✕

Portafogli più gonfi per gli italiani ma ricchi e poveri sono sempre più lontani

06/07/2024 Roma,primo giorno di saldi estivi , shopping 

Ascolta l'audio

I patrimoni salgono anche grazie alla spinta dei mercati azionari. Un fenomeno che, con l’aumento della propensione al risparmio, rischia di accrescere ulteriormente le disuguaglianze
4 minuti di lettura

Dopo un 2024 in cui sia la ricchezza sia i redditi sono cresciuti meno rispetto al 2023 e di fronte a uno scenario economico dove l’incertezza la fa da padrona, gli italiani si confermano “formiche” e aumentano il risparmio. E siccome può mettere denaro da parte con maggiore facilità chi ne possiede di più, si rischia di ampliare ulteriormente la forbice tra i ricchi e i poveri.

I numeri di recente messi in fila nella Relazione annuale di Bankitalia forniscono le basi per qualche ragionamento. Alla fine del 2024, la ricchezza netta delle famiglie, misurata come il valore delle attività finanziarie e reali al netto delle passività, è aumentata a 11.700 miliardi di euro. Tale valore la colloca a 8,3 volte il reddito disponibile, un rapporto stabile rispetto alla situazione del 2023. Le entrate annue, a prezzi correnti, sono pure salite, ma del 2,7% rispetto al +5% del 2023, per effetto soprattutto «del netto rallentamento dei redditi netti da proprietà e dei redditi da lavoro autonomo»…

Dopo un 2024 in cui sia la ricchezza sia i redditi sono cresciuti meno rispetto al 2023 e di fronte a uno scenario economico dove l’incertezza la fa da padrona, gli italiani si confermano “formiche” e aumentano il risparmio. E siccome può mettere denaro da parte con maggiore facilità chi ne possiede di più, si rischia di ampliare ulteriormente la forbice tra i ricchi e i poveri.

I numeri di recente messi in fila nella Relazione annuale di Bankitalia forniscono le basi per qualche ragionamento. Alla fine del 2024, la ricchezza netta delle famiglie, misurata come il valore delle attività finanziarie e reali al netto delle passività, è aumentata a 11.700 miliardi di euro. Tale valore la colloca a 8,3 volte il reddito disponibile, un rapporto stabile rispetto alla situazione del 2023. Le entrate annue, a prezzi correnti, sono pure salite, ma del 2,7% rispetto al +5% del 2023, per effetto soprattutto «del netto rallentamento dei redditi netti da proprietà e dei redditi da lavoro autonomo». Questi ultimi sono aumentati dell’1% dal +4,5% del 2023, «in linea - si sottolinea da Palazzo Koch - con l’indebolimento dell’attività nei settori in cui è più diffusa questa tipologia di lavoratori». Anche il potere di acquisto, come descritto dall’andamento dei redditi reali, è tornato a salire dell’1,3% l’anno scorso (crescita zero nel 2023), beneficiando della riduzione del tasso di inflazione.

In questo quadro sfaccettato, le famiglie tirano la cinghia. Il che significa, da una parte, che continuano a consumare con una certa moderazione, come già accaduto nel 2023 (+0,4% la spesa per i consumi rispetto al +0,3% dell’anno prima). Dall’altro lato, si tende a mettere da parte denaro, in vista di tempi che si preannunciano più complicati. Secondo la fotografia di Bankitalia, la propensione al risparmio delle famiglie è tornata a crescere, raggiungendo il 9% del reddito lordo disponibile dall’8,2% del 2023, andandosi così a posizionare su valori più alti rispetto a quelli precedenti la pandemia. «Vi hanno contribuito - interpretano il dato da via Nazionale - i livelli storicamente elevati dei tassi di interesse reali. Inoltre, il peggioramento delle aspettative sulla condizione economica generale dell’Italia e l’aumento delle attese di disoccupazione, in special modo tra le famiglie a basso reddito, avrebbero indotto queste ultime ad accrescere il risparmio per motivi precauzionali».

«Il quadro - commenta Guido Alfani, professore di storia economica all’università Bocconi - è quello di una società che teme che il futuro possa essere peggiore del presente e che, di fronte a questo rischio, si cautela risparmiando. Se dovesse effettivamente arrivare una crisi economica, questo risparmio verrà poi almeno in parte decumulato».

Una forte spinta alla ricchezza è arrivata dalle attività finanziarie, che, in un anno generalmente positivo per i mercati azionari come il 2024, hanno assistito a un aumento del valore del 4,3% in termini nominali. La ricchezza legata agli investimenti ha così toccato quota 6.030 miliardi, con un incremento del 57% dal 2010. Oggi le attività finanziarie valgono 4,3 volte il reddito disponibile, livello più alto delle 3,4 volte di 15 anni fa e della media odierna dell’area dell’euro. «La ricchezza netta - osserva Alfani - è cresciuta anche grazie all’andamento delle Borse. Ciò implica che aumenterà la disuguaglianza nella distribuzione di ricchezza perché la presenza nei portafogli di investimento di azioni, obbligazioni e fondi tende a essere maggiore man mano che crescono i patrimoni e/o i redditi». Va poi considerato, aggiunge Alfani, che anche la propensione al risparmio tende ad accentuare la disuguaglianza, «perché la capacità di mettere denaro da parte sale all’aumentare del reddito». Insomma, in questo scenario e su più fronti, «l’Italia rischia di accrescere ulteriormente la diseguaglianza di ricchezza, oggi già elevata», come lo stesso Alfani ha mostrato nel recente Come dèi fra gli uomini. Una storia dei ricchi in Occidente (Laterza).

