L’economista Vallée: “Da Macron finta fermezza, in realtà tutela il rapporto con Trump”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – L’Europa sta aspettando troppo a prendere misure di ritorsioni e adesso corre il rischio di accettare un accordo molto sfavorevole». L’economista Shahin Vallée, già consigliere economico di Emmanuel Macron e oggi direttore ricerca al German Council on Foreign Relations, analizza la posizione della Francia, il ruolo della Commissione europea e i rischi che corre l’Ue di fronte a una possibile trattativa al ribasso con Washington.
Come si spiega la posizione della Francia molto più dura nei negoziati con Washington?
«Si tratta di una fermezza piuttosto astratta. Emmanuel Macron non ha mobilitato il suo peso politico per spingere la Commissione verso una linea negoziale più offensiva. Ha parlato dell’attivazione del meccanismo anti-coercizione, ma non ha cercato di costruire una maggioranza qualificata per richiederne l’attivazione».
PARIGI – L’Europa sta aspettando troppo a prendere misure di ritorsioni e adesso corre il rischio di accettare un accordo molto sfavorevole». L’economista Shahin Vallée, già consigliere economico di Emmanuel Macron e oggi direttore ricerca al German Council on Foreign Relations, analizza la posizione della Francia, il ruolo della Commissione europea e i rischi che corre l’Ue di fronte a una possibile trattativa al ribasso con Washington.
Come si spiega la posizione della Francia molto più dura nei negoziati con Washington?
«Si tratta di una fermezza piuttosto astratta. Emmanuel Macron non ha mobilitato il suo peso politico per spingere la Commissione verso una linea negoziale più offensiva. Ha parlato dell’attivazione del meccanismo anti-coercizione, ma non ha cercato di costruire una maggioranza qualificata per richiederne l’attivazione».
Quindi, secondo lei, la fermezza francese è solo nelle dichiarazioni?
«Esattamente. La Francia dà l’impressione di avere una linea dura, specialmente rispetto all’Italia o alla Germania, ma in realtà non porta avanti questa linea in modo concreto. Macron vuole preservare il rapporto con Donald Trump e mantenere l’unità transatlantica, soprattutto a causa della guerra in Ucraina».
La Commissione europea ha sbagliato qualcosa nei negoziati?
«È troppo passiva. Fin dall’inizio sarebbe stato necessario non solo rispondere con dazi doganali, ma anche attivare subito il meccanismo anti-coercizione e adottare misure di ritorsione nel settore dei servizi digitali. Invece si continua a protestare, sperando che gli americani cedano. La verità è che gli Stati Uniti stanno cercando di proporre all’Ue un accordo peggiore di quello offerto al Regno Unito».
L’Ue dovrebbe puntare allo stesso accordo che ha ottenuto Londra?
«L’accordo con il Regno Unito include tre punti: dazi doganali al 10%, un tetto limitato all’esportazione di veicoli, e l’accettazione, da parte dei britannici, di clausole sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento volute dagli Usa. In pratica, l’esclusione della Cina dalla supply chain. Se l’Ue accetta un accordo con dazi al 20%, condizioni simili sull’automotive e le stesse misure di sicurezza, allora sarà chiaramente un accordo meno favorevole».
Il rischio per lei è che l’Ue accetti dazi al 20%?
«Esattamente. E sarebbe peggio dell’accordo britannico con dazi al 10%. Inoltre, l’Ue esporta molti più prodotti farmaceutici e acciaio del Regno Unito, quindi subirebbe un impatto maggiore. Stiamo scivolando verso una situazione peggiore di quella del Regno Unito, e bisogna assolutamente reagire».
C’è chi sostiene che Trump bluffa, e alla fine torna sempre indietro.
«È un’illusione. Trump rientra solo da posizioni estreme per poi imporre comunque soluzioni più dure di quelle precedenti. E oggi i segnali sono chiari: sta irrigidendo le sue posizioni. La Commissione è troppo attendista e troppo fiduciosa nel fatto che si possa facilmente trovare un accordo con gli americani. Finora questa speranza non ha trovato riscontri concreti».