MILANO - Sempre più lontani da Mosca, sempre più vicini ad Algeri. Nello scacchiere geopolitico, dove il gas ormai è tra gli asset più ambiti, l’Italia e l’Europa allungano lo sguardo verso la sponda più a sud del Mediterraneo, rincuorati dalle condutture sotterranee che allacciano il Vecchio continente al Nord Africa, come anche dai terminali di rigassificazione sempre più numerosi presso i porti europei. In questo scenario si inserisce l’accordo trentennale siglato ieri da Eni con la compagnia di Stato Sonatrach per l’esplorazione e lo sviluppo di idrocarburi – soprattutto gas – nell’area di Zemoul El Kbar, nel cuore dell’Algeria. Si tratta di un perimetro di circa 4.200 chilometri quadrati situato nel bacino di Berkine, a circa 300 km a est di Hassi Messaoud.
Eni, l’accordo co…
MILANO - Sempre più lontani da Mosca, sempre più vicini ad Algeri. Nello scacchiere geopolitico, dove il gas ormai è tra gli asset più ambiti, l’Italia e l’Europa allungano lo sguardo verso la sponda più a sud del Mediterraneo, rincuorati dalle condutture sotterranee che allacciano il Vecchio continente al Nord Africa, come anche dai terminali di rigassificazione sempre più numerosi presso i porti europei. In questo scenario si inserisce l’accordo trentennale siglato ieri da Eni con la compagnia di Stato Sonatrach per l’esplorazione e lo sviluppo di idrocarburi – soprattutto gas – nell’area di Zemoul El Kbar, nel cuore dell’Algeria. Si tratta di un perimetro di circa 4.200 chilometri quadrati situato nel bacino di Berkine, a circa 300 km a est di Hassi Messaoud.
Eni, l’accordo con Sonatrach
Nel 2024 il Cane a sei zampe, che nel Paese è presente dal 1981, ha raggiunto una produzione netta di circa 137 mila barili di petrolio equivalente al giorno. Il nuovo accordo con Sonatrach segue l’intesa preliminare stretta tra le parti a maggio dello scorso anno. Come detto, il contratto è trentennale – incluso un periodo di ricerca di sette anni – e potrebbe essere esteso per altri 10 anni. L’investimento previsto per l’esplorazione e lo sviluppo del sito ammonta a 1,35 miliardi di dollari, di cui 110 milioni destinati alla ricerca: serviranno per raggiungere una produzione stimata di 415 milioni di barili di petrolio equivalente, di cui 9,3 miliardi di metri cubi alla fine del periodo contrattuale.
Eni, l’ad Descalzi: “Un progetto stretegico”
L’ad di Eni, Claudio Descalzi, lo ha definito un «progetto strategico», ricordando come il gas algerino sia «essenziale per la sicurezza energetica dell’Italia. Si tratta di un partenariato di grande valore, non solo dal punto di vista dell’amicizia tra due aziende, ma anche tra due Paesi, sul piano politico e strategico», ha aggiunto in un incontro con le massime cariche dello Stato. Quanto sarà riservato al mercato interno e alle esportazioni non è stato stabilito, in parte dipenderà da domanda e offerta. Certo è che l’Algeria sta assumendo un ruolo sempre più centrale per soddisfare la sete di metano dell’Europa.
Il Paese africano esporta quasi la metà del gas prodotto, principalmente a Spagna e Italia attraverso i collegamenti via tubo, a cui si aggiungono i quattro terminali di gas naturale liquefatto. Nel tempo i flussi verso l’estero sono aumentati: secondo il think tank spagnolo Elcano, le esportazioni di metano algerino allo stato naturale sono passate da 39 a 49 miliardi di metri cubi tra il 2020 e il 2024. Restano stabili i carichi di Gnl a circa 14 miliardi, dopo il picco del 2023. Con un po’ di pazienza, si sommeranno anche i carichi legati al nuovo accordo di Eni.