Palombella (Uil): “Basta con la cassa integrazione, l’ex Ilva va nazionalizzata”
di Raffaele LorussoRocco Palombella, segretario generale Uilm
BARI – I problemi dell’ex Ilva non si risolvono con la cassa integrazione. I sindacati respingono l’ennesima richiesta di Acciaierie d’Italia. «Il governo lasci perdere la procedura di vendita e nazionalizzi subito l’azienda», dice Rocco Palombella, segretario generale della Uilm.
Perché non siete disponibili a firmare un nuovo accordo di cig?
«Ancora una volta si vuole risolvere un problema strutturale scaricando tutto sui lavoratori. Non c’è più tempo da perdere. L’azienda perde più di un milione al giorno, è in crisi di liquidità e l’incidente dell’altro giorno ha dimostrato che servono interventi immediati. Occorre nazionalizzare, avviare il processo di decarbonizzazione e, solo dopo, mettere l’azienda sul mercato».
Questo significa rinunciare al…
BARI – I problemi dell’ex Ilva non si risolvono con la cassa integrazione. I sindacati respingono l’ennesima richiesta di Acciaierie d’Italia. «Il governo lasci perdere la procedura di vendita e nazionalizzi subito l’azienda», dice Rocco Palombella, segretario generale della Uilm.
Perché non siete disponibili a firmare un nuovo accordo di cig?
«Ancora una volta si vuole risolvere un problema strutturale scaricando tutto sui lavoratori. Non c’è più tempo da perdere. L’azienda perde più di un milione al giorno, è in crisi di liquidità e l’incidente dell’altro giorno ha dimostrato che servono interventi immediati. Occorre nazionalizzare, avviare il processo di decarbonizzazione e, solo dopo, mettere l’azienda sul mercato».
Questo significa rinunciare alla trattativa con Baku Steel.
«Ci hanno sempre detto che la trattativa è a buon punto, ma non ci crediamo. Alcuni elementi – dall’allungamento dei tempi ai ritardi nei pagamenti dei fornitori, fino al rinvio di alcune operazioni di manutenzione – ci portano a ritenere che la trattativa vada male e che difficilmente produrrà risultati convincenti».
Non pensa che nazionalizzare lascerebbe intatte tutte le criticità dell’ex Ilva?
«Non c’è altra strada. Gli impianti rischiano di fermarsi. Anche con altri 100 milioni del prestito ponte si potrebbe andare avanti per due-tre mesi. Il governo deve costituire una società con Invitalia o Cdp. Devono partire subito la progettazione e le gare d’appalto per i forni elettrici da portare a regime in tre anni. Nel frattempo, devono continuare a funzionare, ma in condizioni di massima sicurezza, i tre altiforni a carbone. Al termine della decarbonizzazione si potranno spegnere gli altiforni e mettere l’azienda sul mercato».
Ci sarebbero esuberi...
«Al ministero si è parlato di progetti di reinserimento del personale in altre società, come Fincantieri. Sarà necessaria una legge per anticipare la pensione a lavoratori con determinati requisiti. Siamo pronti a confrontarci con il governo. Non ci chiedano, però, di firmare altri accordi di cig né di condividere ipotesi di chiusura degli impianti. La fabbrica non si ferma, deve continuare a lavorare in sicurezza».