in corso la trattativa per la vendita dell’azienda al gruppo azero Baku Steel. «Ma più che le trattative in corso l’incidente può compromettere la ripresa degli stabilimenti e l’occupazione. Verosimilmente l’impianto è del tutto compromesso» aveva detto il ministro Urso. Sostenendo che «si è intervenuti troppo tardi, bisognava farlo entro 48 ore e purtroppo non hanno avuto l’autorizzazione a farlo».

Una dichiarazione che scatenato la reazione della procura che l’ha bollata, documenti alla mano, come falsa. La Procura, dice Pontassuglia, ha fatto quello che doveva nei tempi giusti: «Già all’atto del sequestro» spiega la procuratrice, «tutte le attività finalizzate alla salvaguardia della salute, della sicurezza dei lavoratori sono state autorizzate».

Di più: a «distanza di 22 ore dal deposito dell’istanza dell’azienda» con la quale si faceva riferimento a una serie di interventi necessari per far ripartire l’impianto, «è arrivata una risposta» dice la procuratrice, che sostanzialmente ha dato il via libera a tutte le richieste. Ma, soprattutto, l’operazione che i commissari dello stabilimento ritengono cruciale per non far spegnere l’altoforno – la possibilità cioè di procedere al «collagio dei fusi» – «non è mai stata avanzata in nessuna delle due istanze presentate dall’azienda». Di cosa si lamentano, quindi? L’azienda non commenta ufficialmente ma fonti fanno sapere che il problema sarebbe nell’attività dell’Arpa che avrebbe fatto allungare i tempi per la messa in sicurezza.

A questo punto resta però il nodo: da un lato l’impianto sequestrato, dall’altro la trattativa che rischia di arenarsi definitivamente. Ieri, in una videoconferenza con i sindacati il direttore generale e il responsabile delle risorse umane di Acciaierie d’Italia, Maurizio Saitta e Claudio Picucci, hanno comunicato che si passerà dalla media complessiva attuale di 2.100 unità a 3.538 addetti a Taranto, 178 a Genova, 163 a Novi Ligure e 45 a Racconigi. Il numero potrebbe salire ulteriormente - hanno avvertito i due manager - se i tempi per il riavvio dell’altoforno 1 dovessero allungarsi. In arrivo, ma non ancora a disposizione, i 100 milioni dell’ultimo prestito ponte autorizzato dalla Commissione europea.

Sulla trattativa i due dirigenti di Acciaierie d’Italia hanno ribadito ai sindacati che il confronto con i potenziali acquirenti azeri continua. È chiaro, però, che gli ultimi avvenimenti, uniti all’incertezza sul rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale, rischiano di rimettere tutto in discussione.

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