Come sono cambiati nel tempo i portafogli delle famiglie

L’analisi di Bankitalia mette a fuoco le attività finanziarie, per cercare di capire come il portafoglio di investimento delle famiglie sia mutato negli ultimi 15 anni. C’è un momento che fa da spartiacque ai cambiamenti: l’estate del 2022, quando per combattere l’inflazione la Bce alza il costo del denaro dell’area dell’euro per la prima volta, mettendo fine all’era dei tassi zero. Ebbene, come evidenzia Palazzo Koch, «fra il 2010 e il 2021, in concomitanza con tassi di interesse bassi, si è osservata una riallocazione della ricchezza finanziaria verso il risparmio gestito: la quota relativa a quest’ultimo è salita dal 22,4 al 33% del totale delle attività finanziarie, mentre quella degli investimenti diretti in titoli obbligazionari, sia pubblici sia privati, è scesa dal 19,3 al 4,3 per cento».

Da quando Francoforte comincia ad alzare il costo del denaro cambia tutto: nel triennio che va dal 2022 al 2024, si legge nell’analisi della Banca d’Italia, «le famiglie hanno ripreso a effettuare consistenti acquisti netti di obbligazioni pubbliche e private (262 miliardi di cui 196 in titoli di Stato italiani), anche in seguito al significativo rialzo dei rendimenti di questi strumenti», a sua volta collegato all’aumento dei tassi. In attesa di capire cosa succederà ora che la Bce ha ripreso a tagliare il costo del denaro in uno scenario di nuovo mutato, Bankitalia rileva che l’incidenza percentuale delle obbligazioni sulla ricchezza finanziaria risulta «alta nel confronto con gli altri maggiori Paesi dell’area dell’euro». Una circostanza che con ogni probabilità, come sottolinea Alfani, si spiega «anche con il maggiore rendimento dei titoli del debito pubblico italiano».

Come detto, più denaro si ha e più si ha la possibilità di investirlo oppure di metterlo da parte in attesa di tempi migliori. Non a caso, in Italia, la rotazione verso i Btp e gli altri titoli di debito nel momento di maggiore rendimento è stata perlopiù prerogativa degli investitori benestanti, che hanno quindi saputo riorientare il portafoglio al momento opportuno. «Poco più di tre quarti delle obbligazioni detenute dalle famiglie - evidenza infatti via Nazionale - erano nei portafogli del 10% più abbiente».

Il Private banking, che si occupa degli investimenti delle fasce più ricche, riflette buona parte delle dinamiche evidenziate da Bankitalia. Secondo i dati dell’associazione di riferimento Aipb, dopo la flessione del 4,5% registrata nel 2022, la ricchezza gestita è salita dell’11,2% nel 2023 e del 14,1% nel 2024, raggiungendo 1.257 miliardi. «Dopo un 2022 segnato da forti turbolenze, che hanno generato perdite anche su strumenti considerati tradizionalmente sicuri - spiega Antonella Massari, segretario generale dell’Aipb - le famiglie che si affidano al Private banking hanno mostrato una sorprendente maturità finanziaria e grande capacità di adattamento. Nel biennio successivo, hanno saputo cogliere le opportunità offerte da un contesto in parziale miglioramento: i portafogli hanno recuperato valore e la ricchezza è cresciuta, grazie sia ai nuovi investimenti (+11,4%) sia a un effetto mercato positivo (+4,8%)».

Un percorso che, come nota Massari, «ha portato molte famiglie a rivedere le proprie scelte: è aumentata l’esposizione diretta a obbligazioni governative, che avevano sensibilmente ridotto il loro peso nei portafogli. Allo stesso tempo, è emersa una domanda crescente di consulenza finanziaria avanzata». Nel frattempo, «il 2025 si è aperto all’insegna della prudenza. Le famiglie sembrano orientate a consolidare le decisioni recenti, mantenendo portafogli equilibrati. Ma se il contesto globale si stabilizzerà, potranno tornare a valutare con maggiore interesse soluzioni di risparmio gestito. Guardando avanti - conclude Massari - le stime vedono una crescita della raccolta netta, seppure più contenuta rispetto al +4,1% del biennio precedente».

Le fasce più ricche, insomma, appaiono pronte ad alimentare ulteriormente il canale del Private banking. E gli operatori del settore appaiono altrettanto pronti a sfruttare le ulteriori opportunità di business che si aprono. L’offerta annunciata da Mediobanca su Banca Generali, che punta a creare una big nazionale nella gestione dei grandi patrimoni, si può spiegare anche così.

Leggi i commenti