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Part-time, il Pd cambia rotta: “Non sia più una trappola per le donne”

ELLY SCHLEIN

 

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Presentato il disegno di legge a prima firma Camusso per limitare abusi e precarietà: orari certi, diritto al tempo pieno, stop al lavoro grigio. Schlein: “Riforma di giustizia sociale”.
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ROMA – Riportare il part-time ad essere quello che era: “Programmato, transitorio, reversibile”. Una conquista delle lavoratrici, per conciliare vita e lavoro. Non una “condizione imposta” soprattutto alle donne, sinonimo di “precarietà strutturale, sotto retribuzione, orari frazionati e imprevedibili, uso estensivo del lavoro festivo e modifica unilaterale dei turni con preavvisi minimi”.

Per questo il Pd ha depositato in Senato un nuovo disegno di legge, a prima firma di Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil oggi senatrice pd, dal titolo “Nuova disciplina del lavoro a tempo parziale” presentato oggi alla Camera dalla leader del partito Elly Schlein. E dalla responsabile del Lavoro Maria Cecilia Guerra.

“Parliamo di vita concreta e vita rubata di tante donne che speravano nel part-time per conciliare vita e lavoro e invece è diventato una trappola di sfruttamento, precarietà e lavoro povero”, dice Schlein. “Invito tutta la maggioranza ad appoggiare la nostra proposta”.

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ROMA – Riportare il part-time ad essere quello che era: “Programmato, transitorio, reversibile”. Una conquista delle lavoratrici, per conciliare vita e lavoro. Non una “condizione imposta” soprattutto alle donne, sinonimo di “precarietà strutturale, sotto retribuzione, orari frazionati e imprevedibili, uso estensivo del lavoro festivo e modifica unilaterale dei turni con preavvisi minimi”.

Per questo il Pd ha depositato in Senato un nuovo disegno di legge, a prima firma di Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil oggi senatrice pd, dal titolo “Nuova disciplina del lavoro a tempo parziale” presentato oggi alla Camera dalla leader del partito Elly Schlein. E dalla responsabile del Lavoro Maria Cecilia Guerra.

“Parliamo di vita concreta e vita rubata di tante donne che speravano nel part-time per conciliare vita e lavoro e invece è diventato una trappola di sfruttamento, precarietà e lavoro povero”, dice Schlein. “Invito tutta la maggioranza ad appoggiare la nostra proposta”.

La proposta in sintesi

Il cuore del disegno di legge è nella tutela del tempo di vita della lavoratrice e del lavoratore. Come? Limitando il lavoro supplementare e straordinario, cancellando le clausole elastiche, stabilendo regole più certe sull’orario effettivo.

Se manca l’indicazione scritta dell’orario nel contratto, il part-time si presume a tempo pieno. Chi lavora più del 20% rispetto alle ore pattuite e senza tracciabilità in busta paga, ha diritto alla trasformazione automatica del contratto in tempo pieno, con pagamento delle differenze retributive arretrate.

Viene introdotto anche un diritto al completamento dell’orario per chi lavora part-time, una sorta di prelazione, se ci sono nuove assunzioni. E una correzione sulla pensione: i requisiti minimi contributivi vengono proporzionati all’orario effettivo, per non penalizzare chi lavora meno ore non per scelta. Versi metà contributi, se lavori per metà anno.

Nuovo attacco al Jobs Act

Il ddl riscrive così un importante tassello del Jobs Act, rappresentato da uno dei suoi decreti attuativi, il decreto legislativo 81 del 2015. Secondo Camusso e le altre firmatarie - Sandra Zampa e Ylenia Zambito - quel decreto “ha introdotto un ampio margine di discrezionalità nell’uso delle clausole elastiche e flessibili, legittimando modifiche unilaterali all’orario anche con brevissimo preavviso e svuotando di significato il concetto stesso di ‘tempo parziale’”. Intervenire su questo, per le senatrici, significa “affrontare una delle radici strutturali della disuguaglianza di genere nel lavoro”.

La platea coinvolta

Si parla molto al femminile. Perché le donne sono le più coinvolte, quelle che subiscono in maniera più ampia l’imposizione dell’orario ridotto. In Italia il lavoro a tempo parziale, dicono i dati Istat e Eurostat, riguarda circa 4,2 milioni di lavoratori, pari al 18,2% degli occupati. Di questi, oltre 2 milioni (il 56%) sono occupati in part-time involontario. Un’incidenza quasi tripla rispetto alla media Ue (19,7%) e nettamente superiore a Paesi come Francia (6,1%) e Germania (13,5).

Il part-time involontario colpisce in modo selettivo e ha una forte connotazione di genere: le donne rappresentano il 70%, con punte superiori al 65% tra le giovani (15-34 anni). Si concentra prevalentemente al Sud, tra le persone con basso titolo di studio, nelle occupazioni a scarsa qualificazione e in settori come il commercio, la ristorazione, i servizi alla persona, le pulizie e l’assistenza. Spesso si associa a forme di lavoro debole: contratti a termine, stagionali o intermittenti, assenza di contrattazione aziendale, carichi di cura sbilanciati.

Oltre il 50% delle lavoratrici part-time guadagna meno di 8 mila euro lordi all’anno, dati Inps. Una parte significativa percepisce meno di 5 mila euro annui. Il reddito mensile netto si colloca tra 580 e 760 euro. Spesso l’orario è spezzato o instabile, i turni variabili con poco preavviso, si chiede una disponibilità costante e non retribuita. In molti casi, si tratta di un part-time solo formale. Nella pratica si avvicina a un tempo pieno povero e privo di tutele.

La proposta in dettaglio

Il ddl del Pd è costruito come un intervento mirato sul decreto legislativo 81 del 2015, con queste modifiche sostanziali.

  • il contratto di lavoro part-time deve essere scritto e tracciabile. E contenere l’orario esatto. Se manca, il rapporto si presume a tempo pieno e con effetto retroattivo, con tutte le conseguenze retributive e contributive;
  • il lavoro supplementare non può superare il 20% dell’orario pattuito, con una maggiorazione retributiva minima del 15%. Mentre lo straordinario oltre il 10% dell’orario è vietato. Il superamento illegittimo del lavoro supplementare comporta una maggiorazione del 50% sulla paga oraria;
  • si introduce “il diritto al consolidamento” dell’orario di lavoro (ovvero la stabilizzazione) in caso di lavoro aggiuntivo continuativo;
  • vietato il licenziamento per chi rifiuta ore in più;
  • anche chi ha un contratto part-time ha diritto, laddove possibile, al lavoro agile;
  • chi chiede il part-time per motivi personali, familiari, di cura, di studio o formazione e se lo vede rifiutare ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo parziale;
  • chi è stato assunto a tempo parziale ha diritto di chiedere l’orario pieno in caso di nuove assunzioni, sia part-time che a tempo pieno, della sua categoria e qualifica, secondo criteri di anzianità e trasparenza;
  • se il contratto è cessato da meno di sei mesi, scatta un diritto di precedenza alla riassunzione;
  • in caso di rifiuto del datore al completamento dell’orario o alla riassunzione o di violazione dell’ordine di precedenza in base al principio di anzianità, sono previste sanzioni e risarcimenti del danno;
  • se si dimostra in giudizio che si è lavorato oltre il 20% delle ore previste senza che queste ore siano inserite in busta paga come “lavoro supplementare”, il contratto diventa a tempo pieno in modo retroattivo, con diritto alle differenze retributive;
  • il requisito minimo per l’annualità pensionistica viene ricalcolato in proporzione all’orario svolto.

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